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VARIE

ULTIMA ORA

CABINA DI REGIA: COSÌ NON BASTA
(22/03/2021)


Lo scorso 17 marzo si è svolto l’ultimo incontro in videoconferenza della Cabina di Regia.
Qualche giorno prima avevo inviato a tutti i partecipanti un documento che ribadiva alcune mie preoccupazioni sul futuro della caccia in Italia e alcune proposte d’intervento per migliorare efficacia ed efficienza della Cabina di Regia e, nel contempo, tornare a stimolare l’avvio di un profondo cambiamento organizzativo nell’associazionismo venatorio italiano, riprendendo con maggiore decisione e determinazione il percorso unitario che si era già, pur timidamente, avviato.
Nel corso della riunione ho dovuto purtroppo constatare che, per l’ennesima volta, il mio appello è caduto nel vuoto e sono quindi giunto, seppur a malincuore, alla conclusione che sia perfettamente inutile continuare a spendere tempo ed energie in tal senso.
Mi dispiace molto ma devo farmene una ragione.
Nello stesso tempo, però, mi sento in pace con la coscienza perché ho sempre cercato di avanzare proposte concrete per garantire un futuro migliore all’attività venatoria nel nostro Paese e una sua giusta considerazione da parte della società e delle Istituzioni.
Spero davvero di sbagliarmi e che le mie idee e proposte siano del tutto sballate, perché così vorrebbe dire che la caccia, la mia unica, vera e grande passione, continuerà, nonostante tutto e tutti, ad avere un futuro.
Proseguirò, naturalmente, a partecipare alla Cabina di Regia cercando di offrire il contributo dell’ANUUMigratoristi sui temi che verranno portati di volta in volta in discussione.
Ecco, di seguito, la sintesi delle mie principali osservazioni e proposte per dar modo a tutti di esprimere il loro pensiero al riguardo.

Il Presidente ANUUMigratoristi
Marco Castellani


LE PRINCIPALI OSSERVAZIONI CHE HO AVANZATO:
1)   Di fronte agli attacchi e alle offese provenienti dal mondo animal-ambientalista, da uomini dei media pubblici e privati o dalle Istituzioni, la Cabina di Regia è stata sempre troppo tollerante e debole nella reazione, mentre doveva assumere una posizione più ferma e soprattutto visibile, ricorrendo anche alle vie legali.
2)   Anche sul piano della comunicazione esterna, ossia quella rivolta alle Istituzioni, alla società e ai media in generale per proporci come risorsa e parte attiva e necessaria alla collettività, l’agire della Cabina di Regia si è manifestato tardivamente, troppo timidamente e debolmente, con iniziative sporadiche pur se importanti e per certi versi innovative.
3)   L’attuale Cabina di Regia non rappresenta l’assetto organizzativo ottimale per offrire ai cacciatori italiani tutte le risposte che si attendono e garantire così un futuro alla caccia nel nostro Paese. Un semplice coordinamento non basta perché l’attuale assetto organizzativo del mondo venatorio, così diviso e frammentato in molteplici realtà riconosciute o non riconosciute, peraltro molto spesso in contrasto tra loro, indebolisce ed ostacola l’efficienza e l’efficacia delle azioni realizzate e moltiplica invece i costi sostenuti per iniziative analoghe, impedendo la realizzazione di importanti economie di scala che libererebbero risorse utili per affrontare più adeguatamente le tante sfide cui siamo chiamati.
4)   Le Associazioni venatorie non devono lottare tra loro per prolungare in modo effimero la rispettiva tenuta associativa, perché le singole Associazioni non sono “il fine” ma, al contrario, sono – o meglio – dovrebbero essere solo il mezzo, lo strumento finalizzato al raggiungimento del vero ed unico fine che consiste solo nella difesa e nella valorizzazione del ruolo della caccia e dei cacciatori nella società. E quando questo mezzo si rivela insufficiente bisogna necessariamente cambiarlo.
 
