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VARIE

ULTIMA ORA

DOPO LE ELEZIONI:
COSA CI ATTENDIAMO DALLA POLITICA NAZIONALE

(04/11/2022)

Comunque la si pensi e comunque si voti, non c’è dubbio che l’esito delle elezioni politiche dello scorso 25 settembre abbia emarginato la maggioranza dei partiti o movimenti dichiaratamente contrari alla caccia. La sola, rilevante eccezione, purtroppo, è costituita dai pentastellati, il cui presidente, nel corso della campagna elettorale, non risparmiò affondi decisi e inequivocabili sulla via della progressiva abolizione della caccia, definita “gioco di società” … un’idiozia che non merita alcun commento. Fatto sta che questo partito si è addirittura piazzato terzo nel panorama nazionale, grazie ai voti ottenuti al Sud. Dispiace per i colleghi cacciatori delle regioni meridionali, ma non dubitiamo che l’ingerenza dei grillini anche nelle vicende di Regioni coma Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e altre non tarderà a manifestarsi. Torniamo però alla situazione romana, cioè quella di Parlamento e Governo, che investirà necessariamente l’intero Paese. Un impegno serio e costante della politica, potrebbe svilupparsi sulle seguenti tematiche (alcune richieste sono di vecchia data, altre invece, più recenti, potrebbero cambiare un po' di carte in tavola): chiarificazione dei rapporti con le istituzioni dell’UE, ribadendo la sovranità nazionale pur nell’ambito delle direttive e dei regolamenti comunitari che l’Italia, come Stato membro, ha dovuto recepire e deve rispettare, ma senza sudditanze né politiche, né psicologiche; recupero e riqualificazione dell’immagine pubblica del cacciatore, attraverso un ritorno a maggior imparzialità della TV pubblica, visti gli “scivoloni” che mamma RAI continua a commettere nel corso di trasmissioni che vorrebbe improntate a serietà scientifica; concessione di spazi alla “voce venatoria” affinché sia garantito un contraddittorio in tutti quei casi nei quali soggetti più o meno affidabili vengano ospitati in trasmissioni televisive (non solo RAI) per parlare di fauna e caccia; modifica puntuale della legge 157/92, senza stravolgimenti per i quali nessuno avrebbe la forza, ma finalmente mettendo a punto un sistema efficace e non equivoco per il controllo faunistico e che riconosca il concreto ruolo dei cacciatori a livello gestionale anche nel monitoraggio sanitario della fauna selvatica, attività a beneficio dell’intera collettività; recupero di equilibrio e buonsenso per una tempestiva ed efficace gestione delle emergenze faunistiche scoppiate sul territorio nazionale (esplosione demografica del cinghiale e di altre specie, gestione del lupo, gestione di specie invasive in generale), che semplicemente ignorino le strumentalizzazioni e le scempiaggini che vengono messe in atto per impedire qualsiasi decisione; riorganizzazione dell’ISPRA, dando un chiaro indirizzo di correttezza non punitiva nei confronti della caccia alla migratoria, che l’istituto da anni sta dimostrando di ritenere come uno dei fattori più impattanti e limitanti le popolazioni selvatiche e, soprattutto, depotenziando la portata giuridica dei pareri, ormai elevati a rango di legge da gran parte dei TAR; varo di politiche che favoriscano il riavvicinamento dei giovani all’attività venatoria, ad esempio riducendo i costi amministrativi di esercizio per gli under 25/under 30. Si potrebbe pensare a un’agenda dei primi 100 giorni – da quando il Governo sarà stato insediato – allo scopo di testare la buona volontà e la reale intenzione di agire, al di là dei proclami pre-elettorali profusi a piene mani per raccattare voti anche fra i cittadini-cacciatori, come d’abitudine. Sarà naturalmente necessario che l’esecutivo si coordini efficacemente con i due rami del Parlamento, anche perché non è pensabile che si proceda solo con atti governativi, come ad esempio accadde con la pandemia da covid-19 nel biennio 20/21, allorché, seppur con motivazioni in parte condivisibili, Camera e Senato vennero sostanzialmente messi alla porta, senza poter intervenire nelle scelte effettuate. Una strada da abbandonare, tanto più che la maggioranza, sia alla Camera che al Senato, è robusta ed è in grado di superare fior di ostacoli (beninteso, fatti salvi franchi tiratori…). Pertanto, avanti tutta con moderato ottimismo; anche perché, se non arriveranno risultati positivi nemmeno questa volta, non ci rimarrà altro da fare che intonare il de profundis per la Caccia italiana. (Palumbus)
 

