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ULTIMA ORA

 

UN MONDO CHE SI RIBELLA

Salvaguardiamo i richiami vivi
(11/11/2019)

Bravo Ministro Costa, finalmente ha ottenuto un grande risultato perché la pratica dei richiami vivi ha avuto il suo passato ma “non deve essere mai più un presente”, mentre il grande, per l’economia italiana, polo industriale di Taranto viene abbandonato! Così annuncia il Ministro in un comunicato istituzionale, che ha più il sapore di un manifesto programmatico di un’associazione animalista, contro la delibera della Regione Lombardia del 31 luglio scorso, diffidata e poi annullata! Tutto ciò avviene mentre 5.000 operai a Taranto rischiano seriamente il licenziamento, o comunque non si farà nulla per l’ambiente, con uno dei principali poli produttivi italiani che andrà in malora e l’ennesimo danno produttivo per il nostro Paese. Intanto, il Governo M5S-PD arranca affannosamente dinnanzi a una situazione economica molto grave. Ancora una volta, se ci sarà l’intervento dello Stato, saranno i cittadini a dover sborsare soldi dalle loro stremate tasche. E noi paghiamo, ma intanto ciò che conta è che i richiami vivi siano salvi grazie all’annullamento della delibera della Lombardia! La decadenza e l’incompetenza dei politici trionfano a braccetto con l’ignoranza, disegnando il declino di un Paese che pare ormai inarrestabile. Osserviamo, purtroppo, un rapido decadimento della conoscenza consapevole, congiunta alla progressiva crisi della crescita economica. Non possiamo accettare un tal modo di fare di questo Governo, che finalmente sembra stia trovando sempre maggiori ostacoli anche nella società civile. La manifestazione del mondo agricolo svoltasi a Roma giovedì 7 novembre, organizzata da Coldiretti contro gli “ambientalanimalisti da salotto”, rappresenta una prova tangibile di questo “risveglio”, onde concedere agli agricoltori di fare gli agricoltori e ai cacciatori di fare i cacciatori. Parole chiare a sostegno di categorie di cittadini che non possono più permettere di essere trattate così!

L’ESASPERATA TUTELA DELLA NATURA FA RIDERE CHI VIVE NELLA NATURA
(30/10/2019)

La recente sentenza del Consiglio di Stato n. 7182 del 22/10/2019 sul calendario venatorio della Regione Liguria 2018-2019 induce seriamente a ritenere come l’ossessionato modo di interpretare la tutela della natura, nel rispetto della legge, porti talvolta a misconoscere ogni valutazione concreta sulla protezione dell’ambiente e dell’avifauna. La sentenza, ad esempio, più volte sottolinea che le date delle decadi “teoriche” della migrazione prenuziale, nelle quali, lo ricordiamo, può essere previsto il prelievo venatorio, non devono assolutamente sovrapporsi con le decadi “reali” della migrazione della specie considerata, durante le quali il prelievo è vietato. Che vogliamo dire? Che un simile assunto è irrealistico ed illogico, perché non è possibile prevedere con la bilancina del farmacista e con teorici diagrammi il preciso inizio della migrazione, anche di un solo individuo, e affermare, nell’ambito di una rigida giurisprudenza europea, che la migrazione post-nuziale possa considerarsi iniziata per una determinata specie. Se lo Stato o la Regione non dimostrano con dati scientifici e tecnici che non si verifica alcuna sovrapposizione, in quanto nella regione interessata la nidificazione termina prima o la migrazione di ritorno inizia più tardi, in assenza di dati regionali l’analisi delle sovrapposizioni deve basarsi su dati nazionali (n.d.r. l’Italia è più lunga che larga!), altrimenti la caccia non può essere concessa… Siamo veramente al di fuori di ogni legge naturale, come se a giugno (periodo di approvazione dei calendari venatori) si possa sapere quanto accadrà sei mesi dopo, con l’influenza decisiva che le condizioni meteo esercitano sul passo. Ad esempio, basterebbe assumere quanto si paventava per il Tordo sassello (Turdus iliacus) o per la Peppola (Fringilla montifringilla), dei quali tutti asserivano una forte diminuzione, quasi profetizzandone la scomparsa e che, invece, sono apparsi nell’ottobre 2019 in rimarchevole anticipata quantità, forse presagendo un rigido inverno alle latitudini del loro abituale stazionamento. La sintesi di questa insanabile frattura tra leggi scritte dall’uomo e leggi naturali è quella del saggio prelievo che persino i bracconieri dei tempi andati (quando, per intendersi, in montagna si pativa la fame) rispettavano nella loro attività predatoria, se non altro perché non venisse meno, la fonte di sostentamento. Occorre formalizzare dei piani di gestione per ogni specie con chiare modalità e altrettanto chiari limiti stagionali e giornalieri di prelievo. Bisogna essere coscienti che l’uomo è gestore della natura, al centro di un Creato, per chi crede e chi non crede, che non può sussistere senza una saggia fruizione, cui l’uomo in camice bianco e il giudice togato dovranno limitarsi a contribuire senza ulteriori pretese, guardate con senso di divertito compatimento da tutti quelli che la natura la vivono in prima persona, perché nell’ambiente ci siamo tutti, nessuno escluso, come i cacciatori.

TAR E CACCIA:
IL CORTO CIRCUITO DELLA GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA
(24/10/2019)

