Cari Amici,
Leggo sui quotidiani che la battaglia contro la gestione faunistica e la caccia portata dal nuovo e moderno aggiornamento della legge 157/1992 con il DDL 1552 ha scatenato un putiferio a livello politico e non solo.
Ma la cosa che mi ha più impressionato sono il milione (1.000.000) di emendamenti che una parte politica e le fazioni ostili e contrarie alla caccia e alla gestione faunistica moderna, hanno predisposto per contrastare e rallentare l’iter parlamentare per la approvazione di questa giusta legge.
Il pensare che queste organizzazioni abbiamo dedicato moltissimo tempo ed energie per formulare un così sproporzionato numero di emendamenti mi ha portato ad alcune considerazioni.
Innanzitutto, con l’ormai diffuso uso dell’intelligenza artificiale si possono ottenere risposte e formulazione quesiti in brevissimo tempo, ma, anche non prendendo in considerazione questo aspetto, questo denota una macchina organizzativa ben preparata ed organizzata sia dal punto legislativo che normativo, dove sono stati sicuramente coinvolti esperti e professionisti. Un immane sforzo e lavoro di preparazione e predisposizione dei dossier da sottoporre alla commissione di valutazione e approvazione alla Camera dei deputati.
Cosa fanno le associazioni venatorie per contrastare questo attacco così serrato e martellante nei propri confronti. Sicuramente sono stati messi in atto tutti gli strumenti giuridici e normativi a disposizione per smascherare questi attacchi insensati, ma, a me piace piuttosto pensare che alla risposta di un milione di emendamenti fatti dalle fazioni contrarie, noi possiamo tranquillamente rispondere con un “MILIONE DI ORE” che le organizzazioni venatorie dedicano ogni anno nelle innumerevoli attività su tutto il territorio nazionale e nel sociale.
Pulizia dei sentieri e delle zone umide, ripristino di sorgive fonti e pozze a favore della fauna selvatica, feste e manifestazioni dove il cui ricavato viene devoluto ad enti bisognosi, organizzazione di eventi per far conoscere e valorizzare il nostro territorio, giornate del verde pulito in collaborazione con altre organizzazioni di volontariato, contrasto al degrado e all’inquinamento ambientale, sentinelle per combattere le epidemie sanitarie vedi PSA e Influenza Aviaria, contenimento delle specie invasive.. solo per citarne alcune.
Non sanno, coloro che stanno sudando le classiche “sette camicie” per inventarsi il milione di emendamenti, che noi preferiamo invece sudare per il bene del nostro territorio, non sanno quanto fa piacere sentire il sincero grazie di escursionisti e cittadini incontrati durante le nostre attività a favore dell’ambiente, e che dire del ringraziamento di persone e bambini bisognosi ricevuto durante le nostre attività a loro sostegno, è per noi un orgoglio sentirselo dire, sempre fatto con uno spirito altruista.
È giunto ora il momento che, insieme, tutte le associazioni venatorie inizino a collaborare e condividere queste iniziative creando uno strumento adeguato di raccolta ed elaborazione, per portarle a conoscenza dell’opinione pubblica in maniera concreta. Pensare di creare un dossier dettagliato da consegnare poi alle istituzioni e le autorità che certifichino il vero valore del mondo venatorio e del suo operato.
Solo così potremo fare leva e valorizzare la caccia il cacciatore moderno, quale sentinella e paladino di tutto il territorio nazionale.
Ferdinando Ranzanici
ANUU Migratoristi per la conservazione dell’Ambiente
Specie elusiva, enigmatica, misteriosa ma affascinante, il Succiacapre (Caprimulgus europaeus) è tra i più originali uccelli del Paleartico occidentale. É un migratore transahariano che arriva dalle nostre parti per nidificare ed è un instancabile cacciatore di insetti, oltre che un abile volatore. Vive invisibile ai nostri occhi grazie alle sue abitudini crepuscolari e ha un piumaggio mimetico che lo rende maestro dell'occultamento. La monografia qui presentata è la prima in lingua italiana dedicata a questa specie e non poteva che realizzarla Marco Mastrorilli, profondo conoscitore, ricercatore e ornitologo, che da più di un trentennio dedica il suo tempo allo studio, oltre che ai rapaci notturni, di questa specie. L'autore accompagna il lettore alla scoperta del mondo affascinante del Succiacapre svelandone la biologia, il comportamento, l'ecologia e le strategie di sopravvivenza. Il volume è composto da molte pagine ricche di una grafica curata, con contenuti rigorosi ma di facile e chiara lettura accompagnati da una ricca iconografia che rende quest'opera adatta ad appassionati, ornitologi, birdwatchers e inanellatori. Una guida indispensabile per tutti coloro che vogliono approfondire la conoscenza di questa affascinante specie ornitica appartenente all'avifauna europea. Il Succiacapre (Marco Mastrorilli, Indipendently Published, pagg. 280, foto e tavole a colori) può essere richiesto attraverso il sito web www.mastrorilli.it oppure scrivendo una mail gufotube@gmail.com.
