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IL PASSO

ULTIMA ORA

UN FEBBRAIO DA RICORDARE
(06/03/2020)

E così sabato 29 si è concluso il mese di febbraio che sarà ricordato 
per la nostra fragilità in un mondo che aspirava alla globalizzazione a 
causa di questo impavido Coronavirus COVID-19 e per le condizioni 
meteo veramente anomale, in particolare per la nostra regione 
ma, in generale, per tutta la penisola. Gli effetti di tali anomalie 
climatologiche preoccupano gli agricoltori e hanno conseguenze 
ormai visibili sui fiumi e sui laghi. Una situazione allarmante che 
riguarda anche le api, che vanno in cerca del loro cibo che non c’è, 
le prime gemme degli alberi e le foglioline verdi attorno ai nostri carpani. 
Tutta la Natura soffre! A novembre abbiamo avuto cinque settimane di 
precipitazioni intense cui ha fatto seguito una siccità che è continuata 
ancora a tutto febbraio. Per quanto riguarda i nostri amici alati che 
continuiamo a seguire dall’Osservatorio Ornitologico della FEIN di Arosio, 
si apprende che gli inanellamenti in questi ultimi due mesi sono stati, 
come non mai, positivi soprattutto per la Cinciarella e il Lucarino, 
in pole position come uccello “target” di questo periodo con 88 
inanellamenti in febbraio (n.d.r. nessuna cattura è stata registrata 
nell’autunno 2019). Bene per Peppola e Fringuello mentre nessun 
Turdide è stato catturato alla data del 29 febbraio. Una notizia a 
completamento di questa analisi di sintesi è che i lavori nell’ampio 
complesso arboreo dell’Osservatorio di oltre 12.000 mq sono 
quasi completamente terminati, mentre negli anni scorsi avveniva 
per le condizioni meteo solo a fine marzo/aprile! Cosa sta succedendo 
in natura con lo sconvolgimento dei normali cicli colturali con un 
impatto ragguardevole sul normale calendario? Staremo a vedere 
e continuiamo a monitorare anche da questa rubrica, consapevoli 
di essere deboli e fragili, soprattutto se presi uno ad uno; 
ma tutti insieme, alla lunga, saremo invincibili e infiniti. 
Anche nelle legittime tradizioni venatorie.   

UN PALEONTOLOGO AD AROSIO

(24/02/2020)

Lo scorso 13 febbraio il dottor Julian Hume, paleontologo al Natural History Museum di Londra ha visitato l’Osservatorio Ornitologico della FEIN di Arosio. Il dottor Hume, a Milano per il Simposio che ogni anno celebra la nascita di Charles Darwin (lo scienziato che a metà del 1800 ha intuito i meccanismi che regolano l’evoluzione delle specie) è nato come pittore, specializzato nella ricostruzione di specie estinte, si è laureato in paleontologia (la scienza che studia i fossili) all’Università di Portsmouth e ha conseguito un PhD (Dottorato di ricerca) sulla paleontologia degli uccelli al Museo di Londra. Ha scritto e illustrato tre volumi sugli argomenti che gli stanno a cuore: “La terra perduta del Dodo” (2008), “Uccelli estinti” (2012) e “Uccelli estinti delle Hawaii” (2015). A Milano ha presentato una relazione sulle estinzioni di massa nelle Isole Mascarene, Mauritius, Réunion e Rodrigues, illustrata con i suoi bei disegni e le fotografie delle campagne di scavo che ha effettuato per raccogliere nuovo materiale (ossa fossilizzate) necessario a ricostruire meglio la fauna di queste isole dell’Oceano Indiano. Ho incontrato per la prima volta il dottor Hume al Congresso Internazionale di Ornitologia ad Amburgo nel 2006 e, quando ho letto nel programma del Darwin Day che sarebbe venuto a Milano, l’ho contattato per invitarlo all’Osservatorio Ornitologico della FEIN a visitare quelle che per noi sono strutture ben note, ma che non hanno eguali in nessun altro Paese europeo. Come tutti i naturalisti, il dottor Hume ha interessi ben più vasti di quelli che professionalmente persegue: in gioventù ha fatto collezione di insetti e tenuto ed allevato diverse specie di fringillidi indigeni ed esotici, oltre ad alcune specie di fagiani. Siamo stati fortunati con le condizioni meteorologiche durante la sua visita: con un cielo quasi completamente sereno e una temperatura quasi primaverile, la vista dal tetto del casello era mozzafiato verso la metropoli milanese e i monti dell’Appennino pavese. Domenico e Laura, i custodi dell’impianto, ci hanno mostrato le operazioni di inanellamento di una decina di esemplari catturati nella mattinata: lucherini, cinciarelle, capinere, pettirossi e un fringuello. Abbiamo visitato anche il Museo con la collezione di avifauna della Lombardia e i vecchi attrezzi da cattura tradizionali per gli uccelli da richiamo, quali le gabbie. L’impianto arboreo in questa stagione non è al suo meglio per la sua tradizionale sistemazione arborea annuale, ma abbiamo percorso i doppi filari di carpini del roccolo, del sottotondo, quelli delle due bresciane al momento non in attività e quelli della passata. Il dottor Hume si è interessato al funzionamento di queste antiche strutture arboree, create e modellate dall’ingegno dell’uomo cacciatore ed ora tramutate in efficaci strumenti di monitoraggio e ricerca sulla avifauna migratrice. Come gli altri ricercatori stranieri che hanno avuto l’occasione di visitare l’Osservatorio di Arosio, anche il dottor Hume si farà ambasciatore nel suo Paese della attività di ricerca e di conservazione che la Fondazione Europea Il Nibbio persegue nell’ambito dei programmi pluriennali di ISPRA, con il supporto di Regione Lombardia, da più di 40 anni al servizio della comunità scientifica lombarda, italiana ed europea. (Giuseppe Micali)