LE MIE PRINCIPALI PROPOSTE DI CAMBIAMENTO:
1)   Anche se non sempre si presentano tutti i requisiti necessari per adottare con successo certo delle iniziative legali, di fronte a evidenti falsità e scorrettezze nei messaggi comunicati si dovrebbe comunque passare dalle parole ai fatti, anche per mandare dei segnali concreti ai responsabili al fine capiscano che devono davvero smetterla di mancare di rispetto alla caccia e di abusare della posizione privilegiata di cui godono che consente loro una visibilità pubblica ai cacciatori invece sempre negata.
2)   Occorre un progetto di comunicazione articolato e continuativo nel tempo finalizzato a raggiungere i principali media nazionali, assicurando una costante ed adeguata visibilità ai messaggi del mondo venatorio, poiché solo quando riusciremo ad affermare pubblicamente l’idea che la caccia è una risorsa per il Paese potremo sperare di vedere giungere concrete risposte anche per i nostri problemi più tecnici e settoriali (calendari, deroghe, modifica della Legge n. 157/92, ecc.).
3)   Occorre una profonda riorganizzazione basata su un progetto concreto per arrivare alla costituzione di una nuova, unica, moderna e razionale Associazione venatoria in grado di combattere efficacemente i nostri veri nemici, di rapportarsi in modo autorevole con la politica e le Istituzioni, di fare più ricerca scientifica e comunicazione con i giovani e con la società, dotandosi delle professionalità necessarie, utilizzando così al meglio le risorse finanziarie disponibili.
4)   Occorre seguire nuove strategie e politiche attive incentrate prioritariamente sulle azioni necessarie per ottenere il riconoscimento della insostituibile utilità sociale della caccia sul piano ambientale, sanitario, faunistico ed economico, basando ogni nostra posizione e rivendicazione su inequivocabili ed incontrovertibili dati scientifici, presentandoci all’opinione pubblica in modo corretto e programmato con una nuova e strutturata strategia di comunicazione globale.

 






GIORNATA NAZIONALE PER LE VITTIME DEL COVID-19


(18/03/2021)

È trascorso poco più di un anno da quando le nostre vite sono state prese nella morsa del Covid-19, da quando iniziavano a giungerci le strazianti notizie della scomparsa di nostri cari, parenti e amici, colleghi e conoscenti. E tuttora ne giungono.

In questa particolare giornata, a loro dedicata, vogliamo ricordarli tutti: dirigenti, associati, simpatizzanti, amici, per quanto ci mancano, per quanto hanno fatto, per l’ottimo ricordo che hanno lasciato e per l’esempio che dobbiamo portare avanti in loro memoria.

Tra i nostri i dirigenti l’avv. Giovanni Bana è stato tra i primi ad andarsene, il 20 marzo 2020. Non basterebbero fiumi di parole per raccontare tutto ciò che ha fatto nella sua vita e per tutto ciò che ha dato al settore venatorio: ogni attimo era immancabilmente dedicato, oltre che alla sua professione legale, anche all’universo “caccia”, nella strenua difesa delle pratiche tradizionali italiane ed europee, nella battaglia per salvare gli amati roccoli, nel grande impegno per la tutela di ogni singolo cacciatore.

Per non parlare di Domenico Grandini, scomparso il 26 marzo 2020, un uomo di gran cuore, profondamente disponibile e altruista, che dedicava anima e corpo ai suoi cacciatori e al prossimo. Era sempre pronto ad aiutare.

Bisogna essere obiettivi e ammettere che la forza e il coraggio di certi personaggi non si possono trovare in tutti, poiché ognuno di noi è “unico” nelle sue peculiarità e nel suo modo di agire, ma vogliamo dire “GRAZIE” a quelle persone speciali ed irripetibili che la vita ci ha regalato e che, purtroppo, ci ha anche rubato.

Oggi, nella Giornata nazionale per le Vittime del Covid-19, e in ogni singolo giorno, in ogni singolo istante, il nostro ricordo va a tutti coloro che abbiamo amato e a cui non abbiamo avuto nemmeno la possibilità di dare un ultimo abbraccio. (Bergamo, 18 marzo 2021)

Ecco il Comunicato Stampa con cui la Cabina di Regia unitaria del mondo venatorio si è opposta alla continua disinformazione nei confronti della caccia e dei cacciatori,  in particolare a quanto avvenuto nella trasmissione di RAI 3 “Indovina chi viene a cena” del 27/02/2021 

Qui di seguito il Comunicato Stampa della Cabina di Regia unitaria del mondo venatorio che è intervenuta sulla raccolta firme per la proposta di Referendum abrogativo della L.N. 157/92

