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LA LEGGE

ULTIMA ORA

SENTENZA CONSULTA:
LEGITTIMA ANNOTAZIONE AD ABBATTIMENTO ACCERTATO


(06/12/2019)

 
Dopo un anno dall’impugnativa predisposta dal Governo (dietro sollecitazione delle Associazioni animaliste), la Corte Costituzionale, con sentenza del 4 dicembre 2019, ha dichiarato infondata la questione di legittimità sulla legge della Regione Marche del 7 novembre 2018 che ha permesso ai cacciatori l’annotazione dei capi abbattuti di selvaggina migratoria ad abbattimento accertato. L’art. 2 di tale legge ha infatti disposto che “Il cacciatore deve annotare, negli appositi spazi del tesserino personale, il numero di capi di selvaggina stanziale e migratoria dopo gli abbattimenti accertati. Secondo la Corte tale disposizione non invade la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (non c’è violazione dell’art. 117 della Costituzione, ovvero la legge non entra in contrasto con la normativa nazionale – legge 157/92). I giudici precisano che il concetto di abbattimento utilizzato dal comma 12-bis dell’art. 12 della legge n. 157/92 si riferisce evidentemente solo all’avvenuta uccisione del capo di fauna selvatica, conformemente al significato che tale termine assume nel più generale sistema della medesima legge, anche perché è l’unico rispondente all’esigenza di conseguire dati certi sulla reale entità della popolazione faunistica. “Ciò premesso – si legge ancora nella sentenza – va altresì chiarito che se l’abbattimento ben può essere percepito contestualmente all’atto di caccia, tuttavia in tutti gli altri casi di mancata evidenza la sua verifica potrebbe richiedere un accertamento dell’effettiva uccisione del capo di fauna che il cacciatore dovrà comunque effettuare – è opportuno precisarlo – immediatamente dopo avere sparato. Così interpretata, dunque – conclude la Corte Costituzionale –, la norma impugnata non collide con quella statale, la quale è sì incentrata sulla massima tempestività dell’annotazione, ma pur sempre in relazione a un evento effettivamente realizzatosi, coerentemente con la sopra evidenziata finalità di consentire un monitoraggio basato su dati genuini circa la consistenza della popolazione faunistica”. Secondo la Consulta, dunque, alla luce delle finalità di acquisire informazioni affidabili, non si può ritenere che la norma statale obblighi ad annotare eventi incerti con l’effetto paradossale, peraltro contraddittorio rispetto alla finalità di tutela della fauna selvatica, di fornire dati solo ipotetici in merito alla sua composizione”. A questo punto ci si chiede perché, ancora una volta, il Ministro dell’Ambiente continui ad infrangere i provvedimenti regionali che sono di palmare evidenza nel rispetto delle stesse norme nazionali ed europee. Ormai bisogna ribattere, punto su punto, a questo comportamento come recentemente è avvenuto per la Lombardia in merito al rifornimento dei richiami vivi.

UN IMPEGNO CHE SI FA ATTENDERE:
L’IMPUGNATIVA DI UN ATTO NON DOVUTO


(03/12/2019)

Sembra che, a oggi, la Regione Lombardia non abbia ancora inteso impugnare l’atto di un Governo nazionale che, in mezzo a continue, gravi emergenze, ha trovato il tempo per annullare la deliberazione regionale sui richiami vivi (n. XI/2087 del 31 luglio 2019), che sarebbero stati catturati in limitato numero e ai sensi di un’attenta regolamentazione, anche per evitare quel “micro-bracconaggio” che ci viene sbandierato da Bruxelles in ogni occasione. L’ANUUMigratoristi, cui preme veramente che quella tanto bistrattata autonomia regionale non venga calpestata, al di là del problema venatorio che è pure importante da salvaguardare, ha preso carta, penna e normative europee e nazionali con i propri legali, e si è fatta carico di impugnare un atto che non può essere accettato nel pieno silenzio della Giunta Regionale che sembra in tutt’altre faccende affaccendata, per dirla con Manzoni. Quello che qui si vuole porre all’attenzione dei nostri lettori è un’immagine sfuocata e confusa di una Regione che, in luogo di essere l’elemento trainante di un sistema europeo, sembra priva di responsabilità nei confronti dei suoi cittadini e delle sue istituzioni che non meritano di ricevere scarsa considerazione. Pare che la Lombardia non intenda tutelare la credibilità dei suoi provvedimenti, dando così l’inevitabile impressione ai cittadini cacciatori (e non solo) di essere in balia di uno scellerato modo di governare, dipendente da un Movimento con il suo Minambiente spaventato solo del suo declino e convinto di esorcizzarlo con provvedimenti privi di ogni base giuridica e buonsenso in Italia e in Europa.
Ecco, quindi, il valore di un tempestivo intervento di un’Associazione, l’ANUUMigratoristi, che non solo tutela le tradizioni venatorie e il loro corretto esercizio, ma rappresenta un modo concreto di difesa di quell’autonomia che si augura venga tutelata con fatti anche dalla Regione Lombardia, che, con un concreto esempio operativo, nel rispetto della carta costituzionale del nostro Paese, dovrebbe essere al vertice fra le istituzioni.
 