LA BIODIVERSITÀ ANIMALE ALL’OSSERVATORIO DELLA FEIN
(16/12/2019)

Nel secolare impianto dell’Osservatorio Ornitologico di Arosio della FEIN non sono presenti solo uccelli. Questa è la dimostrazione della buona gestione dell’ampio territorio di oltre 12.000 mq curato e mantenuto conforme alla biodiversità che, oltre ai mammiferi, presenta una notevole varietà di specie tra insetti, rettili e anfibi. Di quest’ultimo genere va sottolineata la presenza del Rospo (Bufo bufo), un buon bioindicatore ambientale che viene spesso osservato con diversi individui durante i suoi spostamenti. Da tempo, per uno studio di rilevamento delle specie di mammiferi, oltre ai Pipistrelli presenti all’interno del territorio, i tecnici hanno installato una “fototrappola”, in più punti, che ha confermato la presenza del Tasso (Meles meles) che solitamente vive in ambiente forestale sia di pianura che di montagna. Questo mustelide preferisce i boschi di latifoglie alternati a zone aperte, cespugliate o incolte.  il Tasso può essere definito un “collezionista” perché si alimenta raccogliendo quanto disponibile sul terreno, sia di origine vegetale che animale, principalmente insetti e frutta, ma anche piccoli mammiferi. La sua presenza va a implementare la convivenza con la Faina (Martes foina), un predatore generalista che si nutre di topi, conigli, uccelli, pipistrelli, ma anche di insetti, frutti e bacche selvatiche. Quando riesce ad entrare in un pollaio spesso uccide un maggior numero di animali rispetto al fabbisogno immediato di cibo: questo comportamento è noto come surplus killing. Altro mammifero che si può incontrare nel territorio della stazione arosiana è la Volpe (Vulpes vulpes), il più diffuso tra i carnivori predatori che, grazie alla sua adattabilità, è presente in ogni ambiente. Ha solitamente abitudini crepuscolari o notturne, ma è possibile osservarla mentre si aggira in pieno giorno a caccia di piccoli roditori o alla ricerca di uova di galliformi. Vi sono poi la Lepre europea (Lepus europaeus), introdotta a scopi venatori e a volte osservata all’interno del territorio, lo Scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris) e lo Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis), quest’ultima specie alloctona, originaria della porzione atlantica dell’America settentrionale e che a partire dagli inizi del XX secolo è stata introdotta in Italia, dove si è rapidamente diffusa a discapito dell’affine, ma più piccolo Sciurus vulgaris. Basti pensare che è stato inserito nell’elenco delle 100 specie invasive più dannose al mondo stilata dall’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). Vi è anche il simpatico Ghiro (Glis glis) che predilige gli ambienti boschivi, a quote tra i 600 e i 1.500 m. Solitamente frequenta parchi, giardini e boschi, in particolare quelli ricchi di sottobosco e caratterizzati dalla presenza di vecchi alberi dove può reperire facilmente numerose cavità, all’occorrenza adibite a rifugio o nido. Soprattutto durante i mesi invernali può servirsi delle case rurali come momentaneo riparo. E per finire, sebbene i tecnici non considerino terminata la ricerca sulla frequenza di altre specie, sono presenti il Riccio europeo occidentale (Erinaceus europaeus), la cui dieta comprende insetti, molluschi, lombrichi, ranocchie, lucertole, piccoli mammiferi, soprattutto topi, nidiacei, ghiande, bacche, frutta e altro materiale di origine vegetale, e la comunissima Talpa (Talpa europea), che si nutre di lombrichi, invertebrati e larve di insetti.
Se preservare le biodiversità animale significa proteggere le nicchie ecologiche facendo in modo che la natura riesca a percorrere il suo corso senza gli ostacoli che l’uomo e lo sviluppo industriale hanno portato, si può con certezza affermare che il territorio dell’Osservatorio Ornitologico di Arosio della FEIN sia una nicchia ambientale da considerare con la massima importanza, non solo per l’avifauna ma per tutte le specie animali che vi trovano riparo. (Walter Sassi)

SOTTO LA NEVE PASSO FERMO

(16/12/2019)

Il movimento migratorio delle Cesene, pur a livello erratico in occasione del plenilunio del 12 dicembre, sembra essersi arrestato affievolendo di molto le speranze dei più caparbi capannisti. Questo accade ora, e così accadeva nel passato quando la caccia non soffriva questa continua battaglia di ogni giorno come se fosse diventata il capro espiatorio di tutti i nostri mali, soprattutto in Italia. Per nostra fortuna le schiere migranti non conoscono queste “barbarie politiche-animaliste” e seguono quell’immutabile calendario ornitologico che potremo considerare, per l’anno che sta per lasciarci, alquanto positivo in riferimento ad alcune specie, quali il Tordo bottaccio, il Merlo, il Fringuello. Ma di questo parleremo nel prossimo rapporto annuale che verrà pubblicato il prossimo gennaio. Per ora la nevicata di Santa Lucia ha imbiancato, tra giovedì e venerdì sera, la media collina e anche gran parte della provincia, ma tutto si è risolto nel ritorno in questo week-end del sole che ha fatto cancellare di molto la modesta coltre bianca. Nessuna novità, dunque, per le Cesene, mentre vi è stato un interessante movimento erratico delle Cinciarelle e della Cince more, delle Capinere e dei soliti Merli che sembrano non abbandonarci. Insomma, un momento di silenzio anche per i nostri amici alati.