Gli accadimenti del corrente 2019 in materia di caccia e giustizia amministrativa, hanno dimostrato, come forse mai in precedenza, che i TAR sono ormai al pieno corto circuito. Avendo seguito con la massima attenzione tutto quanto è accaduto, dalla Liguria alla Lombardia, dall’Abruzzo alla Puglia e alla Sicilia, non vi è dubbio alcuno che siamo di fronte a una situazione di assoluta emergenza e cerchiamo di spiegare il nostro punto di vista. Innanzitutto, dalla lettura dei dispositivi di ordinanze e sentenze, emerge come spesso non vi sia stata, da parte dei giudici, una lettura attenta delle memorie depositate in sede difensiva dalle Regioni, con l’intervento ad opponendum – cioè a ulteriore difesa delle scelte regionali – da parte delle associazioni venatorie. Sembra, per contro, che venga dato ampio credito ai toni strumentalmente allarmistici e “terroristici” delle associazioni animaliste o ambientaliste ricorrenti, le quali sono senza dubbio maestre nel paventare i “danni gravi e irreparabili” al patrimonio faunistico ove le loro istanze non venissero accolte. Già in questo, peraltro, è sottesa una mentalità francamente offensiva per coloro che amministrano la res publica, scrivendo gli atti e poi approvandoli, in sostanza dipinti come incapaci o totalmente disinteressati (bene andando) al destino delle risorse naturali, svendute alla lobby venatoria per meri interessi elettorali. All’opposto naturalmente si posiziona il ricorrente, paladino dell’equità, della correttezza, della bontà…. In seconda istanza, stupisce che continui a sopravvivere quella che ci sembra divenuta un retaggio d’altri tempi, più confacente a principi autoritari che non vorremmo più vedere circolare nella nostra società, ovvero la possibilità per il presidente del TAR di turno, di decidere in autonomia in fase di esame di istanza di sospensiva, con proprio cosiddetto “decreto monocratico”, ove ravvisi la necessità di un intervento di assoluta urgenza, senza attendere che si riunisca la camera di consiglio del tribunale. Cioè, in soldoni, una persona, per quanto investita di autorevole ruolo, determina da sola, sospendendolo, il destino di un atto e, perciò, le relative conseguenze per una o più categorie di cittadini: ma la vetta dell’incomprensibile si raggiunge ove ciò avvenga inaudita altera parte, ossia senza dare udienza alle ragioni della controparte, che sarebbe l’amministrazione che ha approvato l’atto impugnato. Il che equivale a dire: più i ricorrenti strombazzano di percoli, distruzioni, ecodrammi, più il presidente del TAR rischia di cascare dentro la trappola del decreto monocratico, concedendo lui stesso un’affrettata sospensiva. Poi, per soprammercato, dalla sospensiva monocraticamente concessa senza audire la controparte, si passa alla seduta collegiale per l’esame nel merito del provvedimento sospeso, magari dopo settimane che, nel corso di una stagione venatoria che in fondo dura solo 4 mesi e rotti, significano il consolidamento di un danno morale ed economico, con la possibile beffa finale (assai rara, in verità) dell’annullamento della sospensiva e il ripristino dell’atto: ma intanto, le settimane di caccia perse rimangono tali e nessuno le indennizza ai cittadini coinvolti, men che meno il TAR medesimo… Tutto qui? No. Ci sembra utile evidenziare altri due aspetti: il primo, è la motivazione fondante che sempre più spesso leggiamo nelle ordinanze e poi nelle sentenze di accoglimento dei ricorsi, ossia il prevalere dell’interesse generale alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. Questo vuol dire che, di fronte a un atto che regolamenta la materia venatoria nell’ambito di quanto le norme vigenti consentono, anche senza alcuna, motivata forzatura, i giudici amministrativi ritengono ormai sempre soccombente l’interesse particulare dei cacciatori rispetto a quello generale, di tutti, rappresentato dalla tutela della fauna selvatica, inquadrata nell’ambiente e nell’ecosistema. Ciò, inutile nasconderselo, porrà in difficoltà sempre maggiori le amministrazioni nelle situazioni di caccia ordinaria, cioè di organizzazione del prelievo venatorio propriamente detto, che non sia un prelievo in regime di controllo faunistico il quale, vice versa, è per sua natura orientato al contenimento delle specie che danneggiano le colture agrarie o che compromettono la salute o l’incolumità pubblica, quindi di per sé rivolto a vasti strati di cittadini, se non tutti e non solo ai cittadini cacciatori. Il secondo aspetto da non più sottacersi, soprattutto perché oggi palese anche ai più distratti, è che i pareri tecnici dell’ISPRA, per quanto fior di sentenze li abbiano pacificamente individuati come “obbligatori ma non vincolanti”, siano invece gradualmente trasformati in atti in tutto e per tutto vincolanti. Se oggi una Regione o altro ente emanano un provvedimento che si discosta anche di poco dal parere dell’istituto, ovviamente motivando il discostamento come giurisprudenza consolidata vuole, pare non vi sia TAR che ritenga tale motivazione sufficientemente solida e tecnicamente valida. Ergo, il provvedimento viene sospeso o addirittura annullato. Possibile, vien da chiedersi, che non esista un’amministrazione in Italia, in grado di motivare come si conviene quanto essa stessa delibera? È possibile, d’altra parte, che l’istituto sia sempre ritenuto la massima espressione di affidabilità e competenza indiscutibile, non mai partigiana, equidistante, infallibile nelle proprie pronunce? Esso risponde alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente, che va nella direzione che la politica del momento sceglie… Per chiunque disponga di un minimo di sale in zucca, la situazione di sbilanciamento appare con chiarezza. Fa specie che non ne siano indenni nemmeno tribunali che dovrebbero vivere di terzietà, per quanto orientati dal principio generale di tutela dell’ecosistema, cui prima si accennava. Oltretutto, nell’assurda e stupida immutabilità della legislazione di settore, a colpi di TAR su base ISPRA si sta progressivamente consolidando una serie di modifiche alle norme pur senza minimamente modificarle: ma è normale? Insomma, a noi par proprio che la caccia sia diventata una vera cartina di tornasole per la fiducia popolare nell’operato della giustizia. Sovente ci domandiamo cosa mai potrà accadere nei giudizi inerenti i tanti altri settori della vita quotidiana, anche ben più importanti dell’attività venatoria, dei quali non ci intendiamo profondamente non essendo addetti ai lavori. Di quali e quante parzialità di giudizio saremo tutti “vittime”, animalisti e ambientalisti inclusi, nel nostro essere cittadini di questo paese, senza avere le competenze per esserne consapevoli? Non chiediamo TAR onniscienti perché sarebbe insensato, bensì TAR attenti a tutte le posizioni, propensi all’approfondimento, tempestivi ma non affrettati nelle proprie determinazioni. Chiederemmo pure un legislatore statale più efficiente, aggiornato e pragmatico, più libero da certa ideologia, che sappia fornire alle Regioni delle moderne nome di settore cui solidamente appoggiarsi: ma questa è un’altra storia… 

NON SIAMO D’ACCORDO
(21/10/2019)

 
Circolano voci che insinuerebbero una collaborazione dell’ANUU Migratoristi e di altre Associazioni venatorie per la riscrittura del nuovo decreto (N. 14706 del 14/10/2019) relativo alla riduzione dei limiti di carniere di alcune specie cacciabili.
 