COMUNICARE, COMUNICARE, COMUNICARE

Il fondamentalismo animalista non si smentisce mai.
Mentre il nostro Paese, come il resto del mondo, è alle prese con la più grave crisi sanitaria, sociale ed economica della storia, almeno di quella recente, c’è ancora qualcuno che pensa ad abolire la caccia raccogliendo le firme necessarie per indire un nuovo referendum abrogativo.
L’estremismo animalista rende ciechi e pericolosi (in tutti i sensi). 
In questo caso il pericolo non è “fisico”, come quello purtroppo determinato da molteplici episodi di aggressione a danno di cacciatori e dei loro impianti sul territorio, ma è un pericolo sostanziale che questa folle ideologia rischia di far correre a tutto il Paese che, se privato del ruolo svolto gratuitamente dalla caccia e dai cacciatori a favore della collettività, avrebbe gravissime ripercussioni economiche e sociali ma anche, paradossalmente, ambientali.
Tutti noi sappiamo benissimo che la caccia rappresenta una insostituibile risorsa, una opportunità per l’ambiente e per la collettività, come in Europa è già riconosciuto anche da una sentenza della Corte di Giustizia dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo sostenendo che “la caccia fa parte della gestione e della conservazione della natura ed ha una rilevanza pubblica necessaria e giustificata” (CJDH n. 9307/07, 20/01/2011).
Tutti noi sappiamo benissimo che la caccia oggi è un insostituibile strumento di gestione e conservazione delle specie selvatiche e dell’ambiente; è presidio costante del territorio; è scuola di virtù civili; è sano esercizio fisico; è socialità e solidarietà; è cultura (letteratura, musica, pittura, scultura, ecc.); è tradizione (feste, mercati, manifestazioni, ecc.); è economia e occupazione (filiera produttiva abbigliamento, accessori, armi, munizioni, carne di selvaggina, ecc.).
Tutti noi sappiamo benissimo che i cacciatori sono cittadini onesti, dalla fedina penale pulita che con passione lavorano per gestire concretamente ambiente e fauna (compreso il controllo delle specie problematiche e delle specie alloctone) non solo durante la troppo breve stagione di caccia limitandosi a coglierne razionalmente i frutti ma presidiando il territorio tutto l’anno.
Tutti noi sappiamo benissimo che all’occhio esperto dei cacciatori ben difficilmente sfuggono i segnali di degrado che diversi fattori possono determinare sull’ambiente e sulla fauna e che molti casi di inquinamento, comportamenti illeciti, abusi perpetrati a danno dell’ambiente e della fauna sono infatti spesso segnalati proprio da cacciatori alle competenti Autorità.
Tutti noi sappiamo benissimo che queste attività sono realizzate unicamente con risorse finanziarie proprie (le quote associative agli ambiti di caccia e parte delle tasse di concessione governativa e regionale versate annualmente, pari complessivamente a quasi 200 milioni di Euro/anno).
Tutti noi sappiamo benissimo che nessuna altra componente sociale interessata alle questioni in esame versa propri denari alle pubbliche istituzioni per tali finalità, ma anzi ne chiede e riceve a palate.
Tutti noi sappiamo benissimo che il valore economico-occupazionale del comparto sportivo-venatorio e dei settori ad esso collegati con i suoi quasi 100.000 addetti, un effetto economico di circa 8 miliardi di euro, un valore che rappresenta lo 0,51 del PIL nazionale (dati Università di Urbino) e le sue eccellenze artigianali e industriali che fanno del Made in Italy un riferimento mondiale, è un fattore di primaria importanza da tutelare e di cui tenere massimo conto nelle politiche di sviluppo del Paese.
Tutte queste cose che noi sappiamo benissimo, devono una volta per tutte diventare patrimonio pubblico con una forte, battente e mirata strategia di comunicazione all’Opinione Pubblica, superando gli ostacoli che fino ad oggi ce l’hanno impedito o ci hanno consentito solo interventi spot che purtroppo hanno avuto visibilità limitata.
Il mondo venatorio unito, ed auspicabilmente anche con il coinvolgimento attivo del mondo agricolo e di tutta la filiera produttiva collegata al settore, deve trovare il modo di avere una corretta visibilità sui media, in televisione, sui giornali, alla radio, sui social, ma in modo trasversale, in spazi aperti a tutti e non in trasmissioni o pagine dedicate agli argomenti venatori, se no saremmo ancora una volta a dirci tra di noi quanto siamo belli e quanto siamo bravi. Dobbiamo farci vedere e conoscere dagli altri.
Resterà sempre uno zoccolo duro di menti chiuse al ragionamento su cui c’è ben poco da fare, ma come ha evidenziato negli anni scorsi anche la ricerca commissionata ad ASTRA, non è vero che la maggioranza degli italiani ha la stessa mente chiusa al ragionamento degli irriducibili animalisti, ma si aspetta solo di essere adeguatamente informata (e non disinformata dai nostri avversari che purtroppo hanno vita facile nella comunicazione anche per colpa di media non sempre rispettosi delle regole) per trovare le giuste garanzie che noi sappiamo di poter fornire loro.
Questa sarà la principale richiesta che l’ANUUMigratoristi avanzerà nei prossimi giorni in occasione della riunione della Cabina di Regia nazionale, unitamente alla richiesta di poter incontrare il nuovo Presidente del Consiglio non appena si sarà insediato, perché le stesse cose siano ben chiare anche a chi ci dovrà governare nell’immediato futuro e che troverà delle vere gatte da pelare per traghettare il Paese fuori dall’attuale situazione di crisi sanitaria, sociale ed economica e fargli capire che i cacciatori, come sempre, sapranno fare la loro parte e dare il proprio contributo per il bene della collettività.
Altro che gli animal-ambientalisti svergognatamente sempre a caccia di palanche anche mentre tutti stiamo compiendo sacrifici e c’è chi ha perso il lavoro, la salute e persino la vita.
Altro che abolire la caccia.
 