L’INVERNO È ALLE PORTE
(09/12/2019)

In pianura le temperature si sono abbassate e le forti brinate sono comparse sul territorio caratterizzando il paesaggio mattutino. In questo contesto il movimento erratico dei grandi turdidi si è notato a macchia di leopardo. In generale, la presenza delle specie si è dimostrata molto fiacca, anche se per alcune, come Fringuello e Peppola, così non è stato. Buona la presenza del Merlo, mentre Tordo sassello e Cesena in alcune zone si sono fatti desiderare. In campagna alcuni contingenti di Allodole, accompagnati dai Fanelli svernanti, si sono notati in buon numero. Tuttavia  i più strenui capannisti sono in attesa del plenilunio del 12 dicembre (proprio alla vigilia d Santa Lucia) sperando nell’arrivo di un buon numero di cesene erratiche dalle altre zone europee. Nella settimana appena conclusa si hanno notizie di interessanti incontri con la Beccaccia e nelle zone acquatiche si sono notate Alzavole in buon numero. Vi è da segnalare, infine, nei giorni scorsi, un forte movimento di Gru in grossi e compatti gruppi, da nord-ovest, quasi presagio di un inverno che inizia ad avanzare al nord del Paleartico occidentale. 

IL PERIODO MIGRATORIO STA TERMINANDO
(02/12/2019)

Gli ultimi giorni di novembre ci hanno regalato un po’ di stabilità meteorologica con temperature che si sono abbassate e in alcune zone del nord Italia si sono notate le prime brinate mattutine ed il sole ha dominato dopo un mese caratterizzato per ben venti giorni da forti e continue piogge. La migrazione ottobrina che aveva soddisfatto ornitologi e capannisti ha ceduto il passo a piccoli movimenti erratici che dal mese di dicembre caratterizzeranno tutte le specie che nel nostro territorio si soffermeranno a svernare. E mentre dal sud della Francia ci giungono le notizie di un ottimo passaggio del Tordo sassello, nella nostra penisola il maltempo ha costretto molti osservatori a forzati riposi mattutini mentre alcune specie si sono notate a macchia di leopardo nei territori colpiti in modo moderato dalle perturbazioni. Si deve comunque segnalare la buona presenza della Cesena accompagnata da alcuni voli di Tordi sasselli. Ottima ancora la presenza del Fringuello unitamente alla Peppola. Se i Lucherini si notano ancora a gruppetti nelle zone a loro congeniali, nulla vi è da segnalare per il Frosone che sembra scomparso dopo un esordio migratorio più che positivo. Presso l'Osservatorio Ornitologico di Arosio della FEIN, che cura queste note settimanali grazie alla collaborazione di osservatori stranieri, l'ultima settimana di novembre ha regalato ancora la cattura di un Tordo bottaccio e quella di un femmina di Ciuffolotto. Tanto per sottolineare la sua rarità in zona quest'ultimo fringillide dal 1997 è stato inanellato solo cinque volte e, curiosità, gli individui erano tutte femmine. Per quanto riguarda la Beccaccia si hanno notizie frammentate di individui osservati in modo sparso ma, come detto prima, ciò è dovuto alle cattive condizioni del tempo che hanno negativamente condizionato il monitoraggio e l'attività venatoria. Nulla di rilevante anche per quanto riguarda gli acquatici ed il Beccaccino. Si sta avvicinando la data del 12 dicembre, giorno del plenilunio. Se le previsioni dettate dai nostri avi circa le fasi lunari si avvereranno e saranno accompagnate dal bel tempo con abbassamento della temperatura avremo ancora emozionanti giornate grazie alla presenza dei grandi turdidi del nord, le mitiche Cesene.

ASPETTANDO IL BEL TEMPO
(25/11/2019)

Un mese così sarà difficile rivederlo, a tutt’oggi sono cadute più precipitazioni che negli altri mesi di ottobre e novembre dal 1966 in avanti. La neve è già caduta abbondantemente sopra i 1.200 metri s.l.m. Nulla di rilevante vi è da segnalare sul movimento migratorio in quest'ultima settimana anche se, nonostante tutto, si sono notati numerosi gruppi di Fringuelli unitamente alle Peppole, sporadici gruppi di Cesene e buoni raggruppamenti di Colombacci. All'Osservatorio Ornitologico della FEIN in  Arosio sabato 23 è stato inanellato ancora un Tordo bottaccio. In Francia si segnala un’ottima presenza del Tordo sassello. Mentre ci si augura che le condizioni meteorologiche possano migliorare il più presto possibile, si raccomanda di osservare attentamente eventuali Cesene che presentano sul dorso una piccola antenna in modo da non abbattere individui con trasmettitori applicati, nell'ambito dello studio condotto sulla migrazione di questa specie attraverso il Paleartico occidentale.  

IL MALTEMPO FERMA LA MIGRAZIONE
(18/11/2019)

Il mese di ottobre si è sviluppato secondo un calendario ornitologico perfettamente in linea con le condizioni meteorologiche e le varie fasi lunari consentendo una migrazione interessante per Tordo bottaccio, Pettirosso, Cincia mora, Capinera, Fringuello, Peppola e Colombaccio e, numericamente positiva, anche per Frosone, Lucherino, Merlo e Tordo sassello. Il mese di novembre, invece, finora caratterizzato dal maltempo con piogge insistenti da nord a sud della penisola e con anticipate abbondanti nevicate in alta montagna e maree al di sopra della media stagionale – come avvenuto per la città di Venezia – ad eccezione dei giorni 12 e 13, non ha avuto interessanti movimenti, se non localizzati. In questo scenario si sono osservate le Cesene e i Tordi sasselli, ma non in quantità abbondante. Anche lo scorso anno si erano verificate le stesse condizioni nello stesso periodo. Ci si augura un sollecito ritorno del bel tempo che possa dare un tono più vivace alla migrazione, molto rallentata in quest’ultima decade.


