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VARIE

ULTIMA ORA

 


(16/06/2022)

Dopo le ennesime falsità sparate dal solito Tozzi su RAI 3 approfittando della trasmissione "Sapiens", sicuramente bene ha fatto la Cabina di Regia a prendere posizione denunciando, ancora una volta, la situazione, ma per l'ANUUMigratoristi questo non basta.
Il Presidente Marco Castellani ha dichiarato: "Anche se non ne condividevo totalmente i contenuti perchè per me troppo debole, ho sottoscritto la lettera inviata dalla Cabina di Regia ai responsabili RAI solo per mantenere l'immagine unitaria dell'iniziativa, ma a mio avviso occorreva agire diversamente. Avevo infatti suggerito alla Cabina di Regia di dare subito unitariamente mandato a dei legali per agire contro tutti i responsabili e di scrivere ai responsabili RAI non solo lamentandosi di una situazione che purtroppo continua a ripetersi, ma anche finalmente avvisandoli dell'avvio delle necessarie azioni legali".
Castellani ha aggiunto: "E' inutile continuare a chiedere rispetto delle regole a chi non ci vuol proprio sentire, come è inutile continuare a minacciare azioni legali senza mai assumerle. Semplici prese di posizione, già più volte sperimentate, sono destinate a lasciare il tempo che trovano senza adeguatamente tutelare la caccia e i cacciatori italiani. Per questo l'ANUUMigratoristi attiverà in autonomia una mirata azione legale, naturalmente pronta a condividerla con quanti vorranno cambiare idea e passare dalle parole ai fatti ".
 
ANUUMigratoristi Stampa

La Cabina di regia Unitaria del Mondo Venatorio scrive alla RAI
(15/06/2022)

DEMOLITION MAN E I NUOVI FANATISMI


(27/04/2022)