A tale riguardo si precisa che:
  1. l’ANUU Migratoristi si è subito attivata facendo presente che non era assolutamente necessario procedere all’approvazione di un nuovo decreto;
 
  1. l’ANUU Migratoristi ha immediatamente contattato le competenti sedi   affinché nessun nuovo decreto riduttivo venisse approvato;
 
  1. l’ANUU Migratoristi contesta fortemente le scelte compiute. E’ stato approvato un nuovo decreto addirittura peggiorandolo senza alcuna motivazione né giuridica, né scientifica, come nel caso eclatante della sospensione del prelievo della moretta, assolutamente non richiesta da nessuno a livello scientifico.
 
L’ANUU Migratoristi quindi si dissocia da qualsiasi parere espresso da altre associazioni venatorie nel merito di questo decreto, quale  assurdo provvedimento inutile e, per quanto accaduto per la moretta, vergognoso.
 
Ma chi ha suggerito questo provvedimento, non richiesto?
 
 
ANUUMigratoristi Lombardia Stampa

GUIDA DEGLI UCCELLI D’EUROPA,

NORD AFRICA E VICINO ORIENTE


(17/10/2019)

La “Guida degli uccelli d’Europa, Nord Africa e vicino Oriente”, traduzione italiana della Collins Bird Guide, è sicuramente la migliore guida all’identificazione degli uccelli esistente sul panorama europeo, bibbia per ornitologi, birdwatcters e appassionati. La versione originale ha venduto circa 900.000 mila copie in 18 Paesi. Le mappe e i testi sono del famosissimo studioso svedese Lars Svensson, fra i più competenti e stimati esperti di ornitologia al mondo. Le oltre 4.000 illustrazioni sono dei più eminenti artisti di uccelli del mondo e le didascalie sono molto dettagliate e precise, curate dagli altrettanto noti Killian Mullarney e Dan Zetterström. L’edizione italiana è pubblicata da Ricca editore, già specializzato in testi naturalistici. È stata tradotta da Andrea Corso, Marco Gustin e Alberto Sorace, un team di esperti che hanno adattato i termini inglesi, spesso abusati in maniera gergale, alla lingua italiana. Anche la guida italiana si presenta nel formato da campo (13x19,3 cm.), contenibile nello zaino, e nel formato atlante (31,6x22,2 cm.). La seconda e la terza di copertina presentano un’ottima tavola che illustra la topografia di un passeriforme, sottolineando le zone importanti del piumaggio e delle ali, con la terminologia che viene poi usata nel resto del libro. Dopo l’indice dei contenuti e la prefazione, una breve introduzione descrive la tassonomia, i simboli, la terminologia e tutto quello che viene trattato all’interno del volume. Una parte è dedicata all’uso delle tavole, alla muta del piumaggio e all’identificazione degli uccelli, mentre le pagine successive illustrano e descrivono 713 specie che vivono nell’area del Paleartico occidentale, inclusi anche passeriformi del nord America, 59 specie di visitatori accidentali e 32 specie introdotte dall’uomo e che ora vivono liberamente allo stato selvatico. Unitamente alla descrizione sono presenti le mappe di distribuzione. La tassonomia è aggiornata alla Lista CISO-COI (Fracasso et al., 2009) per le specie nella check-list italiana, o alla Lista Ornitica del Paleartico occidentale (Festari & Castelli, EBN Italia vers. 1.1 01/2011 –Massa et al., 2000). I disegni mostrano tutte le caratteristiche salienti della specie, i diversi piumaggi tra giovani, adulti, maschi e femmine, le variazioni stagionali, i soggetti posati, in volo, in gruppo nel tipico habitat, controluce, ecc.; è presente anche del testo collegato tramite linee alle zone fondamentali per il riconoscimento. Le descrizioni sono brevi ed essenziali ma precise: indicano dimensioni, habitat, distribuzione, comportamento, identificazione e versi e richiami. Ogni famiglia ornitica è introdotta da alcune pagine specifiche che descrivono gli aspetti importanti per l’identificazione, con tavole di confronto e consigli specifici. Il libro si chiude con l’indice dei nomi comuni in italiano e scientifici in latino. Che siate cacciatori, amanti degli uccelli, birdwatchers, fotografi naturalisti, curiosi della natura che ci circonda o anche se semplicemente amate leggere e apprezzare un bellissimo libro illustrato, questa guida non può mancare nella vostra libreria. Può essere acquistata direttamente dal sito internet della casa editrice: www.riccaeditore.it – e-mail: info@riccaeditore.it – tel. (0039) 06 79340534. (Walter Sassi)

LE ROTTE MIGRATORIE DEI TURDIDI
(17/10/2019)

Nella cartina qui di seguito si nota la contemporanea presenza del Tordo bottaccio (Turdus philomelos) nel sud della Francia tra il 4-5-6 ottobre 2019 e, contemporaneamente, in Italia e in Grecia (sempre in buona quantità). Vengono, pertanto, ipotizzate le seguenti considerazioni:
 
  1. La linea migratoria lungo la costa atlantica della Francia si è spostata a causa delle cattive condizioni meteo che hanno deviato lo spostamento del Tordo bottaccio che giunge dalla Gran Bretagna e dalla Norvegia e Svezia. Ciò ha indotto la specie a dirigersi verso il centro della Francia e scendere lungo il Rodano per giungere nella costa meridionale e proseguire verso la Spagna.
 
  1. La corrente migratoria che scende dall’estremo nord del Paleartico occidentale passando nel sud dell’Europa centrale e sorvolando le Alpi Giulie, prive di neve, ha interessato il nord Italia per seguire l’abituale linea di migrazione che dalla Liguria va verso la Francia per dirigersi successivamente in Spagna, giungendovi cinque o sei giorni dopo il primo weekend di ottobre.
 
  1. Contemporaneamente, una parte della corrente migratoria, sempre discendente dall’estremo nord del Paleartico, ha raggiunto la Grecia per dirigersi verso Cipro ed il Libano, quali territori di svernamento.
 
Per concludere questa ipotesi di lavoro esplicativo sulla migrazione autunnale del Tordo bottaccio si deve osservare che:
 
  1. Il grande flusso migratorio di questa specie è partito, quasi contemporaneamente, dai lidi di nidificazione.
  2. Le condizioni meteo hanno spostato la linea migratoria atlantica verso il Portogallo, passando dalla Francia centrale.
  3. Le favorevoli condizioni meteo presenti nel sud Europa (dall’Italia alla Grecia) hanno permesso un’ottima migrazione lungo le due solite direzioni.
 