W.S.
La storia della Brianza attraverso il lavoro. L’autore, sindacalista da un ventennio, racconta i momenti storici e decisivi tra documenti del tempo e foto d'epoca. Dal racconto della nascita delle prime fabbriche, ai diritti conquistati e alle dinamiche legate al mondo del lavoro che hanno lasciato una traccia indelebile nell'aspetto storico e sociale del nostro paese. Il libro è ricco di foto che raffigurano atti storici. Si parla dei boom economici aziendali, delle crisi e dei grandi crolli. Il lavoro bibliografico riporta molte notizie ma, soprattutto, è formativo oltre che informativo. Sapere per capire attraverso un'analisi dettagliata di chi è ed è stato il sindacato in Brianza sfatando quei luoghi comuni che vengono proclamati senza conoscenza sull'istituzione centenaria dello stesso. Il libro, autoprodotto su Amazon, restituisce al lettore antichi documenti che ripercorrono il mondo del lavoro in Monza e Brianza sin dal 1800. Si scoprono realtà e personaggi che con le loro lotte e sacrifici, in nome della democrazia, hanno trasformato la società. Si parte dalla nascita della Camera del lavoro nel 1893, attraversando il crudo periodo della Resistenza sino ad arrivare alle grandi crisi aziendali del 2000 e al periodo del Covid del secondo decennio del nuovo millennio. C’è veramente molto, sia per coloro che vogliono documentarsi, che per il piacere di conoscere personaggi importanti oppure solamente per il piacere di leggere situazioni che hanno fatto parte della storia brianzola. Il volume si conclude con una riflessione importante alla luce delle numerose crisi che nel territorio si stanno affrontando e lo stanno cambiando e con una domanda la cui risposta non deve tardare per il bene della collettività. Una lunga storia, il lavoro in movimento, Monza e Brianza (a cura di Matteo Casiraghi, pagg. 370). Buona lettura!
(Walter Sassi)
Questo saggio è un'opera originale e coinvolgente che svela l'intreccio sociale e naturale tra uomo e rapaci notturni. È un testo multiforme, diverso dai volumi naturalistici dove il Gufo è protagonista nella letteratura, nell'arte, nella musica, nella storia, nella mitologia, nella filosofia, nell'architettura e nella geografia. Leggendolo si scoprono significati reali e simbolici attribuiti a questi animali nel corso del tempo. Termini, sinonimi e superstizioni sono attribuiti a radici sociali e culturali profonde radicate nella storia. I luoghi comuni sono scardinati e vengono alla luce le vere teorie legate al rapporto che l'uomo ha sempre avuto con questi leggendari uccelli notturni. Gli autori così svelano che dietro ogni credenza si cela un fondamento naturale e dietro ogni mito una funzione ecologica da rispettare. La lettura è vivace e scorrevole. Sfogliandolo ci si appassiona grazie alla mole di notizie, aneddoti e brevi focus. Il libro è un invito ad osservare con nuovi occhi ciò che spesso viene frainteso restituendo ai Gufi ed alle Civette il posto che meritano nell'immaginario collettivo con una coscienza ancor più protettiva. La pubblicazione Vietato Gufare (M. Mastrorilli e S. Montanino, pagg. 426 con immagini in b/n) è disponibile su Amazon oppure si può richiedere consultando il sito web www.mastrorilli.it (W.S.)