Legge di revisione normativa:
Controlli più trasparenti, tutela dei capanni storici
invio più razionale dei tesserini
valorizzazione di dati sulla migratoria


(28/11/2019)

L’Aula del Pirellone ha approvato nella seduta del 26 novembre 2019 la Legge di revisione normativa ordinamentale. All’interno del testo sono presenti importanti novità per quanto riguarda il mondo venatorio. Nel merito è intervenuto il vice Capogruppo della Lega e primo firmatario degli emendamenti sulla caccia, Floriano Massardi. “Con il via libera da parte del Pirellone – spiega Massardi – sono diventate effettive alcune modifiche da me proposte, che andranno a semplificare e migliorare la vita dei nostri cacciatori. Uno degli emendamenti accolti è quello studiato con il preciso scopo di salvaguardare i capanni storici. Grazie a questo intervento, si andrà a risolvere il problema delle successioni, che in precedenza, in mancanza di un erede con i requisiti previsti, determinava la decadenza di capanni a valenza storica, costruiti nel passato con parametri differenti rispetto alla attuale normativa. Abbiamo, quindi, deciso di tutelare queste strutture, in forza del loro valore intrinseco, con regole più chiare circa le successioni e la rinuncia da parte dell’erede. Altra novità di rilievo riguarda il pagamento dell’iscrizione agli ambiti territoriali o ai comprensori alpini. Con la modifica da me proposta e approvata, nel caso di gravi motivi o impedimenti certificabili, come ad esempio problemi di salute, viene annullata la sanzione dovuta al pagamento ritardato oltre il 31 marzo.
Altro punto riguarda i controlli da parte delle autorità preposte. L’emendamento approvato obbliga gli agenti accertatori ad annotare l’avvenuto controllo sul tesserino, ogni volta che questo viene effettivamente svolto. Troppo spesso infatti si ha avuto notizia di controlli a raffica, ripetuti nel corso di diverse giornate consecutive, con atteggiamenti dal sapore vessatorio, nei confronti del medesimo cacciatore. In questo modo si avrà la prova scritta del controllo avvenuto, più trasparenza e maggiore correttezza verso il nostro mondo venatorio.
Infine esprimo soddisfazione per l’approvazione di un mio Ordine del Giorno che prevede l’invio direttamente al domicilio di tutti i cacciatori, che hanno esercitato l’attività di caccia nell’anno precedente, del tesserino venatorio. Un modo più razionale – conclude Massardi – che eviterà disservizi gravi come quelli dell’anno in corso, che ha visto solo nel bresciano circa 5.000 tesserini mai recapitati”. E così è stato per altri interventi in favore del settore, come quelli da parte della Consigliera Barbara Mazzali, del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, da sempre vicina alle problematiche venatorie, della ruralità e delle locali tradizioni agro-silvo-pastorali e particolarmente attenta a certe tematiche, come il rifornimento dei richiami vivi ai capannisti nei limiti di una saggia, piccola quantità per evitare interventi di micro-bracconaggio. Un approccio di Regione Lombardia equilibrato e motivato, che l’attuale governo centrale, per un insano ambientalismo, osteggia in modo assurdo e gravemente lesivo di una corretta attività venatoria, immotivatamente oggetto dei soliti e costosi, per lo Stato, blitz ottobrini dei “forestali”. A buon intenditor poche parole! E, a tal proposito, vi è da sottolineare alcuni emendamenti da Lei presentati e approvati dal Consiglio, quale la valorizzazione dei dati degli inanellamenti, come avveniva alcuni anni orsono per la raccolta dei dati sulla migrazione, la tutela dei capanni storici di indubbio interesse anche ambientale, le modalità pratiche per l’autorizzazione negli ATC e nei CA. Insomma, una doverosa e corretta rilettura di alcuni articoli vigenti della legge venatoria, ormai datata nel tempo, ma sempre rispettosa delle tradizioni e costumanze lombarde. 