Ci si chiede, quindi, il perché di questa contemporanea e massiccia partenza dai lidi di nidificazione. Il prof. J.C. Ricci dell’IMPCF (Institut Méditerranéen du Patrimoine Cynégétique et Faunistique), secondo i rilevamenti effettuati nel territorio francese, ipotizza un inverno rigido. Sarà nostra cura controllare la migrazione anche del Tordo sassello e della Cesena che con i loro comportamenti potrebbero farci comprendere l’andamento climatico dei prossimi mesi. Chi volesse comunicare particolari segnalazioni o osservazioni nel merito può contattare la Segreteria centrale ANUUMigratoristi – Ufficio coordinamento tutela ambientale e ricerca ornitologica (tel. 035/243825 – e-mail: anuu@anuu.org).
 
11/10/2019 – Un buon passo anche il 12-13-14 ottobre.                      
ANUU Migratoristi Stampa
(in collaborazione con l’Osservatorio

Ornitologico FEIN di Arosio – CO)

NOTA URGENTE DELLE AAVV PUGLIESI ALLA REGIONE

I Dirigenti delle Associazioni venatorie Federcaccia, Enalcaccia, Arci Caccia, ANUUMigratorosti, CPA ed EPS della Puglia hanno scritto alla Regione per chiedere una delibera d’urgenza, immediatamente esecutiva, che modificando la deliberazione della Giunta Regionale con la quale era stato approvato il calendario venatorio, consenta ai cacciatori l’esercizio dell’attività venatoria in modo temporaneo fino all’udienza del Consiglio di Stato del 24 ottobre.

Questo il testo del documento 

 


(08/10/2019)


 https://www.anuu.org/public/ckeditor/data/Nota-urgente-regione-puglia.pdf

GENERAZIONE “GREEN”: È UN VERO PROBLEMA?
(01/10/2019)


Greta ci guarda: milioni di ragazzini nelle strade durante i Venerdì per il futuro (Fridays for Future). Ottime iniziative che toccano un po’ tutti ma, soprattutto, fanno crescere nei più giovani una coscienza della natura che deve essere salvaguardata, sempreché si sia veramente consapevoli del perché si fanno queste manifestazioni, che non debbono significare esclusivamente il non andare a scuola, o il saltare un’interrogazione, o una verifica. Come tutte le cose il clima è una cosa seria, tant’è vero che ce ne siamo da sempre preoccupati, forse fin dai tempi di Virgilio, quando si lamentava dei miasmi dei laghi di Mantova per il troppo caldo che faceva ribollire le sue acque. O quando alla fine del Cinquecento vi erano periodi in cui il freddo aveva fatto abbassare di molto la temperatura per poi ritornare normale con i soliti piani che nei vari cicli si susseguono. Ma, al di là di queste considerazioni, una ripresa di attenzione sulla natura in generale è ormai necessaria, soprattutto se coerente, corretta, senza esasperazioni catastrofiche e con motivazioni serie. Bisogna gridare dinnanzi ai veri danni che l’uomo ancora rivolge, più o meno consapevolmente, alla nostra Terra, che non è solo dei “venerdì per il futuro” ma di tutti i giorni, perché sul Pianeta ci siamo tutti, nessuno escluso!  E il problema non sta solo nelle cannucce di plastica o nelle merendine, ma su temi ben più urgenti e rilevanti.  

FINALMENTE SI RICOMINCIA
(30/08/2019)

Cari Amici, tra poco ci siamo! L’emozione che precede l’apertura della caccia è sempre forte e ogni anno ci dà l’energia e l’entusiasmo per riprendere a fare quello che più ci soddisfa. Da Presidente di una storica Associazione come la nostra – che ogni giorno stringe i denti e si adopera per la tutela della nostra passione – ma soprattutto in veste di CACCIATORE, voglio augurare a tutti una grande stagione. Nello svolgimento delle varie forme di caccia raccomando sempre il massimo rispetto delle regole e delle norme di sicurezza, del prossimo, dell’ambiente, dei nostri ausiliari e dei nostri richiami per rendere ogni alba, ogni giornata, ogni uscita, un momento piacevole da collezionare nei nostri ricordi. Lavorando ogni giorno per difendere le nostre tradizioni molti obiettivi sono stati raggiunti ma molti ancora ne vorremmo ottenere e state certi che l’ANUUMigratoristi continuerà a far valere i nostri diritti e sarà sempre al fianco dei cacciatori, con particolare attenzione alle regioni toccate e pressate dalle dispute sui calendari venatori.

In bocca al lupo a tutti perché possiate raccogliere tante nuove soddisfazioni ed esperienze da vivere e condividere con i vostri cari e i vostri amici.

Un forte abbraccio.

Il Presidente ANUU Migratoristi

Marco Castellani

Entra e consulta “Il decalogo del cacciatore”, potrà esserti molto utile!


(30/08/2019)

https://www.anuu.org/public/ckeditor/data/DECALOGO-DEL-CACCIATORE_DEF.pdf
 

UNA SFIDA AL BUON SENSO
(09/08/2019)


E’ quello che l’ANUUMigratoristi chiede ad alcuni quotidiani che prendono, ancora, come “oro colato” i soliti farneticanti comunicati di alcune associazioni animaliste contro la regolamentazione del rifornimento dei richiami vivi ai capannisti recentemente approvata dalla Regione Lombardia allorquando, fin dal 2014, la stessa Commissione Ambiente UE precisava la legittimità di questi comportamenti come avviene anche nella vicina Francia. Ed ecco il testo integrale della lettera inviata “Signor Direttore, in riferimento all’articolo pubblicato sul suo quotidiano (omissis) … ancora una volta non porta serenità al comparto venatorio con i suoi associati e con il mondo produttivo di non poco conto, allorquando la stessa Commissione Ambiente UE in data 24/09/2014 rispondeva all’allora Presidente della LIPU, attuale Capo della Segreteria del Ministro dell’Ambiente: “È pertanto chiaro che la legge 116/2014 lascia alle Regioni la facoltà di autorizzare la cattura di uccelli ai fini di richiamo ma lo fa con esplicito riferimento all’Articolo 19-bis della Legge 157/92”. E’ una risposta esauriente e non c’è nessuna sfida alla UE! La Regione Lombardia, che si tutelerà nelle competenti sedi dinnanzi al continuo propalare di notizie false e tendenziose, ha rigorosamente rispettato le norme europee e nazionali e saprà far valere anche la tutela delle tradizioni e costumanze nel più rigoroso rispetto della legge. E ciò avviene già in Francia o in altri Stati membri dell’UE con diverse deroghe locali, espressamente previste nei singoli Stati. La Regione Lombardia è sempre stata l’elemento trainante dell’Europa e ha dato anche nel suo passato venatorio un aiuto concreto al mondo dell’industria, del commercio e delle buone regole rispettate da persone per bene, stanche solo di essere così strumentalizzate senza alcuna ragione. La vera sfida che dobbiamo, dunque, mettere in atto è per “il buon senso” che non viene più venduto neppure nel più rifornito “supermercato”. Grato dell’attenzione e per una puntuale smentita, con distinti saluti. Il Presidente regionale ANUUMigratoristi Lombardia, Domenico Grandini”