Le recenti vicende della “mamma cornacchia” di Pordenone e degli ibis sacri di Novara, ci hanno fatto molto riflettere. La prima, poiché attaccava in picchiata i passanti nei pressi dell’albero sul quale aveva posto il nido allo scopo di difenderlo da possibili pericoli, era stata fatta oggetto di ordinanza di abbattimento da parte del Sindaco, poi sospesa dal TAR Friuli su istanza cautelare avanzata da associazioni animaliste locali. I secondi, insediatisi in folta colonia nidificante in un parco cittadino con grave nocumento per gli alberi secolari occupati e disagio per la salute pubblica causa guano, erano finiti sotto il tiro degli operatori volontari nei campi di foraggiamento attorno alla città e al centro delle “attenzioni” degli incaricati comunali che buttavano fuori dai nidi pulli e uova. La vicenda friulana, in verità ci è parsa persino tragicomica: come un solo volatile avrebbe potuto terrorizzare una città intera? Quella novarese, invece, è sembrata questione assai più seria, in particolare per il problema dell’igiene pubblica, trattandosi di un nucleo riproduttivo composto da svariate decine di esemplari. Al di là di tutto, però, ciò che ci ha maggiormente stupiti è stata la pletora di associazioni e di singoli cittadini letteralmente insorti, prendendo le difese verbali di cornacchia e ibis, nel primo caso giungendo persino ad adire formalmente la giustizia amministrativa (nel secondo, al momento in cui scriviamo, ciò non è ancora avvenuto). Siamo rimasti sconcertati e perplessi per il linguaggio utilizzato, per l’emotività dispensata all’ingrosso, per la totale ignoranza delle norme che permettono il controllo della fauna selvatica, il quale nel caso di ibis diventa eradicazione ai sensi dei Regolamenti unionali, della legge 157/92 e del Piano di gestione nazionale. I post e i commenti pubblicati sui social, soprattutto su Facebook che resta il più utilizzato, ci hanno restituito una fotografia impressionante della mentalità animalista dell’Italiano medio contemporaneo: una mentalità che a noi appare delirante, irragionevole, ingiustificabile, persino ridicola a tratti. Eppure, tutto ciò sta progressivamente intrappolando i pragmatici e competenti in un angolo, dal quale sarà assai complicato uscire. Il pericolo emarginazione è concreto e va assolutamente evitato. Le note affermazioni di principio secondo le quali la natura “si autoregola e non ha bisogno di noi” oppure che “l’uomo è il peggior cancro del pianeta”, si stanno allargando a macchia d’olio sfruttando l’ampia e immediata risonanza offerta dai social. Il rischio immediato è che le pubbliche amministrazioni si paralizzino (comprensibilmente) per evitare il can-can mediatico e le sue ricadute politiche; nel medio e lungo periodo, rischiamo così che le specie invasive e opportuniste, autoctone o alloctone che siano, trovando campo sgombro, dilaghino sempre più a discapito di tutte le altre specie e delle attività antropiche. Frattanto, però, i piani di controllo regionali proseguono e le “cornacchie di campagna” sono proprio una di quelle specie che paga il maggior tributo. Chissà mai che qualcuno suggerisca loro di trasferirsi in città, giusto per stare più tranquille … ma anche la tranquillità ha il suo prezzo. Ricordate la favola di Esopo sul topo di città e il topo di campagna? Ecco, siamo all’incirca in quella situazione. Chi vivrà, cornacchia e ibis inclusi, vedrà.
(Palumbus)
L’ennesimo attacco strumentale e privo di fondi normativi accusa l'esecutivo di sottrarre risorse a settori essenziali come la sanità per destinarle al mondo venatorio. La Cabina di Regia delle Associazioni Venatorie riconosciute assieme al CNCN ristabilisce la verità: i contributi previsti dalla legge 157/92 sono un parziale ristorno delle ingenti tasse pagate dai cacciatori stessi, erogati da sempre sotto ogni colore politico, compresi i governi a guida Movimento 5 Stelle
La Cabina di Regia delle Associazioni Venatorie nazionali riconosciute (Federcaccia, Enalcaccia, Arcicaccia, ANLC, ANUUMigratoristi, Italcaccia) e il CNCN - Comitato Nazionale Caccia e Natura, intervengono con fermezza per smentire e respingere al mittente le falsità e le polemiche demagogiche rimbalzate in questi giorni su alcune piattaforme e canali vicini ad ambienti del Movimento 5 Stelle. Le accuse secondo cui l'attuale Governo starebbe effettuando "regali" ai cacciatori togliendo risorse finanziarie a servizi essenziali per i cittadini, a partire dalla sanità pubblica, sono totalmente infondate e mosse esclusivamente da un radicato pregiudizio ideologico anticaccia, parte di una più vasta campagna che mira a influenzare l’opinione pubblica contro la discussione della riforma della legge 157/92 in corso in Parlamento.