La pronuncia sulla proposta della Commissione UE in merito a divieto di utilizzo del piombo è stata rimandata. La nuova proposta verrà discussa a febbraio 2020. Ecco il comunicato della nostra Cabina di Regia   


(22/11/2019)

 https://www.anuu.org/public/ckeditor/data/CS---Rimandata-la-pronuncia-della-commissione-riguardo-luso-del-piombo-nelle-zone-umide-.pdf

LA CORTE COSTITUZIONALE DÀ RAGIONE ALLA LIGURIA


(19/11/2019)

Nel settembre 2018 è stata approvata dal Consiglio regionale della Liguria, su proposta dell’Assessore Mal, la legge regionale n. 17/2018 per modificare, dopo quasi trentadue anni, la legge regionale 25 gennaio 1984, n. 7 (Norme per la regolamentazione dell’attività di tassidermia e di imbalsamazione).
Le modifiche, oltre a disporre alcuni necessari adeguamenti (come il passaggio delle competenze dalle Province alla Regione o l’adeguamento dell’importo delle sanzioni dalle lire all’euro), hanno introdotto due principali novità:
1.la possibilità di far preparare al tassidermista le spoglie di animali:
-anche appartenenti a specie non cacciabili, trovati morti per cause diverse dalla caccia, previa presentazione del certificato di un veterinario;
-appartenenti a specie cacciabili, sottoposti dopo l’abbattimento a trattamenti di lunga conservazione (ad esempio il congelamento) e portati al tassidermista al di fuori del periodo in cui ne è consentita la caccia, sempre con adeguato certificato veterinario;
2.la possibilità di denunciare alla Regione il possesso di animali imbalsamati, preparati prima del 1984, senza incorrere in sanzioni.

Nei confronti della nuova legge sulla tassidermia il Governo, su proposta del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale che, con sentenza n. 236 depositata il 15/11/2019, ha dato ragione alla Regione Liguria su tutti i punti: la prima censura è stata dichiarata inammissibile per mancanza di adeguate motivazioni, mentre la seconda e la terza questione di legittimità costituzionale proposte dal Governo sono state dichiarate non fondate.
Dopo la sentenza della Consulta, pertanto, nulla cambia per le norme regionali liguri in materia di tassidermia che continuano ad essere pienamente valide e, grazie alle modifiche introdotte un anno fa, più concrete e adeguate ad un’effettiva tutela della fauna. 

Leggete il testo dell’incisiva lettera che la Cabina di Regia delle Associazioni venatorie ha tempestivamente inviato al Direttore Generale Ambiente UE, Daniel Calleja, in merito alla Delibera della Regione Lombardia n. XI/2087 del 31/07/2019 sul rifornimento dei richiami vivi 


(08/11/2019)

 

https://www.anuu.org/public/ckeditor/data/53--Delibera-n.-XI.2087-del-31.07.2019-della-Regione-Lombardia.pdf

La Cabina di Regia delle Associazioni venatorie ha inviato il 28/10/2019 una lettera anche al Presidente del Consiglio Conte e ai Ministri Costa, Bellanova e Boccia, sulla Delibera della Regione Lombardia n. XI/2087 del 31/07/2019 per il rifornimento dei richiami vivi 


(08/11/2019)

 

https://www.anuu.org/public/ckeditor/data/53.1--Delibera-n.-XI.2087-del-31.07.2019-della-Regione-Lombardia.pdf