Marco Castellani  - Il Presidente Nazionale ANUUMigratoristi               
                     

La Cabina di Regia unitaria del mondo venatorio interviene con questo Comunicato Stampa sulla creazione del Fondo nazionale per il recupero della fauna selvatica da parte del Ministero dell’Ambiente ribadendo che tale fondo non può essere solo usufruibile da parte delle Associazioni ambientaliste ma di tutte le realtà che sono ad oggi sono impegnate per legge in attività di ripristino ambientale e tutela della fauna selvatica   

(05/02/2021)

Nonostante i risultati apparentemente incoraggianti emersi dall’annuale studio svolto dall’Università di Urbino sul trend degli incidenti venatori, la Cabina di Regia unitaria del mondo venatorio conferma la necessità di proseguire con costante impegno l’attività di sensibilizzazione e informazione sui temi della sicurezza a caccia 

(05/02/2021)

CACCIA E PANDEMIA:
I CACCIATORI ITALIANI RINGRAZIANO

(20/01/2021)

La stagione venatoria ordinaria 2020/21, quella del famoso “arco temporale massimo” coniato dalla legge 157, volge al termine. Anzi, per qualcuno è già terminata, come per i cacciatori di Lombardia e Sicilia, grazie – si fa per dire – alle fasce rosse nelle quali tali regioni sono state collocate dagli ultimi provvedimenti governativi dei giorni scorsi, vigenti da domenica 17 gennaio fino al 31 gennaio prossimo. Tuttavia, anche dove si continua a cacciare, non lo si fa a cuor leggero: ben dodici regioni sono colorate di arancione, pertanto l’esercizio dell’attività venatoria vi è limitato al comune di residenza anagrafica, salvo che ordinanze emesse dai rispettivi governatori, dispongano qualcosa di diverso, come ad esempio la possibilità di spostarsi nei comuni compresi negli ATC di residenza venatoria o di iscrizione. Nelle cinque regioni rimanenti, di giallo vestite, i cacciatori esercitano in (quasi) normalità. L’altalena, ovvero il continuo pellegrinaggio regionale da una fascia all’altra, in realtà perdura dall’inizio del mese di novembre, dipendendo dalla periodica riclassificazione delle regioni in relazione all’andamento epidemiologico. Orbene, fughiamo qualsiasi equivoco. Sull’esigenza di tutelare la salute pubblica non ci piove, né si chiede di rinunciarvi premettendo l’importanza della caccia a quella della salute. Tuttavia, poiché unanimemente si è sempre sostenuto che le condizioni necessarie per tenere sotto controllo il Covid-19 sono il distanziamento sociale e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, ci siamo sempre domandati e abbiamo sempre scritto e detto, da mesi, quali altre attività più della caccia, della pesca, della raccolta di funghi e tartufi e simili, garantiscano il rispetto di simili condizioni? Il distanziamento dagli altri, dai centri abitati, dalle aggregazioni di persone (i maledetti assembramenti), è nella natura della caccia nonché dei cacciatori. Ci pareva talmente banale da non doverlo nemmeno evidenziare, ma per il Governo non è stato così. Infatti, sin dalla pubblicazione delle FAQ sul sito della Presidenza del Consiglio, ormai risalenti a mesi or sono e mai modificate, l’interpretazione sulla praticabilità della caccia è stata negativa in fascia rossa, semi-negativa in fascia arancione (limitazione al solo comune di residenza) e più liberale in fascia gialla, senza vincoli agli spostamenti. Orientamento confermato anche dalle Prefetture cui alcune Regioni si erano rivolte per ottenere lumi. Fatti salvi, naturalmente, i sempre presenti vincoli agli spostamenti fra territori di regioni diverse, che nemmeno ci attardiamo a rievocare. L’orientamento è quindi stato granitico e irremovibile. Qualcuno tra i soliti noti, obietterà dell’esistenza di forme di caccia collettive, come quella al cinghiale, che prevedono compresenza di molti cacciatori: per ovviare a questo, però, vi sono state Regioni e associazioni che hanno emanato linee-guida comportamentali destinate ai componenti le squadre, proprio per ridurre al minimo le occasioni di contatto o comunque di vicinanza eccessiva tra persone, imponendo l’utilizzo di DPI. Da più parti, poi, si è spesso evidenziato l’accostamento stridente fra la non praticabilità dell’attività venatoria, seppur vissuta tra campi, boschi e monti, e la possibilità di ingresso nei centri