NOVEMBRINI SOTTOTONO
(11/11/2019)

L’inizio del mese di novembre non è stato entusiasmante nella seconda parte della migrazione post-nuziale di tutte quelle specie dei nostri amici alati che in questo periodo sono solite offrirci tante emozioni. Ci riferiamo al Tordo sassello, alla Peppola, alla Cesena e alla Passera scopaiola. Al nord Italia i grandi Passi come lo Stelvio, il Gavia e la Forcella sono ormai chiusi a causa della neve che, in alcune località come Livigno, in provincia di Sondrio, è già scesa abbondante imbiancando i paesaggi montani con la la magica atmosfera che si respira in natura in prossimità del periodo natalizio e con le piste da sci già aperte anzitempo! Nonostante ciò in alcune zone l’ambiente rimane penalizzato a causa dell’incuria e, all’avvicinarsi delle persistenti intemperie stagionali, subisce gravi danni, a volte irreparabili. Il panorama sul passo, quindi, in un periodo come la settimana appena trascorsa, che va dal 4 al 10 novembre (vigilia dell’estate di S. Martino), non può che considerarsi sottotono. Il Tordo sassello è comparso in quantità ridotta ma costante. Più numeroso è stato il Merlo, mentre la Cesena è comparsa a macchia di leopardo, soprattutto nella giornata di mercoledì 6 e sabato 9. Presenti in buon numero la Pispola e il Fringuello, accompagnati dalla Peppola. Sottotono, invece, il Frosone e il Lucherino. Si hanno buone notizie per quanto riguarda la Beccaccia oltre ad un leggero e anticipato movimento della Canapiglia e qualche sparuto volo di Moriglione nelle zone a loro congeniali.

UN PASSO CONTEMPORANEO

(04/11/2019)

È proprio quello che è avvenuto finora in questa stagione in tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna alla Grecia, per quanto riguarda il movimento migratorio dei grandi turdidi che, insieme a tutte le altre specie ornitiche, vengono monitorati all’Osservatorio Ornitologico di Arosio della FEIN in collegamento con altri punti di osservazione dislocati in Europa che seguono questo interessante fenomeno. Il Tordo bottaccio ha avuto il suo primo picco il 5 e il 6 ottobre, seguito da quelli del 12-13-14 e 15 ottobre, e dall’ultimo picco del 24 e il 25 dello stesso mese. Il Merlo non è stato da meno perché, anche se leggermente in ritardo sulla tabella di marcia, il suo picco principale è stato il 25 ottobre. I primi Tordi sasselli sono stati avvistati ovunque, soprattutto nel nord Italia, durante l’ultimo weekend ottobrino e la Cesena ha fatto la sua apparizione in alta e media collina dove pochi esemplari sono già stati incarnierati. Va ricordato che se per il Tordo bottaccio i suoi primi picchi migratori sono avvenuti con il primo e secondo quarto di luna, per la Cesena e il Tordo sassello tutto è da verificare con il mese di novembre. Nulla vi è da segnalare per la Tordela, mentre ottimo e continuo è il passo del Fringuello, del Pettirosso, della Capinera, della Cincia mora, della Cinciarella e del Colombaccio. Buona la presenza di altri fringillidi come Frosone, Peppola e, parzialmente, il Lucherino. Buone notizie sulla presenza della Beccaccia, regina di boschi e, tra le specie campestri, della Pispola e dell’Allodola nei luoghi a loro congeniali. Sebbene i primi giorni di novembre non abbiano regalato forti emozioni a causa del meteo poco propizio e del calo repentino delle temperature, le osservazioni di alcune specie, assenti gli anni scorsi, sono comunque più numerose e fanno presagire un periodo di svernamento interessante. Ovviamente queste osservazioni e i relativi commenti saranno esaminati in proseguo sottolineando, ancora una volta, che la migrazione è un fenomeno naturale che non può essere codificato a tavolino o nelle aule giudiziarie dei TAR.

UN PAZZO OTTOBRE

(28/10/2019)

 Il weekend del 26 e 27 ottobre è stato caratterizzato da un clima molto anomalo con temperature salite sino a 26°C e con temporali assai rari per questo periodo, come avvenuto nella giornata di lunedì 21 e giovedì 24. Queste condizioni meteo hanno caratterizzato una migrazione molto interessante per quasi tutte le specie. In particolare si è notata una buona presenza dei Tordi bottaccio e dei primi Tordi sasselli, così come del Fringuello, accompagnato da Peppola, Frosone e Lucherino. Costante e numericamente abbondante il Colombaccio e il Pettirosso. Si sottolinea anche la buona presenza della Cincia mora e, in generale, di tutti i Paridi. Per quanto riguarda le specie campestri si sono notate ancora in buon numero le Pispole e le Allodole. Anche per la settimana che si è appena conclusa sono stati osservati alcuni transahariani in migrazione che solitamente in questo periodo sono già passati. Il ritardo nel passo si è notato anche per quanto riguarda il Merlo che ha fatto registrare un’ottima presenza al suo arrivo ed, infine, al nord della penisola, in collina, insieme alle Beccacce, sono apparse le primissime Cesene. Sono dati importanti che non si possono esaminare coi soliti grafici stilizzati realizzati negli ovattati laboratori e presi come punto di riferimento incontrovertibile delle ormai quotidiane decisioni dei giudici amministrativi, che prendono come oro colato quanto la scienza dice senza essere sul campo e senza comprendere l’eterno “dare-avere” della natura. Insomma, ancora una volta i dati storici della FEIN, acquisiti da oltre quarant’anni e seguiti continuamente all’Osservatorio Ornitologico di Arosio con l’applicazione della stessa metodologia che, anno dopo anno, li fa considerare come un “unicum” – ad esempio – sul Tordo bottaccio e che risalgono al 1940 – come recenti studi redatti da Sergio Scebba, Walter Sassi ed altri stanno a dimostrare – confermano che il buono stato di conservazione di molti passeriformi è condizionato dal meteo, dalle buone condizioni dei luoghi di nidificazione e, soprattutto, dalla mancanza di anomale deviazioni lungo le loro abituali linee di migrazione. Vi è da osservare che nella giornata di pioggia del 15 ottobre – come già avvenuto in passato – si è notato un più che positivo movimento del Tordo bottaccio che, in modo continuativo e consistente, ha iniziato il suo movimento dal 3 ottobre e, in questo modo, è avvenuto nel sud della Francia e lungo le coste greche. Insomma, una partenza quasi simultanea dal nord Europa verso i lidi caldi del sud. Grazie anche alla collaborazione di altri Osservatori ed appassionati possiamo considerare poi quelle specie che sono state quasi assenti gli anni scorsi, e che questo autunno sono apparse in buon numero. Concludiamo queste note ricordando a tutti i seguaci di Diana il rigoroso rispetto dei limiti giornalieri di carniere per non essere giudicati degli irresponsabili fruitori della natura.
 