NOMINATA LA RESPONSABILE CACCIATRICI ANUU PIEMONTE

(03/11/2022)

 L’ANUU Piemonte ha una responsabile cacciatrici: si tratta della chivassese Giulia Andreis. La nomina è avvenuta durante il convegno “Cultura rurale e politica” ad Ottiglio (AL) alla presenza del Presidente nazionale Marco Castellani, a quella regionale Alessio Abbinante e provinciale di Alessandria Paolo Pala. La nuova responsabile e campionessa nella disciplina pistola sportiva del tiro a segno coordinerà le appassionate delle attività sportive connesse alla caccia, come il tiro a volo e le prove cinofile. Benvenuta e buon lavoro!

FACE: LA CACCIA E LA PROTEZIONE DELLA NATURA

(04/11/2022)

Il Segretario Generale della FACE dott. David Scallan ha rivolto un messaggio ribadendo che la caccia è impegnata nella conservazione dell’ambiente. Sono molti gli impegni della FACE per avere contatti con il mondo politico e per comunicare con l’opinione pubblica.  L’impegno dei cacciatori europei è di conservare la biodiversità per avere un ambiente pulito e ricco di risorse.

ELIMINARE IL COMMERCIO ILLEGALE DEGLI ANIMALI SELVATICI


(04/11/2022)

Il Parlamento Europeo si sta interessando all’eliminazione del commercio illegale degli animali selvatici per poter meglio proteggere le specie in via d’estinzione, tenendo presente anche i problemi inerenti la flora. Entro il 2025 dovrebbe essere completamente risolto il problema. Il Parlamento Europeo sostiene che i crimini contro fauna e flora vadano combattuti ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale. I deputati europei esprimono la loro preoccupazione anche perché lo sviluppo del Coronavirus si pensa sia stato determinato da un traffico illegale di animali selvatici. I singoli Stati debbono regolare il commercio di specie di flora e fauna selvatica per eliminare le trame della criminalità. Il Parlamento Europeo voterà presto una attenta risoluzione di questo grave problema.

I TRE SECOLI DEL PARETAIO CAMPORESI - SERVETTI A GALEATA
(04/10/2022)

La caccia in Romagna è stata ed è ancora uno degli elementi di unità culturale e occasione di comunicazione sociale tra persone di ogni ceto, credo politico, religioso e grado di istruzione. Di questo è convinto anche l’autore di quest’opera che, nella vita, ricopre il ruolo di biologo, docente di scienze naturali negli istituti superiori e amante del mondo venatorio, ricco di conoscenze ambientali e faunistiche grazie anche alle tante forme di caccia tra cui la cattura con le reti degli uccelli e la caccia al capanno, che sono le forme più antiche come dimostra la storia del capanno di Collina di Galeata in provincia di Forlì-Cesena. Il volume, ricco di fotografie a colori, è suddiviso in due parti: nella prima, viene analizzata e raccontata la storia lunga tre secoli (1721-2021) del paretaio delle famiglie Camporesi – Servetti, attivo a Galeata nel podere Collina vicino al Monte delle Forche fino al 1966, grazie al dottor Antonio Camporesi, poi trasformato nel corso dei decenni, nonostante un lungo contenzioso giuridico-amministrativo con le autorità, in un moderno e super attrezzato appostamento fisso dal pronipote Terenzio Maria Servetti. Nella seconda parte del libro, sono invece analizzate le tecniche di uccellagione tipiche della Romagna toscana insieme alla nascita degli appostamenti fissi e la loro evoluzione. Completano l’opera un ricco apparato iconografico, una presentazione delle specie cacciabili e del fenomeno migratorio che contraddistingue il nostro paese crocevia di rotte tra Eurasia ed Africa, fino alla legislazione venatoria dal 1721 ai giorni nostri. Un plauso va rivolto all’autore che, con questo suo lavoro bibliografico, lascia una traccia nella memoria storica dell’ornitologia romagnola che i tempi moderni stanno facendo dimenticare poiché questa scienza viene ormai condotta e condivisa attraverso le metodologie informatiche efficaci, ma prive di quel contatto umano sul campo che, in altri tempi, la caratterizzava. Un bagaglio di antichi saperi e conoscenze, che la famiglia Servetti come molti seguaci di Diana vuole conservare con determinazione. Il libro I tre secoli del paretaio Camporesi – Servetti a Galeata – La caccia in Romagna ai migratori di terra di Saverio Simeone (pagg. 220 – foto a colori – edito da Saverio Simeone) può essere richiesto direttamente all'autore attraverso la mail saveriogrotta@libero.it oppure telefonando al numero 347/5637350. (Walter Sassi)