commerciali, che sono il regno di moltitudini e folle. L’economia, si afferma: certo, rispondiamo, ma la caccia con l’economia non c’entra niente? Ne siamo sicuri? Attrezzature, abbigliamento e calzature, armi e munizioni, automezzi, cani, richiami vivi, ammennicoli vari e tanto altro ancora, non sarebbero un contributo all’economia? E dove mettiamo le tasse pagate prima dell’avvio di stagione, finalizzate a poter uscire di casa col fucile nel fodero, inesistenti per tante altre attività outdoor, svolte liberamente senza permessi, licenze e versamenti vari, nonostante siano assai meno innocue per fauna e ambienti di quanto sembrino? Tutti abbiamo visto parchi e giardini cittadini percorsi da centinaia o migliaia di persone al giorno, legittimamente invasi perché una bella camminata all’aperto fa bene alla salute fisica e mentale: ma il distanziamento? Possibile che un cacciatore per campi col suo cane o seduto dentro a un capanno in collina o in valle, fossero più forieri di contagio di quelle migliaia di runners, podisti, ciclisti o famigliole a spasso o di corsa per i vialetti dei parchi urbani? Nessuno che sia libero da pregiudizi, potrebbe sostenerlo. Evidentemente, non abbiamo una classe politica e amministrativa libera da pregiudizi. Non lo scopriamo oggi, ma la terribile calamità del Covid-19 ce ne ha data ennesima prova. Al danno economico, a quello affettivo delle troppe morti, a quello morale della restrizione della libertà individuale, i cacciatori italiani devono sommare anche il danno di categoria ulteriormente punita. I cacciatori italiani però hanno resistito, resisteranno e reagiranno al momento opportuno, nei modi dovuti da cittadini onesti e corretti quali sono. Intanto ringraziano chi gli ha voluto bene, garantendo che non tarderanno a sdebitarsi. In bocca al lupo a tutti!
 

CABINA DI REGIA MONDO VENATORIO: STOP AL DDL 1078 SULLA TUTELA ANIMALI
Le Associazioni venatorie riconosciute e il CNCN si rivolgono ai Senatori della Commissione Giustizia del Senato per chiedere una revisione dei disegni di legge in discussione, con l’eliminazione di tutte le norme presenti contro l’attività venatoria
 


(04/12/2020)

Il mondo venatorio rappresentato dalle Associazioni Riconosciute (Federazione Italiana della Caccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, Enalcaccia, Arcicaccia, ANUUMigratoristi, Italcaccia, Ente Produttori Selvaggina) e dal CNCN-Comitato Nazionale Caccia e Natura, è impegnato nelle ultime settimane in una intensa attività a sostegno del settore, in primis nei confronti del Governo, delle Regioni e del mondo parlamentare, per chiedere un confronto attivo sulle criticità che hanno colpito l’esercizio venatorio, a seguito dell’emanazione degli ultimi DPCM di contrasto alla pandemia.
Oltre a questo, la Cabina di Regia è intervenuta da diversi mesi per sensibilizzare i senatori della Commissione Giustizia del Senato, dove è in discussione il cd pacchetto “Tutela Animali”, tra i quali è presente il Disegno di legge numero 1078, a firma del Sen. Perilli Gianluca (M5S) ed altri, dal titolo “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e al codice civile, nonché altre disposizioni in materia di tutela degli animali.” Le associazioni della Cabina di Regia hanno partecipato, già nel mese di ottobre, ad un ciclo di audizioni sui ddl tutela animali presso la Commissione Giustizia del Senato, nel corso delle quali hanno evidenziato, consegnando anche documenti di approfondimento, la necessità di scindere in maniera netta ed eliminare dal provvedimento tutte le implicazioni legate all’attività venatoria.
In tale disegno di legge, infatti, sono previste numerose fattispecie che vanno di fatto a colpire in maniera pesante ma soprattutto non motivata (se non da una visione pericolosamente ideologica) tutte le attività che hanno a che fare con gli animali, comprese quelle venatorie, che non dovrebbero rientrare nell’oggetto del provvedimento.
La Cabina di regia ha chiesto pertanto ai parlamentari impegnati nel dibattito una totale riformulazione dell’impianto normativo in discussione, che necessita senza alcun dubbio di una profonda revisione per renderlo puntuale, invece di essere gravemente punitivo per l’attività venatoria, un settore che merita rispetto e non immotivate vessazioni.