CONTINUA L’OTTIMA MIGRAZIONE
(14/10/2019)

  
Avevamo visto bene quando prospettavamo che i primi due weekend di ottobre (5-6 e 12-13), con punte nei precedenti venerdì, avrebbero avuto un movimento ragguardevole del Tordo bottaccio. E infatti così è stato, anche grazie alle condizioni meteo, secondo il calendario lunare (primo quarto e luna piena) e nel rispetto del calendario dei Santi (S. Teresa e S. Bruno) per la gioia di tutti i capannisti. Si può osservare un contemporaneo movimento migratorio della specie nel sud della Francia e della Grecia dal nord del Paleartico e vi è pure da segnalare l’ottima presenza del Fringuello e della Peppola. Presenti in buon numero i Frosoni, i Lucherini, le Pispole e le Allodole. In alcune zone del nord e del centro della penisola sono apparsi i primi Tordi sasselli (come è avvenuto domenica 13 con il primo esemplare della stagione inanellato alle ore 11 all’Osservatorio Ornitologico della FEIN di Arosio, che redige settimanalmente queste note) e le prime Beccacce, mentre si è notato, specie nel ferrarese, un eccezionale movimento di Colombacci. Secondo alcuni meteorologi francesi si preannuncia un inverno alquanto rigido perché nella regione del Var, al sud della Francia, sono state notate le prime Cesene. Ma, per ora, rimane la certezza di constatare l’ottimo stato di conservazione di non poche specie. A tal proposito, in questo intenso periodo, si sottolinea agli appassionati che la partecipazione a progetti di rilevamento come la raccolta delle ali dei tordi sia di notevole importanza per continuare a confermare lo stato di salute delle popolazioni dei grandi turdidi cacciabili.

TORDI BAGNATI
(21/10/2019)

  
 
Così potemmo iniziare queste note settimanali, anche sulla base dei dati storici della FEIN acquisiti da oltre quarant'anni e seguiti continuamente all'Osservatorio Ornitologico di Arosio con l'applicazione della stessa metodologia  che, anno dopo anno, li fa considerare come un "unicum" sul Tordo bottaccio e che risalgono al 1940, come recenti studi lo stanno a dimostrare redatti da Sergio Scebba, Walter Sassi e altri. Da qui vi è da osservare che nella giornata di pioggia del 15 ottobre - come nel tempo è già avvenuto - si e' notato un più che positivo movimento di questo turdide che in modo continuativo e consistente ha iniziato il suo movimento dal 3 ottobre e in questo modo è avvenuto contemporaneamente nel sud della Francia e lungo le coste greche. Insomma una partenza quasi simultanea dal nord Europa verso i lidi caldi del sud. Grazie anche alla collaborazione di altri osservatori ed appassionati possiamo considerare poi che altre specie, quasi assenti negli anni scorsi, sono apparse in ottimo numero. Ad esempio la Cincia mora, la Peppola, il Frosone e il Lucherino. Di interessante va sottolineato che sul territorio sono ancora presenti dei migratori transahariani come il Culbianco. Ottimo se non eccellente anche il passo del Colombaccio, dove nel centro Italia la sua migrazione fa assistere a numerosissimi branchi in movimento. Soddisfacente, soprattutto al nord, la prima comparsa del Tordo sassello e della Beccaccia, mentre nelle campagne di alcune regioni italiane le Allodole e le Pispole vengono rilevate in buon numero. Stessa situazione si è notata per lo Storno ed il Merlo nei territori a loro congeniali, mentre per Beccaccino e gli anatidi in genere non vi è nulla di particolare da segnalare. La settimana così si è chiusa con piogge che hanno interessato il nord Italia e il bel tempo con temperature sopra la norma nel centro sud.  

I TORDI SONO ARRIVATI!
(07/10/2019)

Come avevamo previsto nel comunicato della scorsa settimana, tra il 4 e 5 ottobre, con una positiva punta di domenica 6, finalmente sono apparsi in buon numero i Tordi bottacci, ribadendo anche la buona salute della specie. Una presenza confermata pure per il sud della Francia. A tal proposito il Direttore scientifico dell’Istituto IMPCF, Jean Claude Ricci, ci fa notare che, secondo le osservazioni francesi, i Tordi non “appartengono” alla linea migratoria che da nord-est si sposta a sud-ovest, ma sono individui provenienti da nord che, trovando sfavorevoli condizioni meteo nel territorio francese, hanno evitato la discesa lungo la costa atlantica verso il Portogallo e hanno, invece, imboccato la grande via del Rodano, dirigendosi verso sud. Sarebbero, quindi, individui non appartenenti alla “nostra” linea migratoria che dal nord Italia si sposta verso la Liguria in direzione delle Baleari. Staremo a vedere se le osservazioni ci daranno una mano a comprendere il lungo viaggio dei fiori di piume, fantastico titolo di un filmato degli anni Ottanta di Bruno Modugno che l’ha presentato nuovamente come sottofondo in occasione di un’interessante intervista su SKY, in onda proprio in questi giorni sul canale tematico di caccia e pesca. Il libro della migrazione si è ormai aperto e Fringuelli, Frosoni, Lucherini, Pispole e Allodole in alcune zone sono apparsi in buon numero con le prime Passere scopaiole, mentre all’Osservatorio FEIN domenica 6 ottobre alle ore 15 è stata inanellata la prima Peppola della stagione. Nulla di particolare vi è da segnalare per gli anatidi e il Beccaccino, come ci viene confermato dai dati degli Osservatori sparsi sul territorio forniti alla FEIN (ed elaborati dal Tecnico Walter Sassi) che cura queste note settimanali sul passo in collaborazione con l’Ufficio coordinamento tutela ambientale e ricerca ornitologica dell’ANUUMigratoristi.