È necessario ristabilire la realtà dei fatti normativi ed economici: i fondi erogati alle associazioni venatorie riconosciute non gravano minimamente sulle tasche dei contribuenti né sulla fiscalità generale. Si tratta, al contrario, di un parziale ristorno delle tasse di concessione governativa che i cacciatori pagano obbligatoriamente ogni anno per il rilascio e il rinnovo della licenza di porto d’armi. Si sta parlando di 5 euro a cacciatore, sul totale dei 173 della Tassa di concessione, finalizzati a questo preciso scopo. Di questi 5 euro non viene ristornato l’intero importo, ma solo il 40%. Sono ben (!) 2 euro, un caffè, che ogni cacciatore – non ogni cittadino – attraverso questo meccanismo dà alle associazioni venatorie che lo rappresentano, per svolgere compiti dei quali in molti casi dovrebbero occuparsi le pubbliche amministrazioni, con perdita di tempo e costi. In buona sostanza uno sgravio per i conti della società, non certo un aggravio.
Questo meccanismo di restituzione è esplicitamente sancito dall'Articolo 24 della Legge Quadro 157/92, in vigore da oltre trent'anni. Tale stanziamento è tecnico, vincolato e automatico, ed è stato regolarmente controfirmato ed erogato da qualsiasi esecutivo della storia repubblicana, inclusi i governi presieduti da Giuseppe Conte. Strumentalizzare oggi questa voce di bilancio come un favore politico attuale dimostra una profonda ignoranza delle leggi dello Stato o, peggio, una deliberata volontà di disinformare i cittadini.
Il mondo venatorio rappresenta un attivo netto per le casse pubbliche e per la tutela del territorio: ogni cacciatore versa annualmente centinaia di euro tra Tassa di Concessione Governativa e Tasse di Concessione Regionale, generando un gettito complessivo per lo Stato di decine di milioni di euro. A queste somme si aggiungono le quote per l'iscrizione agli Ambiti territoriali di caccia e ai Comparti Alpini (ATC e CA). Questi fondi privati vengono interamente reinvestiti per coprire i danni causati dalla fauna selvatica alle colture agricole, per effettuare opere di recupero ambientale e per finanziare la gestione faunistica a vantaggio della biodiversità.
Senza il contributo economico e il lavoro sul campo dei cacciatori, i costi dei danni all'agricoltura, degli interventi in campo faunistico e del monitoraggio del territorio ricadrebbero interamente sulla collettività e sui bilanci delle Regioni.
La Cabina di Regia invita l'opinione pubblica a riflettere su un evidente doppiopesismo: anche le associazioni ambientaliste e animaliste ricevono corposi e costanti contributi pubblici, sia statali che regionali, oltre all'accesso prioritario a ingenti bandi europei (come i progetti LIFE). Fondi che troppo spesso non si traducono in una reale gestione sul campo.
Un esempio lampante è rappresentato dalla gestione dei grandi carnivori. Per i progetti di monitoraggio e presunta gestione del lupo (come le varie fasi dei progetti transfrontalieri ed europei), sono stati stanziati e spesi negli anni complessivamente oltre 20 milioni di euro di fondi pubblici. Risorse monumentali a fronte delle quali, nei fatti, le comunità locali e gli allevatori si trovano a gestire una proliferazione fuori controllo dei predatori senza alcuna reale ed efficace gestione della specie, se non la conta dei capi – peraltro sempre ampiamente sottostimata – effettuata dai soliti “addetti ai lavori”.
Usando lo stesso metro di misura, non sono allora anche questi fondi sottratti a sanità, istruzione, welfare?