 




















Il Presidente Marco Castellani risponde alla lettera aperta che il Presidente di Arci Caccia, Piergiorgio Fassini, ha indirizzato ai Presidenti delle Associazioni venatorie nazionali riconosciute:


(21/10/2020)

UNA POLIZZA ASSICURATIVA PER IL COVID-19


(14/10/2020)

In tema di tutela della nostra salute la MARSH, in qualità di intermediario assicurativo, ha selezionato l’interessante copertura sanitaria individuale #andratuttobene di UnipolSai, che è possibile estendere anche ai componenti del nucleo familiare, in caso di ricovero ospedaliero e successiva convalescenza, e per prestazioni di assistenza relative al virus Covid-19, con un costo che parte da 40,00 euro. Oltre alla copertura per il ricovero, la soluzione proposta consente infatti di accedere a servizi di assistenza infermieristica specializzata domiciliare, prenotazione di prestazioni sanitarie, trasporto dall’ospedale al domicilio, consulenza psicologica post-dimissioni, informazioni sanitarie telefoniche, pareri medici e video consulti per visite specialistiche. Per informazioni, dettagli e attivazione: www.marsh-professionisti.it/covid19 (codice operatore PRO01).

POLIZZA ASSICURATIVA PER IL COVID


(13/10/2020)

La MARSH ha fornito i dettagli dell’interessante proposta di soluzione assicurativa #andratuttobene di UnipolSai legata all’emergenza Covid-19, a tutela della salute dei nostri associati e dei loro familiari: 

https://www.anuu.org/public/ckeditor/data/20-1006-ANUU-ANDRATUTTOBENE-per-te_flyer.pdf

OPUSCOLI SULLA PESTE SUINA AFRICANA


(06/10/2020)

Il Ministero della Salute, in collaborazione con il CEREP e il CERMAS, ha realizzato un interessante opuscolo per i cacciatori sul tema della Peste Suina Africana, con importanti indicazioni e riferimenti:

https://www.anuu.org/public/ckeditor/data/CAC_17_opuscoliPoster_481_2_alleg.pdf


PIOMBO: LA FACE RIBADISCE LA SUA POSIZIONE

(18/09/2020)

Il 3 settembre 2020 il Comitato per l’autorizzazione delle sostanze chimiche della Commissione Europea (Comitato REACH) ha adottato il regolamento che limita l’uso di pallini di piombo nelle zone umide dopo un periodo di transizione di due anni. Sulla base di un rapporto dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), nel 2017 vennero già preparate varie bozze di regolamento. La FACE, in rappresentanza dei sette milioni di cacciatori europei, ha espresso aspre critiche alle bozze presentate ma, nonostante i ripetuti tentativi, le criticità non sono state eliminate, o almeno smussate, nel progetto di legge. Secondo la FACE, che ha ribadito la sua posizione in occasione dell’Assemblea generale del 7 settembre 2020, il regolamento che è stato ora adottato è inapplicabile e crea incertezze giuridiche e confusione. Il problema più grande è la definizione di “zone umide”: come riferimento si utilizza la Convenzione di Ramsar, secondo cui “le zone umide sono prati umidi, brughiere, paludi o corpi idrici, naturali o artificiali, permanenti o temporanei, immobili o fluenti, acque dolci o salmastre”. Questo potenzialmente include anche piccoli fossati o pozze che si formano sulle strade o nei campi dopo una pioggia. A peggiorare le cose, i pallini di piombo non possono essere utilizzati in una zona cuscinetto di 100 metri intorno a una zona umida. Questo potrebbe rendere impossibile la caccia con pallini di piombo anche dopo un temporale. Nemmeno i campi di tiro sfuggono al nuovo regolamento: se un poligono ricade all’interno di tale spazio cuscinetto, non si possono utilizzare munizioni contenenti piombo. Le incertezze sorgono anche per quanto riguarda il trasporto: se durante un controllo un cacciatore viene trovato in possesso di munizioni al piombo e si trova vicino a una zona umida, il nuovo regolamento prevede che il cacciatore debba dimostrare che le munizioni trasportate non erano destinate all’uso in quella zona. In molti Paesi vigono già restrizioni nell’uso di pallini di piombo. Anche in alcune zone in Italia, come in Alto Adige, ne è vietato l’uso, come nelle zone umide di Natura 2000. Tuttavia, il nuovo regolamento costringe ora i Paesi dell’UE ad adeguare i precedenti regolamenti ai nuovi e più severi requisiti. La decisione sarà sottoposta all’esame del Parlamento europeo, il quale avrà tre mesi di tempo per approvare la bozza, emendarla, se necessario, o respingerla. Resta quindi ancora da vedere quale sarà la decisione finale.