MIGRAZIONE ALTALENANTE
(30/09/2019)

Nemmeno la tradizionale data di San Michele del 29 settembre ci ha portato quella piccola “furia” di Tordi che ci aspettavamo, ma solo un piccolo accenno di movimento di fine mese. Per chi crede nelle fasi lunari si dovrà attendere il primo quarto di sabato 5 ottobre e il plenilunio di domenica 13. I movimenti migratori sono altalenanti, e sono positive, ad esempio, le migrazioni della Cincia mora e della Capinera, come si apprende anche dagli altri Osservatori ornitologici delle Prealpi. Ciò che fa riflettere è la presenza dei migratori transahariani che, secondo le tabelle di marcia, sono in ritardo e si notano ancora in discreto numero sul territorio del nord Italia. Quasi assenti, per ora, i Fringuelli, ma il libro della migrazione post-nuziale non si è ancora aperto per le specie ottobrine. Restiamo in attesa di tempi migliori. 

FINALMENTE I TORDI

(23/09/2019)

In questo strano movimento migratorio post-nuziale dove si presentano ancora i Beccafichi (migrazione ottimale) e le Balie nere (migrazione molto modesta, anche per i Prispoloni), accompagnati da qualche Codirosso ritardatario, il 21 settembre si sono presentati in forma più concreta i Tordi bottacci. I grandi turdidi sono una piacevole avvisaglia di ciò che i capannisti attendono come inizio delle loro magiche giornate al capanno. Purtroppo l’improvviso cambiamento meteo di domenica mattina 22/09 ha fatto perdere quello “sprint” che aveva fatto sperare. Ma siamo solo all’inizio e il gioco delle fasi lunari, con le previsioni meteo che sembrano tendenti al bello per l’inizio di ottobre, fa aprire uno spiraglio alle previsioni ottimiste sul passo. A margine di queste note si segnala, per i più curiosi, l’interessante inanellamento di un Picchio nero presso l’Osservatorio Ornitologico di Arosio dove ancora, durante la settimana appena conclusa, la Capinera si è registrata con numerosi individui in migrazione.

 
 

NESSUNA NOVITÀ PER GLI ESTATINI

(16/09/2019)

 E così anche la settimana che va dal 9 al 15 settembre (data di apertura generale della caccia) non ha visto la presenza massiccia degli estatini, salvo quella continua del Beccafico che all’Osservatorio Ornitologico della FEIN, da cui sono tratte settimanalmente queste note, sta raggiungendo un numero di inanellamenti molto interessante. La stessa situazione si sta registrando in Friuli, dove alcuni inanellatori ci riportano gli stessi dati. La settimana appena terminata ha visto l’inizio del passo del Pettirosso e, in particolare, della Capinera che, nei giorni 11, 13 e 15, si è mostrata numerosa. Inoltre, si sono notati ancora il Pigliamosche e il Torcicollo mentre nel territorio in esame la Ghiandaia e il Colombaccio fanno registrare una presenza numerica abbondante. Il primo Tordo è stato inanellato lunedì 16/09 alle 7.00, come da nota informativa sullo specifico tema. L’alta pressione permane in generale sull’Europa centrale con temperature ragguardevoli che consentono ancora di trascorrere le serate all’aria aperta, situazione meteorologica che sembrerebbe permanere ancora nei prossimi giorni sulla nostra penisola. Ormai le vie del cielo sono aperte per l’inizio di una più consistente migrazione autunnale. Non ci resta che attendere…
 
 

IL PRIMO TORDO IN MIGRAZIONE 

(16/09/2019)

 Presso l’impianto dell’Osservatorio Ornitologico della FEIN di Arosio si ricorda l’inanellamento del primo Tordo bottaccio (Turdus philomelos) in migrazione post-nuziale (settembre-ottobre-novembre) 2019. Si tratta di un giovane esemplare catturato lunedì 16 settembre alle ore 7.00 e subito inanellato con anello Z507128. In accordo con le direttive Euring al soggetto sono state rilevate le consuete misure biometriche, grasso, muscolo, peso, corda, terza e tarso. La tabella qui di seguito propone le date del primo inanellamento dal 1975 (tra parentesi i soggetti della stessa specie catturati durante la giornata). Quest’anno l’inanellamento è avvenuto in una data nella norma. La data più ritardata è quella del 21 settembre del 2006 e la data più anticipata è quella del 3 settembre 1977 e 2003. La data della prima cattura di quest’anno – per chi ama le statistiche – coincide con quella del 1979 e del 2012.
 
1975 = 19/9 1976 = 9/9 1977 = 3/9 1978 = 5/9 1979 = 16/9
1980 = 11/9 (2) 1981 = 6/9 1982 = 14/9 1983 = 12/9 1984 = 14/9
1985 = 11/9 (2) 1986 = 11/9 1987 = 12/9 1988 = 4/9 1989 = 10/9
1990 = 8/9 1991 = 17/9 1992 = 19/9 (2) 1993 = 9/9 1994 = 19/9  (2)
1995 = 15/9         1996 = 9/9 1997 = 10/9 1998 = 15/9 1999 = 12/9
2000 = 10/9 2001 = 9/9 2002 = 11/9 2003 = 3/9 2004 = 18/9 (7)
2005 = 15/9 2006 = 21/9 2007 = 13/9 2008 = 11/9 2009 = 20/9  (15)
2010 = 11/9 2011  = 10/9 2012 = 16/9 (2) 2013 = 20/9 (2) 2014 = 8/9
2015 = 19/9 (4) 2016 = 9/9 2017 = 13/9 2018 = 13/9 2019 = 16/9 (2)
 
Il turdide ha fatto capolino nelle reti di tipo mist-net dell’Osservatorio in una giornata che si è rivelata bella sin dal mattino e con sole caldo di un settembre da ricordare per le sue temperature elevate.