CCT: IL CALENDARIO VENATORIO TOSCANO


(08/11/2019)

 

Il TAR Toscana conferma la Beccaccia al 31 gennaio. Sospesa la caccia a Pavoncella e Moriglione in attesa dell’esame nel merito fissato al 19/05/2020. L’ordinanza n. 158 pubblicata dalla seconda sezione del TAR Toscana sul ricorso al calendario venatorio avanzato dalle Associazioni ambientaliste e animaliste, ci lascia parzialmente soddisfatti, anche se rimane innegabile il risultato storico raggiunto sui tempi del prelievo controllato, programmato e coordinato della specie Beccaccia al 31 gennaio 2020 confermato dal pronunciamento del TAR. I giudici amministrativi hanno accolto le argomentazioni fornite dalla Regione Toscana e le corpose motivazioni aggiuntive al ricorso incidentale, espressamente richiamate e citate nell’ordinanza e che hanno contribuito in misura determinante agli esiti positivi raggiunti. Il TAR, infatti, afferma che la Regione Toscana ha “assolto al proprio onere motivazionale al fine del superamento delle indicazioni contenute nel parere ISPRA sulla scorta di affidabili e aggiornati monitoraggi e ulteriori studi scientifici e nuovi pareri … [omissis] … e dunque dimostrato l’attendibilità dell’individuazione della prima decade di febbraio della migrazione pre-nuziale … [omissis] … e stabilire la chiusura della caccia al 31 gennaio 2020”, come puntualmente evidenziato nella memoria dell’avv. Alberto Bruni di Firenze, ad opponendum. Una dimostrazione tangibile di quanto sia indispensabile il lavoro di ricerca e raccolta dati per la difesa dei calendari venatori e contro i continui attacchi degli animalisti nei tribunali. Un impegno più volte richiamato ed esercitato attivamente dalla Confederazione dei Cacciatori Toscani (CCT) anche con il progetto “Data from the sky” attualmente sviluppato da numerosi rilevatori e collaboratori. Le ombre della sentenza, purtroppo, impongono uno sforzo ulteriore per giungere al superamento delle criticità aperte. Ricordiamo infatti che, per quanto riguarda le specie Moriglione e Pavoncella, il TAR ha accolto la richiesta di sospensiva della caccia rimandando il pronunciamento di merito al prossimo 19 maggio 2020. Un ulteriore fronte aperto è quello relativo all’arco temporale e al calcolo dei giorni per la caccia alle specie oggetto di pre-apertura; anche in questo caso si continua a registrare un pronunciamento non corretto, riconfermato dalla sentenza, nel quale si riafferma che la chiusura anticipata a dette specie eventualmente previste in pre-apertura, dovrà corrispondere al periodo compreso tra l’inizio dell’apertura anticipata e l’inizio della stagione venatoria. Una battaglia di principio e di sostanza sulla quale tutte le Associazioni Confederate nel CCT non intendono arretrare e rispetto alla quale continueranno le iniziative legali per giungere ad un pronunciamento positivo nelle competenti sedi di giudizio. (fonte: CCT Firenze)

UN’UE SEMPRE MENO CREDIBILE 


(17/10/2018)