La caccia in Italia è un'attività regolata da leggi severissime, che si autosostenta e che produce attivi economici fondamentali per la salvaguardia dell'ambiente. La Cabina di Regia diffida chiunque dal continuare a diffondere dati distorti o palesemente falsi con il solo obiettivo di alimentare l'odio sociale verso una categoria di cittadini onesti, rispettosi delle regole e che contribuisce in prima persona alla fiscalità del Paese.
In occasione della prossima approvazione del DDL Caccia al Senato, la Cabina di Regia del mondo venatorio interviene punto per punto contro le ricostruzioni fuorvianti diffuse nelle ultime settimane: l’obiettivo della riforma della Legge 157/1992 è aggiornare un impianto normativo non più adeguato alla gestione attuale della fauna selvatica
Con la conclusione della discussione in Aula al Senato del Disegno di Legge di modifica della Legge n. 157/1992, la Cabina di Regia del Mondo Venatorio che comprende le associazioni venatorie nazionali riconosciute (Federcaccia, Enalcaccia, Arcicaccia, ANLC, ANUUMigratoristi, Italcaccia) e il CNCN - Comitato Nazionale Caccia e Natura, ritiene necessario intervenire alla luce della campagna di disinformazione che, negli ultimi mesi e con intensità crescente nelle ultime settimane, ha accompagnato il dibattito pubblico sul provvedimento.
Da mesi, infatti, da parte di alcune associazioni ambientaliste, animaliste e da parte alcuni esponenti del mondo politico sono state diffuse ricostruzioni errate, puramente allarmistiche e prive di fondamento, che contestano alla riforma elementi non previsti dal testo: dalla presunta apertura della caccia nei parchi e nelle città alla cancellazione del ruolo di ISPRA, dall’accusa che il provvedimento metta a rischio le specie protette alla liberalizzazione generalizzata dell’attività venatoria.
Si tratta di affermazioni false o gravemente fuorvianti, che non corrispondono a quanto inserito nel DDL e che rischiano di trasformare un confronto parlamentare su un tema complesso in una campagna ideologica fondata su paura, pregiudizi e semplificazioni.
Aggiornare una legge quadro 157/1992, approvata oltre trent’anni fa, significa infatti rimetterla nelle condizioni di funzionare all’interno del mutato contesto relativo al territorio, alla contemporanea distribuzione delle specie selvatiche, al rinnovato ruolo delle Regioni e dell’assetto delle competenze amministrative, migliorando la convivenza tra fauna, agricoltura, sicurezza, sanità animale e tutela della biodiversità.
Inoltre, la cabina di regia evidenzia che sarebbe stato sicuramente di aiuto, nel percorso di modifica normativa, avere avuto la disponibilità di un documento di valutazione sullo stato di attuazione della 157/92 per calibrare meglio gli interventi di modifica.
Alla luce di quanto sopra, la Cabina di Regia ritiene indispensabile ristabilire alcuni punti fermi:
Per la Cabina di Regia, ridurre il confronto a una contrapposizione ideologica preclude la possibilità di affrontare nel merito le questioni reali. Con tutte queste bugie e con questa disinformazione, come fanno le associazioni animaliste ed ambientaliste ad essere credibili?
Infatti, la gestione della fauna selvatica richiede dati, pianificazione, controlli, responsabilità e collaborazione tra istituzioni, mondo scientifico, territori, agricoltori, cacciatori e associazioni e non può essere affrontata attraverso slogan, allarmismi o campagne di pressione costruite sulla paura. Spiace pertanto notare come persino grandi associazioni ambientaliste si leghino in questa battaglia a personaggi, quale l’On. Brambilla, che invece di osteggiare la caccia, farebbe meglio a pensare di risolvere le questioni personali che la vedono nuovamente inquisita.
Oggi il nostro Paese necessita di una gestione faunistica moderna, scientifica e responsabile, capace di tenere insieme tutela della biodiversità, sicurezza, agricoltura, sanità animale e presidio del territorio. È su questo terreno che deve misurarsi il dibattito pubblico e politico, senza semplificazioni e senza ricostruzioni fuorvianti.
Per queste ragioni, la Cabina di Regia del Mondo Venatorio auspica che, a partire dalla discussione in Aula al Senato, il confronto torni pienamente nei luoghi istituzionali nei quali il provvedimento è oggi incardinato. La scelta di procedere attraverso un Disegno di Legge, e non mediante uno strumento d’urgenza come il Decreto Legge, conferma infine l’esistenza di uno spazio parlamentare di approfondimento, confronto e possibile aggiornamento del testo.