DISILLUSIONE

(09/09/2019)

Gli amici alati non hanno dato una risposta positiva dopo quella leggera ripresa che pensavamo potesse sostenere le speranze degli ornitologi nel vedere i Prispoloni, le Balie nere e tutti quegli estatini che ad oggi ci hanno disilluso. Soltanto la costante e continua presenza del Beccafico, monitorato all’Osservatorio Ornitologico di Arosio della FEIN, fa registrare un trend positivo della specie. Sono state osservate con interesse le prime Capinere e il simpatico Pettirosso che dovrebbe preannunciare, secondo i ricordi degli anziani uccellatori, le avvisaglie dell’arrivo del tanto agognato Tordo bottaccio. Le condizioni meteorologiche hanno ancora una volta influenzato la migrazione dal nord del Paleartico occidentale, da dove si preannuncia la prima discesa del freddo. Staremo a vedere cosa accadrà in questo contesto climatico veramente “pazzerello”.

ANCORA STALLO NELLA MIGRAZIONE
(02/09/2019)

La scorsa settimana ci eravamo lasciati con la speranza di assistere ad una leggera ripresa della migrazione post-nuziale, quella classica degli “estatini” che solitamente arriva con il suo “clou” per la Balia nera nella data della festa grande del Patrono di Bergamo, Sant’Alessandro, che cade il 26 agosto (quest’anno di lunedì). Ma anche i Santi non ci stanno …aiutando perché, dopo un piacevole modesto movimento di Balie nere nella giornata di domenica 25, tutto faceva prevedere il rispetto della data, tramandata dalla memoria dei nostri vecchi. Così non è stato, perché le caldissime giornate di fine mese, con la colonnina di mercurio che ha superato in alcune località anche i 37°C, hanno fatto desistere i nostri amici alati nel discendere verso le pianure, rimanendo ancora in quota. Quello che possiamo evidenziare, con particolare attenzione, è il continuo e costante passo del Beccafico che supererà il punto massimo registrato nel 2002 (limitatamente al mese di agosto) con 71 esemplari, e che sarà migliorato a dimostrazione del fatto che tutte le specie denotano un’alternanza nel lungo ciclo dei dieci anni. Nessuna preoccupazione anche per gli altri “estatini” perché il caldo agostano ha bloccato la loro discesa verso i lidi invernali e avremo, invece, con un passo molto veloce, un mese di settembre di vivo interesse. E così avverrà per tutte le altre specie in ritardo sulla tabella di marcia, come insegnano i vecchi registri di oltre un secolo fa.

GUIDA AI RAPACI NOTTURNI D’EUROPA
(26/07/2019)


Scrittore naturalista e guida escursionistica ambientale, l’autore di questo libro è specializzato nella ricerca e nello studio dell’ecologia dei rapaci notturni. Autore di 22 libri, ha scritto per numerose testate di settore e non (quotidiani e periodici). Nel 2015 in Minnesota è stato insignito dal Global Owl Project del Premio speciale come miglior esperto di gufi a livello mondiale per quell’anno ed è entrato a far parte della prestigiosa World Owl Hall of Fame. Direttore artistico del Festival dei Gufi e del Festival dei Gatti, ha vinto diversi premi letterari tra cui il 1° Premio di Letteratura Naturalistica del Parco della Majella ed è stato ospite di molte trasmissioni radiofoniche e televisive (Geo, Uno Mattina, Sereno Variabile). Questo suo nuovo lavoro bibliografico è dedicato ai rapaci notturni, intriganti uccelli che hanno sempre destato particolare interesse nell’uomo. Erano venerati nell’antica Grecia, temuti e perseguitati nel Medioevo, non amati da coloro che non li conoscevano sino agli anni '70, tanto che alcuni li consideravano, a torto, dei nocivi e portatori di sventure. Il loro volo silenzioso, crepuscolare e notturno, che gli dà modo di sorprendere e ghermire le prede, e il loro canto lugubre e malinconico, hanno sempre creato un alone di affascinante mistero attorno a questi uccelli. Stampato su carta FSC proveniente da foreste gestite in maniera responsabile e sostenibile, questo manuale contiene oltre 200 fotografie a colori e fornisce una panoramica di tutti i rapaci notturni presenti in Italia e in Europa. Un’ampia introduzione presenta alcune tra le caratteristiche principali degli Strigiformi, dal piumaggio mimetico alle borre, dalla straordinaria vista al fine udito. È una guida ideale che descrive in modo esaustivo ben 15 specie attraverso la conoscenza della loro morfologia, dell’habitat frequentato e del comportamento adottato durante le varie fasi della loro vita, il tutto  accompagnato da minuziose carte di distribuzione per conoscere con precisione i loro areali. Completano il manuale capitoli che trattano il comportamento territoriale, le tecniche di caccia, il mobbing, la competizione interspecifica, la conoscenza dei predatori degli Strigiformi e lo studio sulla conservazione attraverso ricerche specifiche come l’Owlwatching e il metodo del playback. Un Glossario delle terminologie, una serie di indicazioni dove trovare informazioni su questo genere di rapaci attraverso il web e la libreria del gufologo, concludono questo pratico e importante volume dedicato ai beniamini alati dalle abitudini notturne.
Per poter avere il volume “Guida ai rapaci notturni d’Europa” (di  Marco Mastrorilli – Ricca Editore, pagg. 232, formato 14x19,5 cm., Foto a colori) basta consultare il sito web www.riccaeditore.it, scrivere una mail a: info@riccaeditore.it, oppure telefonare al numero 06/79340534. (Walter Sassi).