COMPORTAMENTI IRRESPONSABILI
(18/07/2019)


Mentre la Regione Lombardia sembra in tutt’altre faccende affaccendata, senza accorgersi che la normativa dei richiami vivi deve essere affrontata con decisione e non con semplici azioni di facciata, vi è gente che, oltre a danneggiare l’immagine “pulita” del cacciatore, specula con guadagni in nero oltre ogni misura di centinaia e centinaia di euro. Le notizie ci giungono, a più riprese, anche dal quotidiano “Bresciaoggi” che ben evidenzia, se fondatamente provati, questi comportamenti come quello di due cittadini di Artogne sorpresi da una pattuglia di Carabinieri della Stazione di Laces (BZ) durante un’azione di contrasto alla microcriminalità che, senza immaginarlo, hanno ritrovato nel bagagliaio della loro auto una trentina di nidi di tordo bottaccio! Oltre a quello, ancor più recente, avvenuto lungo la tangenziale sud di Brescia con il fermo di un’autovettura con 353 esemplari ancora di tordo bottaccio e di cesena, sicuramente prelevati dai nidi nel Trentino o in Alto Adige, destinati a fruttare decine di migliaia di euro. A questo punto la Regione Lombardia e le istituzioni preposte al settore caccia intendono ancora continuare sulla strada del “non fare”? Ormai il settore continua sempre più a sopportare ingiustamente questa grave criticità, essendo veramente minimali – ovviamente, pur necessarie – le correzioni dovute della legge regionale in materia, senza tuttavia applicarla completamente per risolvere i problemi. Auguriamoci che queste notizie, estrapolate dalla stampa locale, facciano ripensare il proprio comportamento agli uomini e alle istituzioni del settore, perché il vaso è ormai colmo. E poi non si vuole consentire quel minimo regolare e controllato prelievo dai punti espressamente autorizzati nella regione in cui si pratica, più o meno diffusamente, la caccia da appostamento, in modo programmato e coordinato nell’ambito di un’attività venatoria lecita e consentita a livello europeo e che non impatta sul territorio nel pieno rispetto del mondo agricolo!

SILENZIO VENATORIO
(18/07/2019)


Una recente sentenza della Corte di Cassazione (III sez. penale, n. 13645/2016 R.G.,  dep. 21/03/2017) chiarisce, una volta per tutte, che il reato di esercizio di caccia nei giorni di silenzio venatorio è assorbito da quello commesso in periodo di caccia chiusa. Invero, la Suprema Corte ha precisato che non può esserci concorso di reato se un soggetto viene trovato in atteggiamento di caccia (abusiva) durante il periodo di chiusura generale ad un determinato selvatico nelle giornate di martedì o venerdì, ma dovrà essere integrata la sanzione di maggiore gravità che assorbe integralmente quella prevista per il reato minore. In altri termini, se il soggetto viene trovato in atteggiamento di caccia, cioè in possesso di fucile, munizioni e soprattutto della preda catturata, sia pure nelle giornate di silenzio venatorio, ma in periodo di chiusura generale, la pena prevista sarà quella dell’arresto da tre mesi ad un anno o l’ammenda da lire 1.800.000 a lire 5.000.000 (da trasformarsi in euro), cioè quella di maggiore gravità prevista dal legislatore a tutela della fauna non cacciabile nei periodi stabiliti dal ciclo biologico di un selvatico.

GRETA E I GIOVANI
(18/07/2019)


Noi crediamo nei giovani: sono molto meglio di quanto crediamo, anche se in molti casi alle spalle non hanno una famiglia che trasmetta loro il vero insegnamento quotidiano, perché padri e madri sono in tutt’altre faccende affaccendati, fuori casa, e l’educazione scolastica rappresenta lo specchio di una classe certamente proveniente da un passato recente dove, ovviamente non tutto – per nostra fortuna – era più aduso alle manifestazioni di piazza o ad un voto collettivo dello scorso secolo. Ma, al di là di questo spaccato, vi sono giovani che si impegnano, quelli che cercano nuovi modelli di vita, quelli che studiano e conseguono ottimi risultati, quelli che ancora sognano che il mondo debba essere diverso, ma senza pensare alla realtà della vita. E così l’ambiente diventa l’attaccapanni della loro speranza perché c’è ancora la possibilità di gridare e, forse, di evitare qualche giorno di scuola. Al di là di tutto questo vi è una classe politica sorta sulla brace delle mille illusioni del passato, prive di ogni realtà concrete, disobbedienti alle indicazioni di quanti cercavano di evidenziare loro gli inevitabili errori. Ora questi ragazzi, diventati maturi, vorrebbero essere i nocchieri della nostra barca ricevendo dai giovani di oggi una lezione di vita a cui non sanno rispondere perché privi di quegli insegnamenti che non avevano ricevuto durante i loro cortei, le loro occupazioni, le loro battaglie vuote. E così vi è Greta con le sue manifestazioni …inutili, ma che dovremmo imparare a comprendere – se ne siamo capaci – per dare delle risposte non solo sull’ambiente da tutelare, ma anche su un modello di vita che non siamo stati capaci di imparare dai nostri padri. I corsi e i ricorsi di vichiana memoria si ripetono.