Senza una nuova cultura della comunicazione il mondo venatorio rischia di restare intrappolato in una narrazione vecchia, incapace di parlare alla società.
Ricordo che con mio papà tornavamo a casa dopo una bella battuta di caccia, avrò avuto dieci anni e avevo ancora nella mente i momenti di oscurità in attesa dell’alba, i rumori e i profumi della natura che piano piano si risvegliava, il tutto accompagnato da un freddo pungente prima della levata del sole. Poi i primi voli, i primi abbattimenti di mio padre con la sua doppietta e le mie corse sfrenate ed emozionate per raccogliere i capi abbattuti. Arrivati a casa, poco prima dell’ora del pranzo domenicale, per una fortuita coincidenza il televisore, rigorosamente in bianco e nero a quei tempi, era acceso nel nostro soggiorno e trasmetteva una canzone dal ritornello “… è la cartuccia che non va…è la cartuccia che non va…” cantata da una giovanissima cantante dal nome d’arte Louiselle. Eravamo nel 1968 e la canzone s’intitolava “Il cacciatore”. A quel tempo la caccia era socialmente accettata, era una normale attività come tante altre, e parlare e dire di caccia era assolutamente normale anche tra non cacciatori. Ne è passata di acqua sotto i ponti, mio papà che non c’è più e che mi ha trasmetto questa passione, oggi sarebbe stranito a sentire e leggere come è giudicata la caccia nel nostro Paese. E se qualcuno pensa che si debba dare la colpa solo agli altri: animalisti, protezionisti e media faziosi; farebbe un grande errore di valutazione, le responsabilità sono anche nostre, perché per decenni ci siamo fatti scivolare addosso accuse di ogni tipo senza reagire adeguatamente. Quando l’abbiamo fatto, l’abbiamo fatto poco e male. Abbiamo assistito spesso inerti ad un lento piano di destrutturazione dell’immagine del cacciatore, esattamente come fanno le gocce d’acqua che cadendo, giorno dopo giorno, scavano un buco nella pietra. Oggi realisticamente dobbiamo quindi affrontare una grande sfida, che è quella di scardinare certi modi di pensare e gli schemi culturali connessi che nel tempo si sono cristallizzati nell’opinione pubblica. Dobbiamo renderci conto, e prima lo facciamo meglio è, che non dobbiamo parlare solo a noi stessi, ma parlare agli altri in maniera efficace ed efficiente. Per fare questo dobbiamo parlare il linguaggio contemporaneo, e al tempo stesso utilizzare il meglio della tecnologia dell’informazione oggi presente sul mercato. Il riferimento all’Intelligenza Artificiale è puramente voluto, questa tecnologia, può piacere o no, influenzerà nei prossimi anni l’informazione, il lavoro, la democrazia e la società tutta, sottovalutare questo oggi, potrebbe essere fatale domani. La scienza ci ha insegnato che i fenomeni emergenti non si governano ignorandoli, bensì si studiano, si misurano, si monitorano e alla fine si utilizzano, facciamolo prima che altri lo facciano contro di noi, anzi qualcuno lo sta già facendo. L’evoluzione comunicativa è sempre in continuo divenire, dobbiamo stare al passo con i tempi, altrimenti il nostro linguaggio non sarà compreso. Insomma dobbiamo costruire messaggi su misura, li dobbiamo adattare e modulare studiando il profilo emotivo della platea alla quale ci rivolgiamo, esattamente come stanno facendo i nostri detrattori. L’aggressione mediatica che di recente il mondo venatorio ha subito, attraverso uno spot tv prodotto con l’intelligenza artificiale e promosso da una Fondazione dichiaratamente contro la caccia è stato probabilmente finanziato da un’azienda che produce alimenti per gatti. Ed allora mi chiedo perché noi non possiamo fare lo stesso, utilizzando gli stessi mezzi. Tante aziende che gravitano intorno al mondo della caccia potrebbero fornire le risorse necessarie, sarebbe per loro un investimento e non una spesa a fondo perduto, il presente ed il futuro della caccia riguarda anche loro. Adesso la grande sfida che abbiamo di fronte, è passare da una comunicazione analogica a quella digitale, abbandonando progressivamente strumenti di comunicazione obsoleti, che non incidono più. In un’epoca dominata dalla narrazione