BIRDGARDENING
25 ANNI DI ESPERIENZA IN UN GIARDINO PER UCCELLI
(25/07/2019)


L’autore di questo libro sin da bambino è sempre stato attratto dagli animali ammirando il mondo delle scienze naturali, mentre sfogliava i libri del padre insegnante. A metà degli  anni '80, con l’avvicinamento al mondo delle associazioni come WWF e LIPU, inizia ad interessarsi con più determinazione alla natura in generale. Si laurea in Medicina veterinaria e ora si occupa di animali da compagnia e del recupero della fauna selvatica in difficoltà. Questo piccolo volume da lui scritto è una raccolta di storie, aneddoti, consigli, dati scientifici riguardanti il mondo del birdgardening, frutto di più di 25 anni di esperienze e consigli appresi dagli esperti e dagli appassionati naturalisti. Il testo vuol fornire utili suggerimenti con fotografie originali, disegni e link a portali web per potersi aggiornare e informare. Non è un manuale dove sono illustrati i modelli di nidi e mangiatoie artificiali da realizzare, ma uno strumento utile a capire come avvicinare gli uccelli con le azioni pratiche e semplici di una persona appassionata. Si vuol far capire come gestire un birdgarden e quindi sapere come disporre il cibo e dove, come gestire il problema della presenza mammiferi, come pulire le cassette nido dopo le nidificazioni, quali semi e quale grasso mettere a disposizione durante la cattiva stagione. Leggendolo si intuisce come l’autore cerchi di trasmettere un amore verso gli uccelli unendo due pratiche importanti come il birdgardening e il birdwatching. Questo libro va fatto leggere ai giovani perché tutti indistintamente amino la natura e gli animali. E perchè attraverso questa lettura possano cominciare ad approfondire e imparare a riconoscere i nomi e le abitudini di vita degli uccelli. Ma lo devono leggere anche gli adulti perché diventino più attenti alla presenza degli uccelli e imparino a conoscerli meglio attraverso le storie fantastiche e ricche di fascino.
Chi fosse interessato al volume di  Roberto Macario (Pandion Edizioni, pagg. 120, con illustrazioni e foto a colori) può  richiederlo alla Pandion Edizioni Roma: redazione@pandion.itwww.pandion.it.  (Walter Sassi)

ATLANTE DEGLI UCCELLI NIDIFICANTI NEL PARCO DELLE FORESTE CASENTINESI, MONTE FALTERONA E CAMPIGNA
(18/07/2019)


L’atlante ornitologico è come un’istantanea che fotografa la situazione delle specie di uccelli distribuiti in un’area geografica analizzata in un arco temporale definito. Per questa pubblicazione è stata analizzata la finestra temporale dal 2012 al 2017. In tale periodo è stato valutato tutto il territorio anche in relazione alle eventuali differenze tra gli anni dipendenti dalle variazioni climatiche avvenute in breve periodo. Durante l’indagine sono state osservate 97 specie nidificanti e, rispetto all’ultima checklist aggiornata ai primi anni del secolo che comprendeva 98 specie, sono risultate 9 le specie di nuovo insediamento e 10 le  specie non più rilevate. Tra le nuove specie vi sono il Corvo imperiale e il Biancone, la cui nidificazione non è certa ma probabile a fronte degli indizi raccolti durante il censimento. Data la costituzione territoriale del Parco le specie ornitiche hanno dimostrato un legame prevalentemente forestale. Durante la ricerca è stata evidenziata la conferma di nidificazione in ambiente forestale di specie molto importanti sotto il profilo protezionistico, quali la Balia dal collare, il Rampichino alpestre e il Picchio nero. Mentre, tra le specie con caratteristiche campestri, sono state rilevate l’Averla piccola, il Calandro e il Culbianco, queste ultime soggette a declino generalizzato. Tra le specie rare presenti di particolare valore naturalistico va citato il Gufo reale, mentre tra le specie che nidificano irregolarmente si segnalano l’Albanella minore, il Beccafico, il Passero solitario e la Taccola. Tutti questi dati contribuiscono alla conoscenza della fauna e sottolineano l’importanza di questo territorio protetto grazie a sei anni di esplorazione scientifica.

Chi fosse interessato al volume “Atlante degli uccelli nidificanti nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna” P.P. Ceccarelli,  S. Gellini, G. Londi, N. Agostini, ST.E.R.N.A. – Ed. Parco Naz. Foreste Casentinesi – Pagg. 240, con cartine e foto a colori) può richiederlo direttamente alla Segreteria del Parco delle Foreste casentinesi: info@parcoforestecasentinesi.it. (Walter Sassi)

UN MUSEO ORNITOLOGICO AD APICE
(18/07/2019)


Un nostro attento e fedele lettore, l’ornitologo Antonio Porcelli di Apice (BN), ci ha segnalato questa importante struttura nata con lo scopo di stimolare e divulgare l’interesse e lo studio dell’avifauna nonché di diffondere notizie sulle specie presenti sul territorio comunale e sugli uccelli migratori. Il Museo Ornitologico di Apice vuole anche rappresentare un centro di aggregazione per la cultura naturalistica e fornire strumenti di conoscenza e divulgazione in altri settori delle discipline naturali. Accoglie, infatti, oltre 2.000 volumi scientifici sull’ornitologia, 50 esemplari di uccelli impagliati (una collezione nata proprio dall’amore per l’avifauna di Antonio Porcelli), 300 nidi dell’avifauna italiana, 800 poster e 50 videocassette sull’avifauna mondiale, 150 gusci di uova e 20 coppie di canarini di razza pura.

L’ingresso è libero e il Museo è aperto tutti i giorni, anche la domenica, alle scolaresche e al pubblico in genere, e si trova presso l’ex Edificio Scolastico del centro storico di Apice, in Piazza Municipio 1.
Per info: dott. Antonio Porcelli, tel. 331/9607539 – email: antonio.porcelli1968@gmail.com.  
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