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LA LEGGE

ULTIMA ORA

QUESTIONE TORTORA. LA CABINA DI REGIA PROTESTA CON MITE E CONFERENZA STATO REGIONI
SCADENZE PROROGATE AL 13 GENNAIO 2021 FACCIAMO CHIAREZZA


(27/08/2021)

Continua forte l’impegno delle Associazioni Venatorie e di una parte delle Regioni per raggiungere l’accordo sul Piano di gestione della tortora. La colpevole inerzia della Conferenza Stato Regioni e del Ministero competente ha vanificato il lavoro di mesi e penalizzato senza motivo migliaia di cacciatori, sacrificati ancora una volta inspiegabilmente all’ideologia anti-venatoria. Chiesto un incontro urgente per la risoluzione del problema entro il 30 agosto
 
Roma, 26 agosto 2021 – Con una lettera indirizzata a Massimiliano Fedriga, Presidente della Conferenza Stato-Regioni, all’On. Mariastella Gelmini, Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, e per conoscenza ai Presidenti delle Regioni e all’On. Deborah Bergamini, Sottosegretario di Stato ai Rapporti con il Parlamento, le Associazioni Nazionali Venatorie Riconosciute, facenti parte della Cabina di Regia del Mondo Venatorio (Federazione Italiana della Caccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, Enalcaccia, Arcicaccia, AnuuMigratoristi, Italcaccia, Ente Produttori Selvaggina) e il Comitato Nazionale Caccia e Natura affrontano ancora una volta la questione tortora.
 
Attorno a questo selvatico e alla possibilità del suo prelievo venatorio è andato in scena ancora una volta in Italia il consueto triste copione di uno spettacolo già visto. Trincerandosi dietro l’altrettanto consueto rimpallo di competenze e responsabilità, si è fatto in modo che mesi di lavoro e impegno serio, coerente e rispettoso portato avanti dalle associazioni venatorie riconosciute per raggiungere un consenso unanime sul piano di gestione della tortora selvatica, condizione richiesta dalla Commissione Europea per poter mantenere seppure in un modo ridotto le giornate di caccia a questo selvatico nei calendari venatori regionali, siano stati finora vanificati da una evidente insensibilità, forse dovuta a pregiudizi ideologici che non possono essere propri delle Istituzioni del nostro Governo.
 
Dal 23 aprile 2021 infatti, data in cui si è raggiunto l’accordo sul Piano per la gestione nazionale della tortora, questo non è stato portato in esame della Conferenza Stato Regioni per la sua mancata iscrizione all’ordine del giorno, dovuta a evidente colpevole inerzia sia della stessa Conferenza che del Ministero competente.
 
Una inerzia che va contro qualsiasi logica oltre che in contrasto col preciso dovere della pubblica amministrazione di trovare definizione a problematiche di competenza di organi pubblici o ad essi sottoposti e che mostra chiaramente come la volontà politica sia quella di acconsentire sempre e comunque a qualsiasi richiesta protezionista, sia essa giustificata o meno dalla oggettività dei fatti.
 
Per questo motivo, le Associazioni riunite nella Cabina di Regia hanno formalmente richiesto un tempestivo incontro per la definizione, entro il 30 agosto prossimo, dell’esame del Piano, pronte ad assumere i necessari provvedimenti se anche questa richiesta venisse disattesa.
 
Con l’occasione la Cabina di Regia venatoria intende rivolgere un sentito ringraziamento ai Presidenti di Regione che in fase di stesura del Piano prima e di definizione dei calendari venatori dopo, con senso di responsabilità nei confronti di una classe di cittadini meritevole di attenzione e rispetto e consapevoli del proprio ruolo istituzionale, si sono assunti il coraggio di deliberare in modo da inserire la specie tortora fra quelle oggetto di prelievo.
 
 
Componenti della cabina di regia del mondo venatorio:
Federazione Italiana della Caccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, Enalcaccia, Arcicaccia, AnuuMigratoristi, Italcaccia, Ente Produttori Selvaggina, CNCN (Comitato Nazionale Caccia Natura).
 