IL BALLETTO DEI TAR:
DOVE VA LA CACCIA IN ITALIA?


(23/09/2022)

Anche nella corrente stagione venatoria, siamo stati costretti ad assistere al balletto dei TAR. Le associazioni ricorrenti – animaliste o ambientaliste poco cambia – si sono suddivise gli obiettivi, andando a colpire la maggioranza delle Regioni e mirando dritto al cuore dei calendari venatori. La base fissa, ineludibile, dei ricorsi è stata nuovamente il parere rilasciato da Ispra, per quanto siano stati a volte aggiunti dei motivi accessori, come ad esempio la presunta assenza della valutazione d’incidenza ambientale (Vinca), nonché la new entry della siccità, appiglio contingente derivante dall’anomalo andamento meteo dei mesi tardo-primaverili ed estivi. Si è quindi palesato ulteriormente, se mai ve ne fosse stato bisogno, come il parere “tecnico” dell’istituto sopra menzionato, venga praticamente equiparato dalla giustizia amministrativa a norma di legge e, quindi, sia inteso come pressoché vincolante anche se non lo è (sarebbe). È pur vero che le Regioni possono (potrebbero) discostarsene a condizione di motivare il discostamento, ma abbiamo ormai numerose prove, accumulatesi negli anni, di come tale discostamento sia quasi impossibile da motivare al punto da “rassicurare” i TAR sulla correttezza e legittimità delle scelte regionali. Questa è la prima riflessione. La seconda riguarda il problema della dipendenza di Ispra da un solo ministero, il MITE, che vizia e condiziona politicamente le valutazioni e indicazioni contenute nei pareri. È risaputo che i dipendenti Ispra sono ottimi tecnici e ricercatori, lungi da noi volerne sminuire il lavoro: certamente, non tutti sono equidistanti rispetto alla caccia, però le competenze non scarseggiano, anzi. Peccato che, poi, la dipendenza da un solo soggetto politico, orienti inevitabilmente gli indirizzi valutativi, che sono trascritti sui documenti digitali trasmessi alle Regioni. Un tempo non lontanissimo, in cui esisteva ancora l’INFS, la legge statale lo aveva posto saggiamente sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio, seconda carica dello Stato, a garanzia di imparzialità e serenità di conduzione. Poi, in ottica di presunta semplificazione, nel giugno 2008 venne istituito l’Ispra, fondendo insieme in tale super-istituto tre enti prima indipendenti tra loro (APAT, ICRAM e INFS) e ponendolo in diretta dipendenza e vigilanza del Ministero dell’Ambiente (oggi MITE). All’epoca – governava il Berlusconi IV, giusto per memoria – non venne colta la perniciosità di tale scelta per la caccia, che invece si è abbondantemente dimostrata negli anni successivi. La terza riflessione, attiene alla mutevolezza delle valutazioni e delle decisioni assunte da TAR di regioni anche confinanti tra loro, oppure di regioni pur distanti ma in merito a specie che condividono spazi ben più vasti della piccola Italia, come i migratori, che andrebbero approcciati su scala addirittura continentale. Abbiamo perciò assistito a pronunce che, come nel caso di Lombardia ed Emilia-Romagna, hanno sortito risultati paradossali: su sponda sinistra Po, quindi lombarda, caccia agli acquatici chiusa fino al 30 settembre, su sponda destra Po, quindi emiliana, caccia agli acquatici aperta dal 18 settembre. Col risultato, inspiegabile e quasi comico agli occhi di qualunque cittadino-cacciatore, che i medesimi germani o alzavole sarebbero stati cacciati o meno, semplicemente rispetto a quale sponda avessero scelto di costeggiare in volo! La quarta riflessione discende direttamente dalla precedente: le regole di funzionamento della giustizia amministrativa andrebbero riconsiderate e riscritte, perlomeno in parte. I decreti monocratici di sospensiva adottati inaudita altera parte – traducendo, i decreti adottati dal solo presidente del TAR senza riunire la camera di consiglio e senza sentire la difesa della parte il cui provvedimento viene impugnato, nel nostro caso le Regioni – il giorno prima dell’apertura della stagione