XCACCIA:
L’UTILISSIMA APP PER I CACCIATORI


(18/09/2020)

Anche quest’anno l’ANUUMigratoristi rende disponibile gratuitamente ai propri associati “XCACCIA”, l’APP nata nel 2017 per la tutela e sicurezza dei cacciatori, molto utile grazie alle sue molteplici funzioni. Fondamentale è il Servizio gratuito di richiesta di soccorso, ma vi è molto altro: permette di scaricare le mappe di tutta Italia, segnala l’entrata nelle aree protette nazionali e internazionali, dispone di un vero e proprio diario di caccia per memorizzare i prelievi, indica tutte le specie cacciabili sulla base dei Calendari venatori, mostra il tracking dei percorsi per poter rivedere il proprio percorso di caccia, permette di conoscere sempre la propria posizione con coordinate e altimetria, ricorda dove si è parcheggiata l’auto e in quale Comune o ATC ci si trovi. L’APP “XCACCIA” non necessita di connessione a internet, se non per alcune funzioni, ed è scaricabile gratuitamente sul proprio cellulare seguendo le indicazioni del manuale dettagliato sul sito: www.xcaccia.it. Per informazioni e assistenza: info@xcaccia.it – tel. 0984/446924 

https://www.anuu.org/public/ckeditor/data/Volantino-ANUU-2020.pdf

UNO SPECIALE DEDICATO ALL’AVVOCATO GIOVANNI BANA
(14/07/2020)

È stata edita dalla Sereno S.r.l. di Milano una pubblicazione speciale sul compianto avvocato Giovanni Bana, il nostro storico Presidente onorario che ci ha lasciato il 20 marzo di questo terribile 2020 per colpa del subdolo nemico Covid-19. Grazie al contributo di amici, collaboratori, colleghi, familiari, sono state raccolte riflessioni, narrazioni, ricordi, messaggi di cordoglio, tutti a testimoniare la stima, l’ammirazione e l’affetto per uno straordinario uomo che indiscutibilmente ha fatto la storia. Nelle

trentasei pagine dello speciale dal titolo “GIOVANNI BANA, UNA VITA PER LA CACCIA IN ITALIA E IN EUROPA”
numerose immagini raccolte durante gli anni della sua incredibile storia corredano puntualmente i testi in memoria di un cacciatore, di un avvocato, di una persona dalle doti eccezionali che non si fermava mai dinnanzi a nulla. Un guerriero che ha lottato fino all’ultimo per i suoi ideali e per la sua amata caccia, senza mai arrendersi e incarnierando molti risultati. Abbiamo voluto conferirgli questo tributo perché il suo lavoro e il suo esempio non vadano dimenticati e possano servire da spunto propulsore per chi ha in mano il futuro dei cittadini-cacciatori italiani. La speciale pubblicazione può essere scaricata in formato elettronico dal link https://www.anuu.org/public/ckeditor/data/Speciale_Giovana-Bana.pdf

MEMORIA LUNGA MA A SINGHIOZZO

(18/05/2020)