Quanti rammentano il film di fantascienza Demolition Man? Uscito nel 1993, diretto dal milanese-canadese Marco Brambilla, con un cast stellare del quale ricordiamo i protagonisti Sylvester Stallone, Wesley Snipes e Sandra Bullock, il film viene mandato periodicamente in onda in TV, l’ultima volta di recente. La storia è ambientata in una Los Angeles del futuro (oggi) prossimo, cioè il 2032, nel quale è stata ribattezzata San Angeles e la cui collettività è come pacificata in una piatta omogeneità, che ha escluso il crimine, la delinquenza e le armi, ma anche le emozioni forti, il contatto fisico tra persone, le espressioni linguistiche più colorite, le manifestazioni soggettive. In sostanza, se da un lato nessuno più muore assassinato e se i “crimini” (subito puniti con una multa da una specie di “grande fratello” elettronico) sono ridotti a qualche parolaccia in pubblico, dall’altro lato tutti si comportano all’insegna di un totale conformismo, senza idee e “deviazioni” e, in sostanza, libertà individuale. Il traumatico scossone, arriverà da un pluriomicida (Snipes), rinchiuso in congelamento correttivo in un crio-penitenziario nel 1996 e risvegliato anzitempo per motivi oscuri, svelati solo nel corso del film. A combatterlo verrà chiamato il solo in grado di opporsi, cioè un eroico agente della Polizia di Los Angeles (Stallone), anch’egli ibernato nel 1996 per la morte di un gruppo di civili da lui involontariamente provocata proprio nell’arresto del suo avversario, col quale ora si ritroverà faccia a faccia nello scontro finale. E qui ci fermiamo nella recensione cinematografica. Qual è lo spunto, vi domanderete? Lo spunto sta nel grigiore in cui si muovono i personaggi: una società anonima, monotona e livellata, dove è stato soffocato ciò che contraddistingue l’essere umano, ovvero la molteplicità individuale, sia nelle emozioni, che negli atteggiamenti esteriori e nelle attività e, ciò che è più grave, nel pensiero. Una specie di “santone pacificatore” in versione futurista, il dottor Cocteau, governa tutto e tutti con apparente, bonario paternalismo, ma in realtà con spietatezza contro ogni minimo accenno di ribellione. Ebbene, a noi pare che oggi si respiri aria malsana che sospinga in quella direzione. Le montanti ideologie post-moderne (fortunatamente non possiamo definirle post-apocalittiche, non sinora…) che vanno incuneandosi nella nostra società occidentale – animalismo, antispecismo, veganesimo e affini – sono tutt’altro che rassicuranti: ma soprattutto preoccupa che possano contare sul divario sempre più profondo tra società urbana e resto del mondo, che facilita l’attecchimento di questi “nuovi verbi”. Chi infatti non ha la minima idea dell’odore dell’humus bagnato nel bosco, del fetore della carcassa di un animale abbandonata al sole, della potenza della tramontana furiosa che spazza i versanti di una montagna, dei danni di una grandinata estiva su un campo coltivato, della naturale indifferenza di una cornacchia che uccide a beccate un leprotto, come potrà resistere agli allettamenti delle nuove, false religioni che promettono pace, dolcezza e idillio fra umani, natura, animali, all’insegna del più mendace “vogliamoci bene”? Religioni per le quali ci sono solo i cuccioli pucciosi e morbidi, i carnivori che uccidono con garbo e delicatezza, gli ungulati che hanno ragione loro perché siamo stati noi a invadere il loro habitat, la natura che è sempre e solo madre, giammai matrigna, mentre il genere umano è indiscutibilmente il virus del pianeta cui si può augurare solo l’estinzione. La pancia piena e gli agi che la società occidentale ha raggiunto da decenni – dei quali, per carità, siamo ben lieti perché riguardano tutti noi – ci hanno progressivamente allontanati da ciò che sta alla base della piramide. Viviamo in un modo di intermediari, nel quale la grande maggioranza delle persone beneficia del prodotto finale e non è più consapevole della sua provenienza e dell’attività che lo ha creato. Il frumento sta nella pasta e nemmeno sappiamo più distinguerne i chicchi, la carne è incellofanata in pezzi spersonalizzati dei quali si fatica a individuare l’animale di provenienza, le verdure sono tutte lucide e senza un briciolo di terra, tanto che sembrano calate dal cielo, il latte riposa ben confezionato nei tetrapak e nelle bottiglie come se si formasse lì dentro. E via dicendo. Tutto ciò significa che siamo una collettività ben organizzata, che moltiplicando i ruoli si moltiplicano i posti di lavoro, che c’è posto per tutti a seconda della specifica mansione? Vero (o quasi). Tuttavia, l’oblio non si può giustificare, né si può giustificare questa arrendevolezza verso quelli che Bacone avrebbe definito idoli: un’idolatria i cui profeti assomigliano sempre più a sinistri e inquietanti fanatici del pensiero unico, piuttosto che a pacifici predicatori come vanno pubblicamente mostrandosi. A proposito, dimenticavamo di dire che in Demolition Man, comunque, non era tutto effettivamente sotto controllo: c’erano dei ribelli, persone che non si erano assoggettate all’omologazione e a uno standard di vita imposto per tutti, rifugiatesi nelle fogne e in gallerie nel sottosuolo. Luoghi sotterranei dai quali ogni tanto costoro uscivano, colpendo con brevi scorrerie incruente per poi farvi ritorno con un po' di bottino. Irriducibili ricercati dalla polizia per una forzata rieducazione o, addirittura, per essere fisicamente eliminati. Questi “renitenti” tuttavia, al termine della pellicola, ottenuta la promessa di un mondo più libero, tornano definitivamente alla vita in superficie. Ecco, la morale è che noi cacciatori, pescatori, agricoltori, allevatori e molti altri che ci sporchiamo le mani nella terra e che conosciamo il sangue, non vorremmo diventare come quei ribelli nascosti sotto, ma rimanere alla piena luce del sole, praticando le nostre attività e vivendo le nostre vite come più ci aggrada, sempre naturalmente nel rispetto delle leggi, di una civile convivenza e di quelle stesse ricchezze della natura di cui fruiamo. La Storia occidentale ha già patito sufficienti fanatismi, per aver voglia di sperimentarne di nuovi. O, almeno, vogliamo sperarlo… (Palumbus)