Contatti:
mail: cabina.regia.venatoria@gmail.com tel. Segreteria: +39 06 54210529 (Comitato Nazionale Caccia e Natura)

CONTROLLO DELLA FAUNA SELVATICA: UN’IMPORTANTE SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE


(26/02/2021)

 
La Corte costituzionale (Giancarlo Coraggio, Presidente; Luca Antonini, Redattore), con sentenza n. 21/2021, depositata il 17 febbraio 2021, si è pronunciata sulla legittimità costituzionale dell’art. 37, commi 3, 4, 4-ter e 4-quater della l.r. 3/94 della Toscana, sollevata in via incidentale dal TAR della Toscana, in riferimento all’art. 117, comma 2, lett. s) della Costituzione. In buona sostanza, per il TAR il vulnus arrecato dalla legge regionale toscana alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, sarebbe stata l’estensione del novero dei soggetti cui affidare l’attuazione dei piani di abbattimento della fauna selvatica, rispetto a quanto disposto dall’art. 19, c. 2 della legge 157/92. La Corte non è stata di questo avviso, dichiarando non fondate le questioni di legittimità costituzionale dei commi 3, 4 e 4-quater e dichiarando l’illegittimità costituzionale del solo comma 4-ter.
Ciò che di interessante emerge da questa sentenza è la parziale riconsiderazione della Corte per il proprio orientamento, consolidatosi nell’ultimo quindicennio, secondo cui l’elenco dei soggetti autorizzati ad effettuare il controllo della fauna selvatica, di cui all’art. 19, comma 2, della legge 157/1992, è tassativo e, pertanto, le leggi regionali che ampliano tale elenco sarebbero in conflitto con la norma statale.
 Nel riconsiderare il proprio orientamento, la Corte ha tenuto conto di alcune “condizioni specifiche di ordine sia normativo sia fattuale, nel frattempo sensibilmente mutate”, citando in particolare le seguenti:
-       la significativa riduzione del personale appartenente ai corpi e ai servizi di Polizia provinciale a seguito del “complesso e travagliato processo di riforma” che ha condotto al ridimensionamento delle funzioni provinciali;
-       l’aumento costante e significativo delle popolazioni di determinate specie di fauna selvatica (specialmente ungulati e, in particolare, cinghiali);
-       la diminuzione della popolazione venatoria e, parallelamente, delle risorse economiche ricavate dalla tassa di concessione regionale per l’esercizio venatorio, da reinvestire per le finalità attuative della legge medesima;
-       le “rilevanti criticità a danno degli ecosistemi” per effetto della combinazione delle suddette condizioni.
La Corte ha pertanto concluso nel senso che le disposizioni regionali censurate sono al contrario idonee ad incrementare lo standard minimo di tutela ambientale previsto dalla disposizione statale, perché sono funzionali all’effettivo conseguimento delle stesse, prevalenti, finalità di tutela ambientale – che altrimenti rischierebbero di rimanere inattuate a causa di un’inadeguata disponibilità di risorse in termini di personale qualificato e di finanze – per garantire le quali la norma statale prevede il controllo faunistico.
La Corte, riconoscendo la legittimazione ad intervenire delle guardie venatorie volontarie, in quanto guardie particolari giurate, e dei cacciatori formati e abilitati quali operatori volontari, ha anche posto l’accento sul fattore qualificante decisivo per questi ultimi, costituito dalla specifica formazione per il controllo faunistico, con corsi basati su programmi concordati con ISPRA, prevista dalla legge regionale della Toscana, ritenibile ancor più qualificata, ad esempio, delle “semplici” abilitazioni a particolari forme di prelievo venatorio – come quelle degli ungulati – che già esigono una formazione di livello superiore a quella richiesta per l’abilitazione di base alla caccia. Appena per inciso, sia detto che le figure degli operatori o coadiutori volontari, specificamente formate, vennero progressivamente introdotte dalla maggioranza delle leggi regionali, oltre a quella della Toscana, proprio per assolvere con maggior efficacia a una mansione sempre meno svolta per oggettivi impedimenti dalle Polizie provinciali, alle quali viene comunque riconfermato il necessario ruolo di coordinamento dell’intera attività.
Si tratta senza dubbio di una sentenza innovativa, che rafforza e legittima l’azione legislativa e normativa delle Regioni e operativa delle Polizie provinciali in ambito di controllo e contenimento della fauna selvatica, con l’avvalimento e il contributo degli operatori volontari, per porre un freno alla problematica dei danni da fauna selvatica alle pratiche agricole, forestali e zootecniche, che in molte aree d’Italia ha raggiunto livelli d’impatto quasi insopportabili. 