venatoria o pochi giorni dopo che si è avviata, costituiscono un atto gravemente lesivo degli interessi dei cittadini che praticano la caccia: i quali hanno fatto tutto e pagato tutto nell’ottica di esercitare la loro passione in un periodo prefissato, che invece viene pesantemente intaccato e decurtato. L’ulteriore beffa, frequentemente verificatasi, è poi costituita dal fatto che il calendario, in tutto o in parte, in prima istanza viene sospeso e che poi la decisione definitiva sul fatto che la sospensione fosse giustificata o meno (nel merito, come si dice), venga adottata dalla camera di consiglio (cioè dall’intero collegio di giudici facenti parte del TAR) quando le disposizioni regionali sospese avrebbero comunque terminato di essere efficaci. Si veda quanto deciso dal TAR Veneto sul calendario venatorio corrente: tra le disposizioni regionali sospese, ci sono le due giornate settimanali integrative di caccia alla migratoria da appostamento, che, come noto, possono essere previste solo nel periodo 1 ottobre/30 novembre. Il TAR ha sospeso l’efficacia di tali giornate, quindi chi caccia da appostamento potrà esercitare al massimo per tre giornate settimanali, come per chi esercita la caccia vagante. La beffa sta nel fatto che l’udienza di merito, cioè quella in cui il TAR deciderà definitivamente se sia stata buona decisione sospendere le due giornate integrative, è stata fissata per il 30 novembre, quindi proprio allo scadere del periodo in cui i migratoristi da capanno avrebbero potuto fruire dei cinque giorni settimanali di caccia. La facile profezia che azzardiamo oggi, è che il TAR si pronuncerà dichiarando il venir meno dell’interesse della disposizione regionale, che sarebbe comunque scaduta il 30 novembre e quindi, in sostanza, non decidendo alcunché nel merito, cioè non pronunciandosi sul fatto di aver fatto “bene o male” a sospendere. Salvo poi riproporsi una situazione analoga nel 2023/24. È una pronuncia che rammenta tanto il famoso detto “cornuti e mazziati”, naturalmente rivolto ai cacciatori. Questi meccanismi devono essere rivisti, soprattutto in ottica di evidente, annoso malfunzionamento della giustizia italiana, quella amministrativa inclusa. La quinta e ultima riflessione, è un’amara constatazione: la riduzione della durata della stagione venatoria e dell’elenco delle specie cacciabili, finora mai ottenuta per via legislativa, è in via di conseguimento nelle aule dei tribunali. La 157 è sostanzialmente ferma al 1992 e lo stesso mondo venatorio, spesso, ha dichiarato l’inopportunità di metterci mano, visto il rischio di un pesante peggioramento della già non rosea situazione. Probabilmente, anche gli avversari della caccia sono giunti alle medesime conclusioni sulla difficoltà di una modifica della norma statale, anche nel senso che piacerebbe a loro, cioè peggiorativo per i cacciatori. Però, invece di star fermi, si sono astutamente incamminati su altra strada, cioè quella che abbiamo appena passato velocemente in rassegna. Testa d’ariete l’Ispra (su mandato MITE), con beneplacito (e non sempre tacito) assenso degli uffici della commissione UE, con il pilatesco “lavarsene le mani” giudiziario dei TAR, la stagione di caccia nostrana ordinaria (cioè esclusi selezione e ungulati), si sta pericolosamente attestando sul periodo 1 ottobre/20 gennaio, che rischia di trasformarsi in pochi anni in 1 ottobre/31 dicembre e con un elenco di specie cacciabili pesantemente ridotto, soprattutto nel settore dei migratori acquatici, condito con il taglio di specie terrestri come allodola e tortora selvatica. E potrebbero non bastare a invertire la tendenza le pur importanti ordinanze/sentenze di rigetto dei ricorsi che anche quest’anno ci sono state, come in Emilia-Romagna, Marche e Umbria. Vedremo – perché scriviamo prima – se l’esito del voto del 25 settembre metterà sulla caccia italiana l’ultima pietra tombale, oppure ridarà flebili speranze agli appassionati praticanti. In bocca al lupo!
 