CENTINAIO: RIPORTARE LA CACCIA AL MIPAAFT SARÀ UNA MISSION DI QUESTA LEGISLATURA
(18/07/2019)


“La caccia è sempre stata competenza del Ministero dell’Agricoltura. Negli anni i miei predecessori hanno regalato tale competenza al Ministero dell’Ambiente tenendo purtroppo una parte solo marginale. Personalmente sono convinto che riportare questo comparto al MIPAAFT sia la mission di questa legislatura, senza andare in diatriba con il Ministro dell’Ambiente. Da parte mia c’è la massima attenzione e in tutte le occasioni ho evidenziato l’importanza del settore. Oggi come oggi la caccia non deve essere vista come il nemico dell’ambiente, penso che i cacciatori siano i primi amici dell’ambiente, della tutela del paesaggio e delle aree agricole e il messaggio che è opportuno far passare, a chi sta a Roma a decidere insieme a me, è proprio quello di delineare un determinato equilibrio da tutte le parti quando vengono affrontate tematiche specifiche come la caccia.” Così ha dichiarato il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo, Sen. Gian Marco Centinaio, al Castello di Bereguardo, in provincia di Pavia, in occasione della storica Sagra della Caccia.

XXII CAMPIONATO EUROPEO DI CHIOCCOLO
2a EDIZIONE DELL’ALBO D’ORO
(18/07/2019)


In occasione della XXII edizione, svoltasi ad Alijó, in Portogallo, dal 10 al 12 maggio 2019, Umberto Carcò, esperto storico della Sagra dei Osei di Sacile (PN) e animatore fin dall’inizio del Campionato Europeo di Chioccolo, nato proprio a Sacile nel 1998, ha voluto portare in stampa la seconda edizione dell’Albo d’Oro (la prima fu edita nel 2017 in occasione della XX edizione di Sacile) per conto dell’Associazione Pro Sacile, con la collaborazione dell’ANUUMigratoristi e di Roberta Cornalba della Segreteria centrale di Bergamo. Questo secondo volumetto delinea la storia del Campionato europeo d’imitazione del canto degli uccelli (chioccolo in italiano, chilet in francese, reclamo bucal in spagnolo, chamariz in portoghese) perché questa magica tradizione non venga dimenticata e venga celebrata proprio come avviene nelle numerose sagre venatorie che allietano i nostri mesi estivi da nord a sud dell’Italia e dell’Europa mediterranea. I testi, redatti nelle lingue ufficiali del chioccolo (italiano, francese, spagnolo, ed ora anche portoghese), e molte fotografie arricchiscono l’Albo d’Oro nel ricordo di coloro che hanno ideato, organizzato e partecipato ad una manifestazione culturale venatoria che trova le sue radici nel passato e che le tramanda al futuro con orgoglio e passione. Per gli amici dell’Associazione Pro Sacile, con il contributo di AECT, ANDCTG, APAVAL, ANUUMigratoristi, CIC, FIdC, FIMOV e AFFAO, l’obiettivo è anche quello di unire Paesi diversi tramite i punti in comune: la passione per la natura, il recupero delle tradizioni, la cultura venatoria e il piacere di ritrovare le identità tra le comunità.
Per richiedere il volumetto “Albo d’Oro del Chioccolo (2a edizione 2019) – XXII Campionato Europeo di imitazione del canto degli uccelli” bisogna contattare la Segreteria centrale ANUUMigratoristi di Bergamo: tel. 035/243825 – fax 035/236925 – e-mail: anuu@anuu.org.

PARCHI: LA SICILIA NON HA BISOGNO DI ALTRI RECINTI E DIVIETI
(18/07/2019)


Lettera Aperta alle Istituzioni della Regione Sicilia
Le scriventi Associazioni Venatorie Nazionali riconosciute dalla L. 157/92 e il CNCN – Comitato Nazionale Caccia e Natura, riuniti nella Cabina di Regia unitaria del mondo venatorio, Vi chiedono in quanto rappresentati dei cittadini nelle Istituzioni regionali siciliane, di raccogliere tutta la nostra preoccupazione per le proposte di legge e ipotesi di individuazione e perimetrazione di nuove aree protette per la Regione Sicilia di cui vorrebbe farsi promotrice quest’ultima.

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COMPORTAMENTO VENATORIO E PENSIERO AMBIENTALE
(18/07/2019)


La caccia oggi è messa in discussione in una società che pare sempre più allontanarsi dalla visione antropocentrica della natura: vale a dire che l’uomo, per chi sposa l’etica ambientalista, non sarebbe più al centro del mondo o, per chi crede, del Creato, mentre per un cacciatore l’etica venatoria si fonda proprio su questa centralità dell’essere umano, che per tale motivo deve essere sempre attento, razionale, misurato nel godere dei frutti della natura.
L’attività venatoria, tuttavia, presenta caratteristiche sulle quali un intelligente ambientalista dovrebbe convenire: conoscenza, ricerca, osservazione, riflessione. Poi, a volte, la fruizione tramite lo sparo. E qui si apre il discrimine tra la caccia e la non caccia, che porta ad offuscare tutti i valori naturalistici propri e incontestabili dell’esercizio venatorio. Per una volta, quindi, accantoniamo il piacere della convivialità e la soddisfazione degli amici che cacciano insieme e concentriamoci sul far comprendere la vera etica della nostra attività:
1)    la caccia è partner del mondo agricolo-forestale: l’esercizio venatorio è incentrato sull’attività umana, laddove è monitoraggio delle specie cacciabili e valore commerciale di un coordinato e programmato prelievo;
2)    la caccia è la fruizione programmata delle risorse naturali, improntata al criterio di sostenibilità, per far sì che le generazioni future possano goderne e trovare il consenso nella parte più attenta della società civile;
3)    la caccia, quale razionale protezione dell’ecosistema del bosco o dei vari territori in cui viviamo, è ragionevolmente accettata, sempre da parte dell’ambientalismo intelligente, più vicino al sociale, perché è provato che l’esubero di ogni specie risulta negativo per le altre;
4)    la caccia rappresenta una necessaria regolamentazione della consistenza faunistica: un ambiente viene danneggiato da un’eccessiva presenza di animali selvatici. In buona sostanza un ambiente con eccessiva presenza faunistica mette in pericolo la “diversità biologica”;
5)    la caccia tutela le specie minacciate. Un attento prelievo, ad esempio, della volpe, il cui spazio vocato è in aumento, rispetto a quello sempre più ristretto del gallo forcello (causa i cambiamenti climatici e l’antropizzazione della montagna), è un contributo fondamentale alla conservazione faunistica perché comporta il contenimento di una specie rispetto ad un’altra. La caccia non è solo abbattimento e fra caccia e ambiente non si può vedere sempre e solo contrapposizione;
6)    la caccia è anche un elemento fondamentale per il controllo delle malattie della fauna selvatica, poiché consente di monitorare lo stato di salute delle varie specie e di evitare o ridurre il nocumento ad altre specie (nel caso di zoonosi all’uomo). Ad esempio, dopo il disastro dell’ICMESA di Seveso (10/07/1976) si monitorò il passaggio dei migratori. E così avvenne dopo quello di Chernobyl (26/04/1986) per controllare eventuali contaminazioni.