UN MANUALE PER LA MISURAZIONE E VALUTAZIONE DEI TROFEI

(01/04/2022)

La Delegazione italiana del Consiglio Internazionale della Caccia e della Salvaguardia dell’Ambiente ha pubblicato un manuale dove si descrive la misurazione dei trofei venatori e la determinazione del loro punteggio. L’opera, curata da due grandi esperti, Nicolò Amosso ed Enzo Berzieri, ha avuto una supervisione da Fritz Heje Hansen, Szečko Žerjav e Tony Dalby Welsh ed è stata presentata dal Presidente del CIC George Aman e da Lauro Vigna Presidente della Commissione Grand Gibier. Amosso è un imprenditore biellese, cacciatore di montagna e selezionatore; Berzieri è un dirigente d’azienda parmigiano, anch’egli amante della caccia di selezione. Il volume è veramente importante, perché dà dei criteri precisi su come i trofei di caccia vadano misurati e classificati, con serio rigore scientifico. Specie per specie, i due autori insegnano come i trofei vadano esaminati, controllati, misurati, descritti e come vadano esclusi quelli non presentabili. Parliamo del cervo, del capriolo, del daino, dello stambecco, del camoscio, del muflone e del cinghiale. Gli autori guidano i valutatori con disegni e fotografie, in modo che si possa giungere a determinare il punteggio del trofeo. Ogni specie viene presentata dalla foto di un trofeo medaglia d’oro. La trofeistica è un mondo meraviglioso e raccomandiamo a tutti di andare a vedere le mostre che il CIC organizza. Inoltre, parlando di trofei, si affrontano i temi di una corretta gestione dell’ambiente. Un merito speciale va alla Beretta che ha finanziato la pubblicazione di questo importante libro. (Guida pratica al Manuale CIC per la misurazione e la valutazione dei trofei di caccia di Nicolò Amosso ed Enzo Berzieri - pagg. 104, riccamente illustrato). 
 

LA PSA: CONOSCERLA PER COMBATTERLA

(01/04/2022)