Palumbus

NOVITA’ TESSERAMENTO 2022
MyRete



(05/09/2022)

 
ANUUMigratoristi ha il piacere di informarti che nel costo della tessera 2022 è compreso il “Convenzionamento Indiretto con My Rete” che consente a te e ai tuoi familiari di accedere ad un network di strutture sanitarie e di usufruire di sconti dedicati sulle prestazioni mediche.
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UN MANUALE PER LA MISURAZIONE E VALUTAZIONE DEI TROFEI

(01/04/2022)

La Delegazione italiana del Consiglio Internazionale della Caccia e della Salvaguardia dell’Ambiente ha pubblicato un manuale dove si descrive la misurazione dei trofei venatori e la determinazione del loro punteggio. L’opera, curata da due grandi esperti, Nicolò Amosso ed Enzo Berzieri, ha avuto una supervisione da Fritz Heje Hansen, Szečko Žerjav e Tony Dalby Welsh ed è stata presentata dal Presidente del CIC George Aman e da Lauro Vigna Presidente della Commissione Grand Gibier. Amosso è un imprenditore biellese, cacciatore di montagna e selezionatore; Berzieri è un dirigente d’azienda parmigiano, anch’egli amante della caccia di selezione. Il volume è veramente importante, perché dà dei criteri precisi su come i trofei di caccia vadano misurati e classificati, con serio rigore scientifico. Specie per specie, i due autori insegnano come i trofei vadano esaminati, controllati, misurati, descritti e come vadano esclusi quelli non presentabili. Parliamo del cervo, del capriolo, del daino, dello stambecco, del camoscio, del muflone e del cinghiale. Gli autori guidano i valutatori con disegni e fotografie, in modo che si possa giungere a determinare il punteggio del trofeo. Ogni specie viene presentata dalla foto di un trofeo medaglia d’oro. La trofeistica è un mondo meraviglioso e raccomandiamo a tutti di andare a vedere le mostre che il CIC organizza. Inoltre, parlando di trofei, si affrontano i temi di una corretta gestione dell’ambiente. Un merito speciale va alla Beretta che ha finanziato la pubblicazione di questo importante libro. (Guida pratica al Manuale CIC per la misurazione e la valutazione dei trofei di caccia di Nicolò Amosso ed Enzo Berzieri - pagg. 104, riccamente illustrato). 
 

UNO SPECIALE DEDICATO ALL’AVVOCATO GIOVANNI BANA
(14/07/2020)

È stata edita dalla Sereno S.r.l. di Milano una pubblicazione speciale sul compianto avvocato Giovanni Bana, il nostro storico Presidente onorario che ci ha lasciato il 20 marzo di questo terribile 2020 per colpa del subdolo nemico Covid-19. Grazie al contributo di amici, collaboratori, colleghi, familiari, sono state raccolte riflessioni, narrazioni, ricordi, messaggi di cordoglio, tutti a testimoniare la stima, l’ammirazione e l’affetto per uno straordinario uomo che indiscutibilmente ha fatto la storia. Nelle

trentasei pagine dello speciale dal titolo “GIOVANNI BANA, UNA VITA PER LA CACCIA IN ITALIA E IN EUROPA”
numerose immagini raccolte durante gli anni della sua incredibile storia corredano puntualmente i testi in memoria di un cacciatore, di un avvocato, di una persona dalle doti eccezionali che non si fermava mai dinnanzi a nulla. Un guerriero che ha lottato fino all’ultimo per i suoi ideali e per la sua amata caccia, senza mai arrendersi e incarnierando molti risultati. Abbiamo voluto conferirgli questo tributo perché il suo lavoro e il suo esempio non vadano dimenticati e possano servire da spunto propulsore per chi ha in mano il futuro dei cittadini-cacciatori italiani. La speciale pubblicazione può essere scaricata in formato elettronico dal link https://www.anuu.org/public/ckeditor/data/Speciale_Giovana-Bana.pdf
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