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La caccia è, dunque, non solo assolutamente legittima, ma anche necessaria per la conservazione dell’equilibrio biologico e della molteplicità delle specie in territori gestiti dall’uomo. Naturalmente il prelievo deve essere coordinato, programmato e controllato da un cacciatore formato e informato.
Quando andiamo a caccia dobbiamo concentrarci sull’attività che stiamo svolgendo, sia per la nostra e altrui sicurezza, perché ogni nostro colpo tenga presente il “benessere” dell’animale che stiamo per prelevare. È uno sforzo cognitivo non semplice ma, quando diciamo che l’andare a caccia ci solleva da molti pensieri e dai problemi della vita quotidiana, dobbiamo pure considerare la necessità della massima consapevolezza dell’attività che stiamo svolgendo, valutando mentalmente la nostra presenza sul territorio.

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Il cacciatore non guarda solo all’impronta economica (selvicoltura, agricoltura, turismo), ma pure all’ecosistema nel suo variegato insieme.
Ferve oggi il dibattito tra comportamento venatorio, con l’uomo al centro, e pensiero animalista, con l’uomo relegato al margine.
La cultura venatoria, che si traduce nella più ampia espressione della parola “comportamento”, non è solo la conoscenza della fauna, delle regole, degli elementi giuridici di una corretta presenza nell’ambiente, ma il farsi sentire un uomo diverso dagli altri e cosciente del valore delle tradizioni da conservare per le generazioni future. Il cacciatore è, in poche parole, un uomo che non ha nulla da spartire con quei difensori della natura che, con facinorose e scalmanate manifestazioni nelle strade, sono pronti a distruggere quell’ambiente che vorrebbero con le grida tutelare!
Se sapremo, quindi, migliorare e valorizzare il corretto comportamento venatorio, la caccia sarà più comprensibile a più persone, diluendo i conflitti. E vi pare poco essere i primi e migliori rappresentanti di se stessi e della categoria

CALENDARI VENATORI. SU MORIGLIONE E PAVONCELLA LA CABINA DI REGIA UNITARIA DEL MONDO VENATORIO SCRIVE ALLE REGIONI
(18/07/2019)


Le associazioni venatorie e il CNCN, riunite nella cabina di Regia, mettono a disposizione le argomentazioni scientifiche e giuridiche per rigettare la richiesta del Minambiente di vietare la caccia a moriglione e pavoncella

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LA FEIN E LE SUE RICERCHE: ATTIVITÀ LECITA
(18/07/2019)


Di interventi della magistratura su infondate denunce, sono ormai piene le stanze degli organi operativi dedicati al controllo della legge e dei cittadini, con la stampa sempre pronta a gridare allo scandalo.
Così è toccato anche alla Fondazione europea FEIN, non rispettosa, senza alcun fondamento, della normativa vigente nello svolgimento delle proprie attività ornitologiche, attuate nella sua struttura pluricentenaria, sede di incontri scientifici nazionali e internazionali, di visite guidate e di una ricca raccolta di dati su oltre 210.000 inanellamenti. Un’attività in campo ornitologico avviata nel 1959 e proseguita, dal 4 agosto 1977, in forma standardizzata, arricchita, dai primi anni '90 dello scorso secolo, da una rilevante raccolta museale.
Tutte accuse rivelatesi, ovviamente, prive di fondamento: ci sono però volute oltre 700 pagine di un’elaborata indagine, pur tuttavia sin dall’inizio rivelatasi priva di consistenza sia a livello penale che amministrativo, tanto da far scrivere al Pubblico Ministero nella sua richiesta di archiviazione al GIP presso il Tribunale di Como che appare all’evidenza come “…l’Osservatorio Ornitologico di Arosio svolga un’attività ontologicamente distinta dall’uccellagione e dalla cacciagione: conseguentemente le condotte accertate a suo carico (e cioè la cattura degli uccelli finalizzata all’inanellamento degli stessi ed altre attività scientifiche proprie dell’ornitologia, attività svolta anche mediante richiami acustici), non integrano una condotta penalmente rilevante, anche sotto il profilo soggettivo del reato”. La notizia di reato è, quindi, da considerarsi infondata e tutta la minuziosa attività di indagine ha azzerato ogni ragionevole dubbio di colpevolezza.
Pertanto, la FEIN, i suoi operatori e gli Osservatori Ornitologici esteri che da anni intrattengono con la Fondazione un proficuo rapporto di studio, possono stare sicuri dell’avventatezza, insipienza e, infine, infondatezza di accuse, minuziosamente programmate pure sulla base di inqualificabili denunce da parte di un’Associazione, la solita LAC, che in questo caso non potrà in alcun modo considerarsi “persona offesa”.  
Si stempera così un’amarezza, durata dal 18 ottobre 2018 fino al 27 giugno 2019, con la FEIN e la sua attività sempre più credibili agli occhi dei cittadini e delle istituzioni.

PERCHÈ LO FAI?
La caccia rispettosa dell’ambiente e i suoi valori
(18/07/2019)