La Cabina di Regia unitaria del mondo venatorio interviene sul Decreto del MIPAAF del 23/12/2020 relativo all’aumento dei massimali assicurativi    


(28/01/2021)

TOSCANA: L’ORDINANZA DEL PRESIDENTE GIANI E LA CACCIA NEGLI ATC DI RESIDENZA VENATORIA


(05/12/2020)

Come si legge in questo Comunicato Stampa della CCT, grazie al grande lavoro delle Associazioni venatorie, il Presidente della Regione Toscana (ritornata in “zona arancione”) ha emesso un’ordinanza con la quale i cacciatori possono riprendere la caccia non solo sul territorio del proprio comune di residenza ma anche all’interno dell’ATC di residenza venatoria e delle aziende faunistico venatorie e di altri istituti al di fuori del proprio comune di residenza o domicilio:

https://www.anuu.org/public/ckeditor/data/CCT-IL-PRESIDENTE-GIANI-HA-FIRMATO-L’ORDINANZA--DA-DOMANI-SI-TORNA-A-CACCIA-.pdf

CATTURA DEI RICHIAMI VIVI IN FRANCIA:
PARERE FAVOREVOLE DELL’AVVOCATO GENERALE
DELLA CORTE DI GIUSTIZIA UE


(25/11/2020)

Come noto, quasi alla vigilia dell’apertura della stagione 2020 delle catture dei richiami vivi di Turdidi in Francia, realizzate utilizzando la “glu” – in buona sostanza, il vischio – il Presidente Macron era personalmente intervenuto sospendendo l’attività, nell’attesa della pronuncia della Corte di Giustizia europea a seguito di un ricorso in precedenza promosso dal Consiglio di Stato. L’Avvocato Generale della Corte di Giustizia, la tedesca Juliane Kokott, ha precisato nel suo parere emesso pochi giorni orsono che la “chasse à la glu” può essere autorizzata se si limita alle piccole quantità, stimando che può essere compatibile con la Direttiva Uccelli se riveste una rilevanza culturale. È noto che i giudici componenti la Corte non sono obbligati a condividere tale parere che, comunque, è una posizione ufficiale di uno degli organi comunitari aventi titolo ad esprimersi nelle controversie aventi ad oggetto l’applicazione nazionale delle normative comunitarie. Ovviamente, tale pratica deve limitarsi a prelievi di piccole quantità delle specie di uccelli interessate, nell’ottica di un utilizzo giudizioso, a condizione, sostiene l’avv. Kokott, che le competenti autorità francesi pervengano ragionevolmente alla conclusione che il mantenimento di una forma di “caccia” tradizionale, a fini ricreativi, distribuita a livello regionale, abbia un’importanza culturale. In altre parole “un metodo di caccia può essere riconosciuto come sufficientemente selettivo se è accertato che la cattura involontaria di specie di uccelli differenti e le conseguenze di una tale cattura siano accettabili rispetto all’importanza culturale del modo di cattura” (tradotto dal francese, N.d.A.). Ovviamente, oltre al rispetto delle piccole quantità, l’avv. Kokott sottolinea la necessità di controlli e sorveglianza stretti, nonché del rispetto del criterio della selettività del metodo: in buona sostanza, invocando il rispetto delle condizioni di cui all’art. 9, par. 1, lett. c) della Direttiva. Per la cronaca, ricordiamo che la cattura col vischio di tordi e merli da impiegare come richiami vivi nella caccia da appostamento è praticata in cinque Dipartimenti del sud-est della Francia, ossia Alpes-de-Haute-Provence, Alpes-Maritimes, Bouches-du-Rhône, Var e Vaucluse. Un buon passo avanti in attesa della pronuncia della Corte che ormai non dovrebbe tardare.

DPCM DEL 03/11/2020 E IMPATTO SULLA CACCIA:
LA CABINA DI REGIA SCRIVE A REGIONI E MINISTERI


(24/11/2020)

Tra le varie iniziative messe in atto dalla Cabina di regia unitaria del mondo venatorio per fronteggiare il drastico impatto del DPCM 03/11/2020 sulla caccia vi sono anche le lettere inviate a tutti i Presidenti delle Regioni e Province Autonome e ai Ministeri dell’Agricoltura, degli Interni, dell’Ambiente e delle Politiche regionali. La necessità di chiarezza è ciò che viene chiesto alle Istituzioni, perché vi è stata carenza di specifiche disposizioni attuative o chiarificatrici sull’attività venatoria e su tutto il suo indotto economico, soprattutto nelle zone “rosse”. La Cabina di regia rinnova e chiede con fermezza il rispetto di tale attività – socialmente ed economicamente fondamentale – e la possibilità che la stessa possa continuare ad essere esercitata anche nelle zone “rosse” e “arancioni”, in tutte le sue forme, nel pieno rispetto dei protocolli anti-covid. 