C’è poco da dire! A fronte di una Regione Lombardia che invoca “autonomia” anche nel campo venatorio, vediamo da una parte un Consigliere regionale, Barbara Mazzali, vanamente evidenziare che il Capo della Segreteria del Ministro dell’Ambiente è stato fino al 14/07/2019, allo stesso tempo, anche Presidente di un’Associazione ambientalista, e dall’altra parte assistiamo l’8/10/2019 all’arrivo di una lettera della DG Ambiente/UE, che sembra scritta in Italia e trasmessa… per la firma a Bruxelles senza alcun riguardo per la credibilità della stessa Commissione Ambiente.
Per l’amara storia di una vicenda che ha interessato la Regione Lombardia, che aveva preparato in modo rigoroso l’annuale atto sul rifornimento dei “richiami vivi”, ci si domanda perché anche la giustizia sia succube di una situazione artatamente costruita dagli “anti”. Eppure, la delibera regionale aveva previsto un numero minimo di esemplari catturabili il cui prelievo sarebbe avvenuto in luoghi determinati per consentire un facile accesso ai controlli e per la regolare distribuzione ai soggetti legittimati all’acquisizione. Tutto ciò, anche per togliere ossigeno a ogni forma di micro-bracconaggio, certo non addebitabile né alla corretta linea d’azione amministrativa della Regione, né ai cacciatori.
Cominciamo col dire che le reti verticali, mezzi usati per il rifornimento dei richiami, non sono massive (v. p.  3.5.51 della Guida Interpretativa UE ed. 2008), allorquando la lettera della Commissione UE all’allora Presidente della LIPU (ora in altra posizione nello staff del Minambiente,) in data 24/09/2014, espressamente legittimava l’attuale corretto operato della Regione dopo l’entrata in vigore della Legge 115/2015. E cioè non con le fluttuanti decisioni precedenti.
E così pure per quanto riguarda gli “impieghi misurati” e le “condizioni rigidamente controllate”: entrambe condizioni ben specificate nella nota Delibera, allorquando la Corte di Giustizia europea legittima l’uso dei richiami vivi (sentenza della causa C-182/02 espressamente richiamata dalla Guida Interpretativa UE ed. 2008, punto 3.5.22).
La poderosa Banca Dati regionale dei richiami vivi, di cui la Commissione UE sarebbe stata informata molto grossolanamente dai soliti zelanti ambientalisti, comprende pure gli esemplari deceduti, quelli comunque usciti dallo schema iniziale che risale al 2014 e altri limiti da correggere, pur confermando il suo valore organizzativo per il perfetto monitoraggio della detenzione dei soggetti posseduti da ogni capannista. E ciò, si badi, unico database attivo in Italia!
Il solito rinvio, poi, al rifornimento del fabbisogno di richiami vivi tramite l’allevamento, è una questione meramente teorica, fatta a tavolino negli uffici ministeriali e di certi istituti, ma non risulta praticabile proprio per la difficoltà di portare a termine il ciclo riproduttivo in armonia con il benessere dell’avifauna riproduttrice. E così risulta veramente ridicola la pretesa alternativa dell’uso dei richiami “meccanici” o “a bocca” (sic!).
Invero, solo una valutazione non serena e parziale della realtà avrebbe potuto far esporre la Commissione Ambiente UE e il suo Direttore Generale con un documento così raffazzonato alla vigilia dell’udienza al TAR, senza una doverosa verifica preliminare. Ecco da dove deriva quello scollamento tra i cittadini e le istituzioni nazionali ed europee! I padri fondatori del vero spirito unitario europeo, nato dalle ceneri del secondo dopoguerra, si rivolterebbero nelle loro tombe, assistendo a quella bruttissima copia d’Europa che da anni siamo purtroppo costretti a subire, avviluppata in una burocrazia di parte che distrugge gli “europeisti” convinti che ancora si illudono che il buon senso trionferà: ma fino a quando?  
 

UNA GUERRA INFINITA CONTRO TRADIZIONI E COSTUMANZE VENATORIE: LA VERITÀ VERRÀ PURE A GALLA


(14/10/2019)