digitale, continuare ad affidarsi a modelli comunicativi superati significa lasciare che siano altri a definire l’immagine della caccia e finché la comunicazione venatoria continuerà a parlare il linguaggio di ieri, sarà impossibile recuperare credibilità nel mondo di oggi. Non basta difendere la caccia, bisogna saperla raccontare. La vera sfida quindi non è soltanto preservare una tradizione, ma renderla comprensibile, trasparente e credibile agli occhi di una società che comunica a velocità completamente diverse. Pertanto il nostro futuro, il futuro dell’attività venatoria, non si giocherà soltanto sul territorio, ma anche nella capacità di costruire una comunicazione moderna, autorevole e capace di riconquistare fiducia. (Giorgio Panuccio)
Tutto si potrà affermare, tranne che le due principali fiere nazionali del settore venatorio e outdoor, ossia EOS e Caccia Village, nel 2026 non abbiano ottenuto uno straordinario successo. La prima, tenutasi per la prima volta presso il quartiere Fiere di Parma, ha infranto il muro delle 40.000 presenze, mentre la seconda, ospitata come da tradizione presso il polo Umbriafiere di Bastia Umbra, ha toccato il record dei 35.000 visitatori. Una dimostrazione da parte degli appassionati di caccia, pesca e tiro di grande voglia di incontrarsi, di fare aggregazione, di condividere in amicizia i propri interessi alla ricerca di nuovi prodotti e di nuove idee. Abbiamo visto così i grandi artigiani e i brand internazionali armieri, degli accessori, della pelletteria, dell’abbigliamento, fianco a fianco gli uni degli altri, inframmezzati dagli stand delle agenzie di viaggi venatori, degli artisti animalier, della coltelleria, dell’editoria di settore e delle associazioni venatorie. L’ANUU ha partecipato con i propri spazi a entrambe le fiere, grazie all’instancabile impegno profuso dalle delegazioni locali, in particolare dai volontari dell’Emilia-Romagna e di Brescia-Verona nel primo caso e da quelli dell’Umbria nel secondo. Il Presidente Castellani e i Vicepresidenti Persona e Boschi, insieme ad altri dirigenti tra i quali menzioniamo Davide Lanzillotta, Francesco Occhiuto, Ferdinando Ranzanici e Marcello Tosca, hanno fatto gli onori di casa, ricevendo i cacciatori e i loro familiari, colloquiando con loro sulle problematiche venatorie e distribuendo materiale informativo. Non sono mancati, come d’abitudine, i workshop e dibattiti tecnici in tema di gestione faunistico-venatoria, balistica, indagini ornitologiche, gastronomia di selvaggina e le presentazioni di libri, fra cui segnaliamo il “Manuale del Gentiluomo di Campagna”, edito da Moonshot Media e scritto a sei mani da Giuliano Milana, Massimo Marracci e Matteo Brogi. Ha altresì tenuto banco il tema caldo dell’iter parlamentare di modifica della legge statale 157/92, grazie anche alla costante presenza dell’On. Francesco Bruzzone, che ha dispensato aggiornamenti e valutazioni in proposito. Di notevole interesse, in entrambi gli appuntamenti fieristici, il Museo Venatorio itinerante di Jesolo curato dall’Associazione Arca 113 Ecologico, animata dal Cav. Roberto Basso, ricchissima come di consueto di moltissimi oggetti relativi alla caccia, all’ornitologia e alla cinofilia, dai libri e quadri d’epoca, ai richiami a bocca, stampi artigianali e attrezzatura per la ricarica casalinga e mille altri oggetti di rilevante valore storico-culturale. L’Associazione ha inoltre provveduto a consegnare una targa riconoscimento ad alcune personalità del mondo venatorio che si sono particolarmente distinte nella divulgazione, nella formazione, nella promozione della cultura cinegetica, fra le quali segnaliamo il Prof. Giovanni Persona e il Dott. Massimo Marracci, ciascuno per gli ambiti di proprio interesse e competenza. Insomma, dalla scommessa per EOS della nuova location emiliana, al luogo noto e sicuro per Caccia Village, il primo semestre dell’anno in corso ha dispensato notevoli soddisfazioni agli organizzatori, agli espositori e al pubblico. Un segnale importante di vitalità e vivacità, nonostante i molti travagli della Caccia italiana. Ad maiora!