Le polemiche interne al nostro mondo non mi sono mai piaciute e ben raramente ho dedicato del tempo a cercare di chiarire le idee a chi dimostrava con le sue affermazioni di averle un po’ confuse oppure, ancora peggio, di volere artatamente confonderle agli altri.
Oggi, però, ho letto su Bighunter le esternazioni del Presidente di ANLC Paolo Sparvoli e del Parlamentare europeo Sergio Berlato, Presidente della Confavi, scaturite dopo le dichiarazioni del Presidente di FIDC Massimo Buconi in merito all’iniziativa assunta da Legambiente contro la caccia in braccata.
Siccome questi signori (Sparvoli e Berlato) mi tirano in ballo anche personalmente (ricordando - purtroppo a sproposito - il Protocollo di Intesa con Legambiente sottoscritto nel 2014), ritengo opportuno fornire a tutti qualche precisazione e, soprattutto, rinfrescare la memoria a qualcuno che dichiara di averla lunga ma, nei fatti, dimostra di averla lunga solo a singhiozzo o solo quando pensa possa farle comodo.
Brevemente vorrei ricordare a tutti - e in particolare a Sparvoli e Berlato - che il tanto da loro criticato Protocollo di Intesa sottoscritto con Legambiente:
1) non riguardava e non ha mai riguardato nessuna questione legata all’attività venatoria;
2) riguardava solo la programmazione di iniziative comuni volte alla conservazione degli ambienti naturali e della fauna per difendere il patrimonio faunistico dalle principali minacce ambientali, sociali ed economiche (consumo di suolo, perdita di specie e habitat, specie alloctone, crisi idrica, inquinamento, incendi, cambiamenti climatici, ecc.) e per prevenire i danni provocati dalla fauna selvatica all’ambiente e alle colture agricole;
3) ha suscitato grande interesse, attenzione e condivisione al punto che si sono sviluppate cose importantissime per i cacciatori italiani: la filiera produttiva collegata alla caccia ne ha colto l’importanza e si è attivata per sostenere concretamente ancor più ampi rapporti con altre realtà sociali interessate; si sono avvicinate le Università (Milano, Napoli, Urbino, Pollenzo, ecc.); si è avvicinata Federparchi; si è avvicinata Coldiretti; si sono elaborati e condivisi progetti comuni di grande interesse per tutti, come la Banca dati ungulati, la Filiera carne di selvaggina e Modelli di gestione faunistica; si è data visibilità mediatica, grazie ad AGI, al ruolo positivo della caccia e dei cacciatori.
Forse a Sparvoli e a Berlato questi obiettivi non interessano o pensano che non interessino ai cacciatori italiani?
Forse ritengono davvero che sia scandaloso cercare di perseguirli d’intesa con chi non ha in tasca una tessera venatoria ma una tessera ambientalista?
Forse pensano davvero che sia come cercare di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa e temono un contagio peggiore di quello del COVID 19?
Forse pensano davvero che la caccia si difenda mantenendo le barricate tra il nostro mondo e quello ambientalista e più in generale la società tutta?
Io no: a me questi obiettivi interessano.
Non trovo scandaloso ma intelligente ed utile cercare di coinvolgere e “sfruttare” gli ambientalisti, non temo contagi, ma spero che possiamo essere noi a contagiare loro, ritengo stupide le barricate e invece opportuno cercare di integrarci davvero e a pieno titolo con la società.
Ma allora, mi chiedo, perché tornare a fomentare critiche e divisioni al nostro interno quando nel mirino dovremmo tutti avere lo stesso bersaglio, cioè chi ha sparato le solite cazzate anticaccia?
Questa si che è una politica fallimentare che ripete gli errori del passato e che necessiterebbe delle scuse.
L’unica risposta che vedo a questa domanda, anche se non mi piace per niente, è che si tratti solo di reiterate critiche strumentali volte, in realtà, solo a cercare di fare qualche tessera in più o a conquistare un po’ di consenso politico.
Noi dell’ANUUMigratoristi no.
Noi vogliamo dare un futuro alla caccia.
Non ci interessa andare a caccia di tessere, non abbiamo ambizioni politiche e nessun altro interesse generale o personale di qualsiasi natura.
Lasciamo che i cacciatori ci giudichino per il nostro lavoro e non critichiamo il lavoro degli altri, se non in occasioni come questa che prevedano la necessità di una vera e propria legittima difesa.
Io e la mia Associazione, l’ANUUMigratoristi, intendiamo solo lavorare per portare la caccia a testa alta nella società, continuando a perseguire l’obiettivo di una vera unità del mondo venatorio, continuando a sperare che il prima possibile si possa davvero riunire tutti i cacciatori italiani sotto una unica e nuova bandiera, condizione assolutamente necessaria per rafforzare la nostra capacità di stabilire solide alleanze esterne (mondo agricolo, mondo della scienza, scuole e giovani, mondo della comunicazione, mondo ambientalista), di comunicare e integrarci con la società e di sviluppare sempre più la ricerca scientifica come base credibile ed autorevole delle nostre rivendicazioni in materia di specie cacciabili, periodi di prelievo e cacce tradizionali.
Si dice che le idee camminano sulle gambe degli uomini.
Mai come in questa vicenda ciò corrisponde al vero.
 
Marco Castellani
Presidente ANUUMigratoristi



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