La peste suina africana (PSA) è una malattia virale dei suini e dei cinghiali per la quale non esistono vaccini né cure. La presenza della malattia in un territorio, sia nel cinghiale che nel suino allevato, ha conseguenze economi­che devastanti a causa delle restrizioni commerciali imposte dall’Unione Europea. I ceppi virali più aggressivi, come quello circolante in Europa dal 2013 (Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria, Germania e Belgio), sono generalmente letali per i suidi. Il virus è estremamente resistente e mantiene a lungo la propria infettività: fino a tre mesi in ambiente esterno e per diversi mesi nelle carni, sia lavorate come gli insaccati e i salumi in genere, che abbandonate sul territorio, cioè le carcasse di animali morti o loro parti. È molto importante chiarire che non si tratta di una zoonosi, ovvero di una malattia trasmissibile dagli animali all’uomo, come lo è invece, ad esempio, l’influenza aviaria. In sostanza, quindi, gli impatti provocati dalla PSA sono più di natura economica per il possibile azzeramento della filiera suinicola dei paesi colpiti, che di altro genere. Vi è infatti il divieto di commercializzazione internaziona­le di animali e prodotti a base di carne e limitazioni sussistono anche a livello nazionale e comunitario, oltre all’obbligo di abbattere tutti i suini degli allevamenti nei quali venisse malauguratamente rinvenuto anche un solo animale malato. A ruota, seguono gli innegabili impatti sull’attività venatoria, poiché le popolazioni di cinghiali possono diminuire in modo significativo o addirittura scomparire e la caccia può comunque essere limitata o addirittura vietata nelle aree infette o a rischio di infezione. Di quest’ultima conseguenza, abbiamo già avuto prova con l’ordinanza congiunta del Ministro della Salute e di quello delle Politiche Agricole nello scorso gennaio, con l’individuazione e perimetrazione dell’area infetta tra sud Piemonte (Alessandria) e Liguria (Genova e Savona), nonché con i decreti e ordinanze di limitazione alla caccia e ad altre attività adottati dalle limitrofe Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna. Ricordiamo infatti che gli stessi Ministeri hanno disposto l’istituzione, da parte delle Regioni, di una fascia buffer di 10 km di profondità lungo il perimetro dell’area infetta, dentro la quale adottare misure stringenti. Abbiamo letto un po' dappertutto di lamentele e proteste rispetto a determinate disposizioni di divieto assunte dalle Regioni. La reazione di sconcerto e magari di irritazione e protesta è comprensibile, ma poco giustificabile. È infatti opportuno sapere che la trasmissione del virus può avvenire sia per contatto diretto tra animali (suini o cinghiali) infetti (morti o malati) e animali sani, oppure per via indiretta attraverso le seguenti modalità:
• l’uomo, se venuto a contatto con animali o carcas­se infette;
• indumenti, veicoli, attrezzature venute a contatto con il virus o qualsiasi materiale contaminato dal virus;
• carne (suina o di cinghiale) e prodotti derivati infetti, qualora siano dati come alimento, anche in modo occasionale e/o involontario, ai cinghiali o maiali. Risultano particolarmente a rischio le carni o pro­dotti a base di carne di origine sconosciuta e i rifiuti di cucina o le frattaglie di animali cacciati non corret­tamente smaltite.
Persino i cani – e quelli da caccia percorrono le più ampie distanze fra tutti – possono portare altrove il virus, venendovi a contatto anche solo con le zampe. Dal mancato rispetto delle misure di sicurezza, al dramma per l’economia nazionale, il passo rischia di essere brevissimo. Frattanto, nel momento in cui scriviamo (metà febbraio, ndr) le carcasse o loro parti di cinghiali infetti rinvenute in natura sono andate aumentando, soprattutto in Liguria, dopo la prima risalente al 7 gennaio scorso. Attività di monitoraggio passivo, cioè di ricerca, organizzate da diversi ATC sia in alcune province del Piemonte che in provincia di Pavia, a oggi hanno dato esito negativo, ovvero di assenza del virus dai reperti recuperati nel fitto dei boschi e delle macchie. Non così purtroppo altrove, come dicevamo poc’anzi. Il ruolo del cacciatore è pertanto molto importante, in quanto frequentatore esperto del territorio e si sviluppa attraverso la segnalazione di tutti i rinvenimenti di cinghiali morti alle autorità competenti (Polizia Provinciale e autorità sanitarie). Tale segnalazione permette il suc­cessivo, immediato conferimento delle carcasse ad una delle sedi territoriali dell’Istituto Zooprofilattico, per le analisi del caso. Deve altresì segnalare la presenza di cinghiali con comportamenti anomali. Si rimane invece in attesa di ulteriori indicazioni da parte dei competenti Ministeri, sull’avvio di attività incisive, come l’abbattimento di tutti i cinghiali almeno nella zona infetta e nel buffer di 10 km, che purtroppo stentano ad arrivare. Lentezza studiata o involontaria non lo sappiamo, mentre sappiamo benissimo come, per ogni giorno di ritardo, monti la marea animalista che ha già chiesto, ad esempio, la “salvezza dallo sterminio” dei cinghiali del Bisagno – torrente che sfocia in mare dentro l’area urbana di Genova – o che ha addirittura portato il Comune di Roma a “valutare” l’istituzione del garante dei cinghiali! La follia umana non conosce limiti, ma il virus nemmeno e non è affatto garantito che si riuscirà ad arrestarne la corsa. Speriamo che, nei tempi intercorrenti fra stesura e pubblicazione del presente articolo, la situazione sarà stata sbloccata e gli interventi si saranno moltiplicati: chi potrebbe resistere alla disperazione di non poter più mangiare pane e salame prodotto in Italia? (Palumbus)
 
 

FIERE E SAGRE: DOVE ERAVAMO RIMASTI

(01/04/2022)