Immaginatevi di uscire una mattina a caccia in compagnia di un amico che cacciatore non è e che magari ha anche qualche prevenzione al riguardo.
Camminate assieme ed entrambi godete del paesaggio in cui vi siete immersi, godete dello spettacolo che la natura vi offre, delle piante e degli animali che incontrate. Tutti e due sentite di amare tutto ciò, di volerlo difendere e preservare, di volerne far parte per sempre.
Poi, improvvisamente, vi fermate. Accade qualcosa di diverso: avete avvistato l’animale da accostare o il vostro cane ha fermato il selvatico che cercavate e poi voi sparate, prendendovi una vita, mentre il vostro amico assiste alla scena e vi chiede: “Perché lo hai fatto? Perché lo fai?”.
Lui non va a caccia, lui non ha dentro la vostra e nostra passione, lui non riesce a capire la nostra ancestrale pulsione, lui non comprende le nostre emozioni ma ci chiede – pretende – una risposta alle sue domande.
Forse, perché è intelligente, vuole capire, vuole comprendere il nostro comportamento che, così istintivamente, non comprende e non approva.
Ecco, allora, l’importanza di cambiare linguaggio, cambiare argomentazioni per condividere con chi cacciatore non è la bellezza, il fascino, ma soprattutto il valore e l’importanza del cacciatore e della caccia oggi.
E le argomentazioni non ci mancano.
Proviamo a rispondere all’amico non cacciatore che l’attività venatoria va sostenuta e difesa perché rappresenta un patrimonio culturale, sociale, economico ed anche un insostituibile strumento di conoscenza, gestione e difesa faunistica ed ambientale. Proviamo a ricordargli che all’occhio esperto dei cacciatori ben difficilmente sfuggono i segnali di degrado che diversi fattori possono determinare sull’ambiente e sulla fauna e che molti casi di inquinamento, comportamenti illeciti, abusi perpetrati a danno dell’ambiente e della fauna sono infatti spesso segnalati proprio dai cacciatori e dalle guardie del mondo venatorio alle competenti Autorità.
Proviamo a evidenziargli che l’attività venatoria è uno strumento importante di gestione ambientale e il cacciatore rappresenta con la sua attività, scientificamente sostenibile e regolata da norme nazionali e internazionali, uno dei principali artefici della governance del territorio, della tutela della biodiversità e delle produzioni agricole intervenendo sulle specie alloctone e su quelle in esubero.
Proviamo a farlo riflettere sul fatto che la caccia è elemento fondamentale per la creazione di una filiera alimentare tracciata delle carni di selvaggina, valorizzando una risorsa naturale rinnovabile del nostro territorio, attraverso la quale creare economia e nuovi posti di lavoro.
Proviamo a comunicargli che il valore economico-occupazionale del comparto sportivo-venatorio e dei settori ad esso collegati con i suoi quasi 100.000 addetti, un effetto economico di circa 8 miliardi di euro, un valore che rappresenta lo 0,51% del PIL nazionale (dati Università di Urbino) e le sue eccellenze artigianali e industriali che fanno del Made in Italy un riferimento mondiale, è un fattore di primaria importanza da tutelare e di cui tenere massimo conto nelle politiche di sviluppo del Paese.
Proviamo a fargli sapere che i cacciatori italiani versano annualmente allo Stato circa 115 milioni di euro di tasse di concessione governativa e circa 40 milioni di euro alle Regioni come tasse di concessione regionali, a cui vanno sommati almeno 60 milioni di euro versati agli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia) e CA (Comprensori Alpini di Caccia) destinati ai ripopolamenti e al miglioramento agro-ambientale per favorire la presenza, la sosta, l’alimentazione e la riproduzione della fauna selvatica intesa come capitale di cui poi noi preleviamo razionalmente solo gli interessi.
Come ho già detto e scritto in passato purtroppo quello che per noi è giusto e scontato, per una parte importante della società di oggi è sconosciuto. Per questo risulta inutile “pretendere”, ma bisogna lavorare promuovendo il nostro ruolo reale e quindi per farci avvertire come un bisogno reale.
Per questo dobbiamo continuare a lavorare con l’obiettivo di garantire un futuro che rispetti e riconosca la nostra cultura, le nostre radici e tradizioni, i nostri valori, perché sappiamo che non sono superati, inutili o addirittura dannosi come qualcuno sostiene, ma rappresentano invece un bene non solo per l’ambiente ma per tutta la società che non deve più vederci come un problema, o nel migliore dei casi tollerarci, ma deve rendersi conto del nostro valore, della nostra utilità del nostro essere risorsa civile, ambientale ed economica, perché essere cacciatori vuol dire anche lavorare concretamente per un ambiente migliore, per essere tra la gente, per la gente, per essere tutti cittadini migliori.

RINNOVATA LA COPERTURA ASSICURATIVA:
FORMULA INTEGRATIVA "OPZIONE PIÙ CANI"
(18/07/2019)


Si comunica che all’interno della copertura assicurativa Morte e ferimento del cane è stata rinnovata la formula integrativa “opzione più cani” per assicurare più di un cane di proprietà:
  • i titolari di tessera SILVER (con cane) e GGVV SILVER hanno la possibilità di tutelare un ulteriore cane, oltre a quello già assicurato con questo tipo di tessera, in caso di morte, al costo di € 22,00;
  • i titolari di tessera GOLD (con cane) e GGVV GOLD hanno la possibilità di tutelare due ulteriori cani, oltre a quello già assicurato con questo tipo di tessera, in caso di morte o ferimento, al costo di € 38,00.
Si precisa che i cani assicurati, oltre ad essere di proprietà del cacciatore, dovranno essere identificati mediante microchip al momento dell’attivazione dell’opzione la quale avrà validità dal momento del pagamento del relativo premio.
Per il pagamento bisogna utilizzare un bollettino di c/c generico (C/C n. 00301242 intestato ad A.N.U.U. Associazione dei Migratoristi Italiani – Via Baschenis, 11/C – 24122 Bergamo), specificando nella causale: “OPZIONE PIÙ CANI”, IL/I NUMERO/I DEL/I MICROCHIP, IL NUMERO E IL TIPO DI TESSERA ALLA QUALE L’OPZIONE È ABBINATA.
Qualora tali dati non venissero indicati nella causale del bollettino la formula integrativa non potrà essere ritenuta valida.
Per qualsiasi informazione si prega di contattare la Segreteria centrale di Bergamo: tel. 035/243825 – fax 035/236925 – e-mail: anuu@anuu.org

RINNOVATA LA TUTELA ASSICURATIVA DEI CAPANNI E DEI RICHIAMI VIVI
(18/07/2019)


È stata rinnovata l’opzione integrativa destinata ai capannisti (sia da appostamento fisso che da appostamento temporaneo) e ai possessori di richiami vivi, comprensiva delle seguenti garanzie: incendio del capanno (risarcimento massimo di € 2.000,00), furto e morte (di uccelli legittimamente detenuti, per attacco di rapaci, roditori e animali predatori) di richiami vivi (risarcimento massimo di € 60,00 per ogni animale, fermo il limite massimo complessivo di € 300,00 per sinistro e per anno assicurativo). Questa opzione aggiuntiva ha un costo di € 12,00 e i bollettini di conto corrente postale per effettuare il pagamento sono disponibili presso le sedi ANUUMigratoristi.
Per informazioni contattare la Segreteria centrale di Bergamo (tel. 035/243825 – e-mail: anuu@anuu.org).
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