Le sentenze dei Giudici si applicano ma si possono commentare. Anche se si parla di ambiente e di ostracismo preconcetto contro l’attività venatoria, è ancora permesso, anche se saremo redarguiti per il nostro libero pensiero. Questa volta è il caso dei Giudici del TAR Lombardia – sez. IV che, con un’ordinanza che la dice lunga sulla decisione “super partes”, tagliano corto sul lungo lavoro della Regione Lombardia e delle Associazioni venatorie (nessuna esclusa) per la preparazione di una puntuale Delibera sul rifornimento dei richiami vivi che poggiava proprio sulla lettera della Commissione Ambiente UE del 24/09/2014 indirizzata all’allora Presidente della LIPU (dimessosi solo il 14/07/2019) in pieno silenzio da quando, nel giugno 2018, è diventato Capo di Gabinetto del Ministro dell’Ambiente sul “parere non parere” dell’ISPRA (obbligatorio e non vincolante), ed ancora sull’ampia motivazione del MIPAAFT del 05/07/2019. Dinnanzi a tale ampiezza di argomentazioni, dapprima con un Decreto presidenziale che non ha saputo discernere l’alternante giurisprudenza prima della nuova legge 115/2015, che ha fatto finalmente chiarezza sulle competenze regionali e sui patetici lamentati danni (non provati, ma basati solo sulle affermazioni delle Associazioni ambientaliste), e poi su un nuovo principio, “Considerato che nel bilanciamento degli interessi contrapposti è prevalente, ad avviso del Collegio, l’interesse alla conservazione del patrimonio faunistico della Regione azionato dalle associazioni ricorrenti”, ha rimandato al 16 luglio 2020 ogni decisione volendo così annullare l’autonomia di una Regione nel rispetto delle leggi italiane ed europee, bloccando non la vecchia uccellagione vietata dal 1969 (sic!), ma annullando tradizioni e costumanze di un’attività che porta vantaggi anche al mondo economico, dell’artigianato e del regolare, controllato e programmato prelievo venatorio nel rispetto della conservazione della natura. Si deve pensare che chi gode di questa ordinanza è chi opera nel “micro-bracconaggio fai da te”, che difficilmente si fermerà e che sarà difficile bloccare allorché la Regione Lombardia, nella sua attenta gestione della materia, ha da tempo creato una Banca dati sul possesso dei richiami vivi detenuti dai cacciatori capannisti, ottemperando pure ai limiti e ai dettati della normativa nazionale e di quella europea. Siamo d’accordo che le decisioni debbano essere applicate, ma possono essere argomentate e commentate in questa e in altra sede, facendo ben comprendere che la mancanza di alcun commento agli elaborati difensivi, ampiamente chiarificatori, fanno venir meno la credibilità del mondo della giustizia in generale, perché l’uomo in questo non facile ruolo deve pur essere al di sopra delle parti nel rispetto della legge e non nel vacuo sentimento che alberga in ognuno di noi. Non certamente in un’aula di giustizia e così anche in sede comunitaria di Bruxelles, su cui ritorneremo. Per dirla come i nostri vecchi: “Ci sarà un giudice a Berlino” per rendere giustizia.   

“GRAZIE” AL TAR E ALLA LAC

(14/10/2019)

Constatiamo che, ancora una volta, i TAR si pronunciano in materia di caccia ignorando qualsiasi realtà giuridica e scientifica, in nome di una presunta necessità di salvaguardia del patrimonio faunistico che trascende da ogni concreta valutazione del reale stato di conservazione della fauna stessa e delle corrette modalità della sua gestione. Ci riferiamo alle due ordinanze cautelari che hanno interessato i decreti della Regione Lombardia relativi ai roccoli e al calendario riduttivo per il prelievo di alcune specie di fauna selvatica. In particolare per quanto riguarda il secondo decreto il TAR Lombardia ha accolto l’istanza cautelare presentata dalla LAC disponendone l’accoglimento e, pertanto, la sospensione. Non ci resta, paradossalmente, che ringraziare il TAR e la LAC perché con questa ordinanza tornano in vigore i limiti di carniere previsti dalla legge e dal calendario venatorio regionale e che, invece, il decreto sospeso aveva ridotto sulla base delle indicazioni fornite da ISPRA. Questo effetto paradossale sta a dimostrare l’assurdità di un sistema che in nome di un bieco e ceco animalismo porta a non considerare i veri aspetti scientifici e giuridici che devono disciplinare l’attività venatoria, come già avviene nel resto d’Europa. Non è più possibile consentire che le Associazioni animaliste anti-caccia presentino a raffica ricorsi insensati che, peraltro, non gravano sulle loro tasche ma sulle tasche della collettività, così come non è possibile consentire che i TAR possano – in queste materie così complesse dove devono prevalere competenze scientifiche prioritarie –  utilizzare lo strumento delle sospensive per poi, magari a distanza di tempo, riconoscere nel merito l’assurdità del ricorso presentato dagli animalisti, quando però gli effetti negativi della sospensiva si sono già purtroppo manifestati. Questo è ciò che dovrebbe avvenire in un Paese civile.