Dopo il timido risveglio dello scorso anno, comunque positivo per cercar di chiudere la parentesi del lockdown, questa annata vede il ritorno di tante manifestazioni, fiere e sagre, che finalmente possano farci ritrovare ancora tutti assieme, nel pieno rispetto delle regole, alle gare canore in calendario e alle fiere espositive.
È un ritorno un po’ particolare quello che abbiamo preparato. Un calendario di appuntamenti, che a tutti gli effetti riprende quel filo che si era interrotto, come voleva chi ha lavorato alla sua preparazione, spinto dal desiderio di recuperare il tempo del quale la pandemia ci ha privato. Rinsaldare vecchie amicizie dopo i tanti mesi di lontananza, stimolare lo spirito competitivo di ciascuno di noi, riscoprire la voglia di stare assieme. Tra di noi, confraternita di cultori dell’ornitologia e dell’arte venatoria, convinti da sempre della bravura dei nostri piccoli artisti, eppure pronti a cogliere negli occhi di chi, per curiosità, assiste alle nostre competizioni canore, quella luce d’interesse che ci contraddistingue. A tutti noi succede in questi momenti, mentre riprendiamo a pianificare e a prepararci nuovamente alle tanto agognate manifestazioni, quasi fosse un qualcosa che venga da un lontano passato. Purtroppo, questa pandemia ha scavato un solco forse incolmabile tra il mondo di prima e l’odierno: colori, suoni, risate e discussioni del pre-pandemia ci assalgono e tendiamo a mitizzare o almeno ad esagerarne i contorni, scivolando con facilità nel sentimentalismo. Questo lo sappiamo, ma in fondo che importa? Se non fosse, fingiamo lo stesso che tutto sia come nel ricordo. Ora sappiamo, o meglio ricordiamo tutto, ogni volta che ci prepariamo a una nuova gara e pianifichiamo il lavoro che ci attende. Quando ascoltiamo con l’orecchio del bravo allevatore che sa riconoscere quanto un nostro campione abbia saputo migliorare il suo canto, che sa giudicare con spirito critico e, perché no, l’evoluzione artistica del nostro tordo, del nostro merlo o cardellino, facciamolo con lo stesso entusiasmo di due anni fa; magari supportandoci con consigli e argomenti da trattare, perché il patrimonio di conoscenze di ciascuno non vada sprecato. E così a quanti incontreremo, a quelli che ci sostengono con la loro calorosa, curiosa presenza alle nostre manifestazioni e ai cacciatori, con i quali ci accomuna la passione per la natura, l’aria aperta e gli sport venatori, diamo appuntamento alla fiera di Gussago (BS) il 16 luglio, a Casnigo (BG) il 28 agosto, passando da Pian del Tivano (CO) e Pergine in Val Sugana (TN), fino ad arrivare il 3 e 4 settembre a Sacile (PN)per il memorial Giovanni Bana, gara di chioccolo e la domenica con la Sagra dei Osei, e tutte le altre che ci accompagneranno fino alla nuova stagione venatoria. E frattanto, l’11 giugno, vicino a Marsiglia, sarà stato nuovamente celebrato il Concorso europeo di chioccolo dell’AECT, dopo due anni di silenzio. Tutto insomma riparte con lo stesso entusiasmo che noi ci auguriamo sappiate cogliere, malgrado le inevitabili imperfezioni tecniche alle quali ogni neofita va incontro, riprendendo da dove eravamo rimasti. (Massimo Zanardelli)
 

LA CACCIA SI FA SEMPRE PIÙ SICURA

(02/02/2022)

Una ricerca dell’Università di Urbino conferma il trend di graduale calo di decessi e feriti nell’ambito dell’attività venatoria anche per il 2021
 
 
Roma, 1° febbraio 2022 – Le associazioni venatorie riconosciute (Federazione Italiana della Caccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, Enalcaccia, Arcicaccia, AnuuMigratoristi, Italcaccia) e il CNCN (Comitato nazionale caccia e natura) hanno accolto positivamente la pubblicazione dei dati della ricerca annuale che l’Università di Urbino svolge sugli incidenti che si registrano durante l’attività venatoria: il 2021, infatti, conferma il trend di graduale calo di tutti gli indicatori, sia decessi che feriti, che si osserva ormai da parecchi anni.
 