Il libro descrive le emozioni e le sensazioni che l’autore, appassionato osservatore della natura e praticante la caccia, ha raccolto lungo il corso della sua vita.
Come scrisse l’avv. Giovanni Bana quando questo libretto gli venne mostrato:
"La lettura dei concetti espressi in forma puntuale e sintetica nel simpatico volumetto Piccoli pensieri – La natura insegna di un cacciatore amante della natura e curioso osservatore del mondo che lo circonda, mi fa scrivere dell’eterno gioco del dare e avere che si vive nei boschi, nelle campagne e anche sul territorio di caccia. E così quando parla dello svasso minore, del suo lago e dello sparviere, così come del gufo reale e dell’albero dei cormorani. Sono le osservazioni che scrive sul suo taccuino e che fa poi crescere in quelle piccole note pazientemente raccolte in un’opera che rappresenta un po’ lo spirito del “pettirosso casalingo”, così descritto dinnanzi all’ingresso della casetta degli attrezzi quasi ricordando lui, l’uomo che lo ama, lo protegge e lo accompagna giorno dopo giorno nel suo girovagare, quale attento fruitore dei beni della natura. È questo lo spirito di Piccoli pensieri che l’autore, Ferdinando Ranzanici, ci regala in questo volume ricco di tante impressioni sapientemente collegate con un lungo filo che avvolge l’animo del moderno cacciatore."
Invitiamo tutti alla sua lettura.
Piccoli Pensieri – La natura insegna (Ferdinando Ranzanici, Tecnograph Editore), può essere richiesto al numero 035/19968575 oppure alla mail: info@tecnograph.me
In quest’epoca segnata da una crescente distanza tra uomo e natura, in cui il paesaggio rurale viene spesso ridotto a coreografia di transito affrettato e inconsapevole, oppure a tema di dibattito ideologico, il libro, opera di Giuliano Milana, Massimo Marracci e Matteo Brogi, si propone come una riflessione lucida e controcorrente, richiamando una figura solo apparentemente d’altri tempi: figura che unisce sapienza tecnica e sensibilità culturale, azione e riflessione, radicamento e apertura, in un tentativo concreto di restituire profondità culturale, etica e scientifica al rapporto tra l’uomo e il territorio. Non si tratta dunque di un esercizio nostalgico per resuscitare il Gentiluomo proprietario terriero d’altre epoche, ma una proposta di individuo consapevole, capace di vivere la natura con responsabilità, misura e rispetto.
Il libro nasce proprio dall’incontro tra le esperienze diverse, ma complementari, dei tre autori: la competenza naturalistica, la conoscenza della gestione faunistica, la passione per la vita all’aria aperta e la capacità di raccontare e interpretare il mondo venatorio e rurale. Si oltrepassano così le semplificazioni, nell’ambito di un discorso articolato che invita a considerare la campagna come uno spazio complesso, vivo e decisivo per il futuro.
Il Gentiluomo di campagna comprende la natura, la tutela e contribuisce attivamente al suo equilibrio, anche grazie alle conoscenze e competenze derivanti dall’attività venatoria. Usa ragionevolezza, moderazione, senso della misura, che nutre da sé, come proprio personale habitus mentale. Essere responsabili significa alimentare la consapevolezza che a ogni gesto corrisponde una conseguenza e che, dunque, agendo in modo equilibrato, tali conseguenze saranno le minori possibili.
Questo manuale in veste di saggio invita pertanto a riscoprire il valore della lentezza, della competenza, dell’etica e della responsabilità individuale. Propone un approccio che mescola in una visione equilibrata e attuale etica ed estetica, tradizione e innovazione. In definitiva, il Gentiluomo di campagna non è una figura esclusiva, ma una possibilità aperta a chiunque voglia vivere con maggiore coerenza, attenzione, stile e misura quella ruralità che rappresenta il nostro passato, ma soprattutto potrà essere il nostro avvenire.
G. Milana, M. Marracci, M. Brogi, Manuale del Gentiluomo di campagna, in collana Silvatica I, Moonshot Media Editore, 2026 – www.moonshotmedia.it