MORIGLIONE E PAVONCELLA: NUOVO RICORSO IN TOSCANA
(25/09/2019)

 
Nei giorni scorsi è stato notificato alla Regione Toscana un nuovo ricorso contro il Calendario venatorio avente ad oggetto la chiusura della caccia a Moriglione e Pavoncella e la chiusura del periodo di prelievo per la Beccaccia al 31 dicembre. Ancora una volta l’animalismo imperante nelle istituzioni italiane, che nulla comprendono della reale situazione della fauna, si spinge a richiedere al TAR un riesame contro il Calendario venatorio della Toscana, molto equilibrato e attento alle risultanze scientifiche su tempi, modi e specie cacciabili. Fino a quando dovremo sopportare questo modo di difendere la natura? Tutti se lo chiedono!

 IL TAR MARCHE SOSPENDE “SOLO” MORIGLIONE E PAVONCELLA
(23/09/2019)

 
Limitati al minimo i danni per la stagione venatoria: il TAR delle Marche ha deciso di sospendere la caccia a Moriglione e Pavoncella, sulla base della nota del Ministero dell’Ambiente. La domanda cautelare degli animalisti, che chiedevano la sospensione del calendario venatorio, nonché della caccia in deroga allo Storno, è stata accolta soltanto per le due specie. “Non appare fondato il motivo con cui si deduce l’assenza di una pianificazione faunistica vigente visto che attualmente l’art. 3, comma 4, della L.R. n. 7/1995 prevede espressamente, nelle more dell’approvazione del Piano Faunistico Venatorio Regionale, l’ultra attività dei piani faunistico-venatori provinciali” scrive il TAR nelle motivazioni. I giudici hanno tenuto conto, in particolare, del fatto che il Calendario Venatorio 2019/2020 è stato sottoposto a Valutazione di Incidenza. A proporre il ricorso sono stati – come al solito – LAC, WWF, LIPU, ENPA e LAV. Per la trattazione in merito del ricorso bisognerà attendere il 6 maggio 2020.

PAVONCELLA E MORIGLIONE
(7/08/2019)


Prelievo venatorio e gestione delle specie Pavoncella e Moriglione hanno surriscaldato – come ogni anno – il periodo precedente l’apertura della stagione venatoria, allorquando il MATTM (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) ha invitato a sospendere la caccia a queste due specie causa una lettera inviata dalla Commissione UE (anche per altre specie non interessanti il nostro Paese) che, in buona sostanza, richiedeva la sospensione del prelievo venatorio e la cancellazione dai calendari venatori regionali.
Quasi univoche, per molteplici ragioni, pervenivano dalle Regioni motivate risposte al MATTM e, tra le tante, piace riproporre una parte della lettera di risposta della Regione Liguria in data 23/07/2019 dove, in particolare, si legge:
Sotto l’aspetto gestionale si evidenzia che il calendario venatorio regionale della Liguria, che in tal senso ha ricevuto il parere favorevole di ISPRA, stabilisce per la Pavoncella un carniere massimo di cinque capi al giorno e di 25 capi stagionali, e per il Moriglione un carniere massimo di 2 capi al giorno e di 10 capi stagionali. Tali limiti, conformi alle indicazioni dell’Istituto, risultano pertanto conservativi nei confronti delle specie considerate.”
“Si chiede pertanto al Ministero dell’Ambiente, in accordo col Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, di predisporre una risposta alla Commissione europea con i contenuti sopraesposti, con particolare riguardo alle regole di gestione venatoria in atto in Italia da nove stagioni, e alle più recenti acquisizioni scientifiche sulle due specie, frutto di monitoraggi accurati messi in atto nel nostro Paese.”
“Tali contenuti mettono l’Italia in una condizione virtuosa nella gestione dell’avifauna cacciabile, che garantisce un equilibrio fra conservazione e uso sostenibile delle risorse, in armonia e pieno rispetto della direttiva 147/2009/CE.”