Entrando nel dettaglio, il numero dei decessi, filtrato degli episodi legati a malori, cadute o atti intenzionali o illeciti, è passato da 18 nel 2017, a 15 nel 2019 e a 13 nel 2021. Analogamente, anche il numero di feriti si è ridotto da 63 nel 2017, a 60 nel 2019 e a 54 nel 2021. Come è facile comprendere, i dati del 2020, leggermente più bassi di quelli dello scorso anno, non sono significativi al fine di una valutazione tendenziale, perché la stagione venatoria era stata influenzata dalle restrizioni legate alla pandemia, che ne avevano ridotto la durata. Positivo invece anche il fatto che nessun decesso ha visto coinvolte persone estranee all’attività di caccia.
 
Questi risultati sono merito dell’impegno di tutti i cacciatori italiani, che dimostrano di sapere interpretare sempre meglio quel ruolo di cacciatore responsabile nei confronti del territorio e della comunità, che è al cuore dell’attività venatoria moderna. Un impegno che parte naturalmente dall’attenzione agli aspetti legati alla sicurezza sia per la caccia individuale sia, soprattutto, per quella in forma collettiva.
 
Il report dell’Università di Urbino conferma inoltre, ancora una volta, che la caccia è una delle attività più sicure fra quelle praticate all’aperto, anche se le associazioni del mondo venatorio non possono - e non vogliono – accontentarsi di questi risultati, anche se positivi.
 
Sebbene il trend degli incidenti sia in calo, è chiaro infatti che l’obiettivo deve rimanere quello di puntare a “zero decessi” e “zero infortuni”, facendo della caccia un’attività sempre più sicura. In questo senso continua e si rafforza l’impegno delle associazioni venatorie riconosciute e del CNCN nel formare, informare e sensibilizzare tutti coloro che si dedicano alla caccia, al fine di mantenere alta l’attenzione sull’importanza di adottare comportamenti prudenti, non soltanto durante l’esercizio della pratica venatoria, ma anche nelle fasi preparatorie, allo scopo garantire la massima tutela dell’incolumità propria e altrui.
 
 
Associazioni scriventi:
 
Federcaccia, Enalcaccia, AnuuMigratoristi, Arcicaccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, Italcaccia, CNCN (Comitato Nazionale Caccia Natura).
 

UNO SPECIALE DEDICATO ALL’AVVOCATO GIOVANNI BANA
(14/07/2020)

È stata edita dalla Sereno S.r.l. di Milano una pubblicazione speciale sul compianto avvocato Giovanni Bana, il nostro storico Presidente onorario che ci ha lasciato il 20 marzo di questo terribile 2020 per colpa del subdolo nemico Covid-19. Grazie al contributo di amici, collaboratori, colleghi, familiari, sono state raccolte riflessioni, narrazioni, ricordi, messaggi di cordoglio, tutti a testimoniare la stima, l’ammirazione e l’affetto per uno straordinario uomo che indiscutibilmente ha fatto la storia. Nelle

trentasei pagine dello speciale dal titolo “GIOVANNI BANA, UNA VITA PER LA CACCIA IN ITALIA E IN EUROPA”
numerose immagini raccolte durante gli anni della sua incredibile storia corredano puntualmente i testi in memoria di un cacciatore, di un avvocato, di una persona dalle doti eccezionali che non si fermava mai dinnanzi a nulla. Un guerriero che ha lottato fino all’ultimo per i suoi ideali e per la sua amata caccia, senza mai arrendersi e incarnierando molti risultati. Abbiamo voluto conferirgli questo tributo perché il suo lavoro e il suo esempio non vadano dimenticati e possano servire da spunto propulsore per chi ha in mano il futuro dei cittadini-cacciatori italiani. La speciale pubblicazione può essere scaricata in formato elettronico dal link https://www.anuu.org/public/ckeditor/data/Speciale_Giovana-Bana.pdf
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