LA CABINA DI REGIA DEL MONDO VENATORIO
SCRIVE AL GOVERNO


(20/11/2020)

A seguito dell’entrata in vigore del DPCM del 03/11/2020 e al forte impatto dello stesso sull’attività venatoria italiana, con data 18/11/2020 le Associazioni aderenti alla Cabina di Regia unitaria del mondo venatorio (FIdC, ANLC, Enalcaccia, Arci Caccia, ANUUMigratoristi, Italcaccia, EPS, CNCN) hanno inviato due lettere, del medesimo spessore, al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al Presidente della Conferenza Stato Regioni, Stefano Bonaccini. Pur ritenendo assolutamente condivisibili le misure restrittive di contenimento del Covid-19 nella suddivisione in zone rosse, arancioni e gialle, la Cabina di Regia ha voluto sottolineare che la caccia è un’attività svolta all’aria aperta, principalmente in forma singola, lontana dai centri urbani, con un valore socio-economico e ambientale di grande importanza (interventi a tutela dell’ambiente, contenimento delle specie nocive, ecc.) che non si merita di essere bloccata. Pertanto, nel rispetto del rilevante impegno a cui è quotidianamente chiamato, al Presidente Conte è stato richiesto un urgente colloquio per trovare una soluzione condivisa. Restiamo in attesa.

PIOMBO E ZONE UMIDE


(30/10/2020)

Il Comitato per l’autorizzazione delle sostanze chimiche della Commissione Europea (REACH) ha adottato un regolamento che limita l’uso dei pallini di piombo nelle zone umide, dopo un periodo di transizione di due anni. La FACE ha criticato aspramente questa bozza, che crea incertezza e confusione. Il problema più grande è la definizione di “zone umide”. Come riferimento si usa la Convenzione di Ramsar secondo cui le “zone umide” sono i prati umidi, le brughiere, paludi, corpi idrici (naturali o artificiali, permanenti o temporanei, naturali o artificiali), le acque dolci o salmastre. Questo includerebbe anche i piccoli fossati, le pozze piovane e qualunque ristagno d’acqua non meglio definito. A peggiorare le cose, i pallini di piombo non possono essere utilizzati in una zona cuscinetto di 100 metri da un’area umida. Questo potrebbe rendere impossibile la caccia con pallini di piombo dopo un semplice temporale. Anche i campi di tiro non sfuggono a questo nuovo regolamento. Le incertezze valgono anche per il trasporto. Un cacciatore non potrebbe avere con sé cartucce caricate a pallini di piombo, se cammina vicino a una “zona umida”. Anche in Italia è vietato l’uso del piombo nelle aree umide segnalate da Natura 2000, ma il nuovo regolamento risulterebbe assai più restrittivo e, diciamo pure, incerto e confuso.  Grazie ad un’attività coordinata tra le Associazioni europee di cacciatori e produttori (AFEMS, FACE, IEACS) la Cabina di regia del mondo venatorio ha instaurato un dialogo con i vari gruppi parlamentari attraverso l’invio di varie lettere di sensibilizzazione ai deputati europei e alle istituzioni, proponendo una risoluzione con le necessarie modifiche alle restrizioni previste dalla Commissione UE. Purtroppo, però, nella riunione del 29/10/2020 della Commissione Ambiente del P.E. tale risoluzione presentata dai vari Gruppi politici è stata respinta. Ma non è ancora detta l’ultima parola e, grazie alle Associazioni venatorie, alla Cabina di regia e ai politici che realmente sostengono il mondo venatorio, la battaglia proseguirà anche in vista della sessione plenaria del P.E. dell’11 e 12 novembre 2020.
Ci aspettiamo che, in quella sede, il problema venga risolto in maniera tecnicamente corretta, perché noi, come cacciatori, non siamo pregiudizialmente contrari al divieto dell’uso dei pallini di piombo nelle zone umide, ma dobbiamo chiaramente sapere dove il piombo non possa essere usato. Massima certezza del diritto!

ORDINANZA DEL TAR PER LA CACCIA IN LOMBARDIA


(30/10/2020)

A seguito del ricorso presentato dalla LAC per la sospensione del prelievo venatorio in tutta la Lombardia causa la mancanza di valutazione d’incidenza ambientale (VINCA) nel calendario venatorio regionale, in data 28/10/2020 il TAR Lombardia (Sezione Quarta) ha emesso l’ordinanza cautelare n. 1331/2020 con la quale ha respinto tale ricorso sospendendo, però, il prelievo di Moriglione e Pavoncella in tutto il territorio lombardo e sospendendo l’esercizio venatorio nei SIC (Siti di Importanza Comunitari) e nelle ZPS (Zone di Protezione Speciale) delle province di Brescia, Cremona e Lecco. Vi terremo aggiornati sulle iniziative intraprese da Regione Lombardia e sugli ulteriori sviluppi del caso.

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