BUON SENSO IN REGIONE
Il corretto rifornimento dei richiami vivi
(5/08/2019)


Ritorna il rifornimento dei richiami vivi, tanto atteso anche in Lombardia, dopo una lunga storia in favore del buon senso che sembrava non essere più di casa nei palazzi alti della nostra Regione. L’atto preparato dalla Giunta Fontana e dall’Assessore Rolfi si sviluppa ora su una serie di elementi di diritto che pure la Commissione Ambiente UE ha da sempre auspicato, anche quando il 24/09/2014 scriveva financo all’allora Presidente della LIPU, ora ai vertici del Ministero dell’Ambiente: “È pertanto chiaro che la legge 116/2014 lascia alle Regioni la facoltà di autorizzare la cattura di uccelli ai fini di richiamo ma lo fa con esplicito riferimento all’Articolo 19-bis della Legge 157/92”. Su queste linee guida da sempre si è mossa l’ANUUMigratoristi Lombardia, noncurante dei dinieghi e delle assurde inconclusive scorciatoie richiamate da alcuni che avrebbero distrutto tradizioni e costumanze della regione Lombardia, elemento trainante di una nuova Europa, che ha fatto anche del suo passato venatorio un fiore all’occhiello.
Le risibili dichiarazioni dei mesi scorsi, dove la “caccia parlata” distruggeva il ben dell’intelletto di alcuni vertici associativi lombardi, dicevano che le nostre tradizioni venatorie sono in contrasto con le norme nazionali ed europee, allorché negli altri Stati membri vengono regolarmente applicate, tanto da far dimenticare ora questo assurdo comportamento lesivo dell’immagine delle nostre cacce.
Non è tempo di polemiche, il tempo dà a Cesare quel che è di Cesare e ai Consiglieri regionali Floriano Massardi e Barbara Mazzali il merito di aver creduto nella legge e negli uomini che non promettevano “lucciole per lanterne”, ma rappresentavano la concreta realtà della gente. Anche l’Assessore Rolfi ha preso atto di questa realtà e giustamente ha impresso agli uffici la volontà di rispettare la legge e la sua corretta trasposizione in una dettagliata delibera della Giunta Fontana del 31/07/2019.
È bello leggere, finalmente, che tutti si sentono partecipi di questo deliberato, ma attenzione e gratitudine vengano rivolte agli uomini che hanno saputo interpretare fino in fondo il valore e la tutela delle costumanze della Lombardia, che non è seconda a nessuno, in Italia e in Europa.
E l’ANUUMigratoristi, con i suoi associati, con memoria ben salda nel presente e nel passato, è lieta di aver contribuito in maniera determinante fin dal 1958, anno della sua costituzione, a tutelare le tradizioni, senza voler essere a tutti i costi dei tradizionalisti!

ISTANZA DI ACCESSO AGLI ATTI:
NESSUN ABUSO DI INFORMAZIONE
(18/07/2019)


Non vi è alcun abuso di diritto d’informazione allorquando la richiesta di conoscere determinate informazioni formulata ad un ente pubblico corrisponda ad esigenze legate ad una comprovata volontà conoscitiva, anche per motivi di studio e di ricerca, fornendo così una qualificata motivazione conforme alle finalità perseguite.
In questo senso si è espresso il Consiglio di Stato con un’equilibrata e puntuale decisione che, in sede d’appello, era stata formulata da Coldiretti che si era vista respingere, prima dal Ministero della Salute e poi dal TAR Lazio, una richiesta legata alla rintracciabilità della filiera del latte secondo il “principio di controllo diffuso”, ormai operativo tra soggetto richiedente e pubblica amministrazione.
L’art. 5, comma 2 del D.lgs. 33/2013 ben tutela i contro interessati, non potendosi prefigurare il rischio di un pregiudizio in via generica e astratta, dovendo invece motivare, in modo puntuale, l’effettiva sussistenza di un reale e concreto pregiudizio agli interessi considerati dai commi 1 e 2 della soprarichiamata normativa all’art. 5bis. (Consiglio di Stato – Sentenza N. 01546/2019 Reg. Sent. 06/03/2019)

DAI 5 STELLE UN DDL “PER GLI ANIMALI” CHE NON NASCONDE UN NUOVO ATTACCO ALLA CACCIA E ALLA RURALITÀ
(18/07/2019)


Presentato al Senato con la partecipazione dei Ministri dell’Ambiente, della Giustizia e della Salute un disegno di legge che dietro al paravento della maggior tutela animale mostra tutta l’anima animalista e anticaccia del Movimento grillino, utilizzata chiaramente in veste elettorale.

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