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IL PASSO

ULTIMA ORA

UN FEBBRAIO DA RICORDARE
(06/03/2020)

E così sabato 29 si è concluso il mese di febbraio che sarà ricordato 
per la nostra fragilità in un mondo che aspirava alla globalizzazione a 
causa di questo impavido Coronavirus COVID-19 e per le condizioni 
meteo veramente anomale, in particolare per la nostra regione 
ma, in generale, per tutta la penisola. Gli effetti di tali anomalie 
climatologiche preoccupano gli agricoltori e hanno conseguenze 
ormai visibili sui fiumi e sui laghi. Una situazione allarmante che 
riguarda anche le api, che vanno in cerca del loro cibo che non c’è, 
le prime gemme degli alberi e le foglioline verdi attorno ai nostri carpani. 
Tutta la Natura soffre! A novembre abbiamo avuto cinque settimane di 
precipitazioni intense cui ha fatto seguito una siccità che è continuata 
ancora a tutto febbraio. Per quanto riguarda i nostri amici alati che 
continuiamo a seguire dall’Osservatorio Ornitologico della FEIN di Arosio, 
si apprende che gli inanellamenti in questi ultimi due mesi sono stati, 
come non mai, positivi soprattutto per la Cinciarella e il Lucarino, 
in pole position come uccello “target” di questo periodo con 88 
inanellamenti in febbraio (n.d.r. nessuna cattura è stata registrata 
nell’autunno 2019). Bene per Peppola e Fringuello mentre nessun 
Turdide è stato catturato alla data del 29 febbraio. Una notizia a 
completamento di questa analisi di sintesi è che i lavori nell’ampio 
complesso arboreo dell’Osservatorio di oltre 12.000 mq sono 
quasi completamente terminati, mentre negli anni scorsi avveniva 
per le condizioni meteo solo a fine marzo/aprile! Cosa sta succedendo 
in natura con lo sconvolgimento dei normali cicli colturali con un 
impatto ragguardevole sul normale calendario? Staremo a vedere 
e continuiamo a monitorare anche da questa rubrica, consapevoli 
di essere deboli e fragili, soprattutto se presi uno ad uno; 
ma tutti insieme, alla lunga, saremo invincibili e infiniti. 
Anche nelle legittime tradizioni venatorie.   

UN PALEONTOLOGO AD AROSIO

(24/02/2020)

Lo scorso 13 febbraio il dottor Julian Hume, paleontologo al Natural History Museum di Londra ha visitato l’Osservatorio Ornitologico della FEIN di Arosio. Il dottor Hume, a Milano per il Simposio che ogni anno celebra la nascita di Charles Darwin (lo scienziato che a metà del 1800 ha intuito i meccanismi che regolano l’evoluzione delle specie) è nato come pittore, specializzato nella ricostruzione di specie estinte, si è laureato in paleontologia (la scienza che studia i fossili) all’Università di Portsmouth e ha conseguito un PhD (Dottorato di ricerca) sulla paleontologia degli uccelli al Museo di Londra. Ha scritto e illustrato tre volumi sugli argomenti che gli stanno a cuore: “La terra perduta del Dodo” (2008), “Uccelli estinti” (2012) e “Uccelli estinti delle Hawaii” (2015). A Milano ha presentato una relazione sulle estinzioni di massa nelle Isole Mascarene, Mauritius, Réunion e Rodrigues, illustrata con i suoi bei disegni e le fotografie delle campagne di scavo che ha effettuato per raccogliere nuovo materiale (ossa fossilizzate) necessario a ricostruire meglio la fauna di queste isole dell’Oceano Indiano. Ho incontrato per la prima volta il dottor Hume al Congresso Internazionale di Ornitologia ad Amburgo nel 2006 e, quando ho letto nel programma del Darwin Day che sarebbe venuto a Milano, l’ho contattato per invitarlo all’Osservatorio Ornitologico della FEIN a visitare quelle che per noi sono strutture ben note, ma che non hanno eguali in nessun altro Paese europeo. Come tutti i naturalisti, il dottor Hume ha interessi ben più vasti di quelli che professionalmente persegue: in gioventù ha fatto collezione di insetti e tenuto ed allevato diverse specie di fringillidi indigeni ed esotici, oltre ad alcune specie di fagiani. Siamo stati fortunati con le condizioni meteorologiche durante la sua visita: con un cielo quasi completamente sereno e una temperatura quasi primaverile, la vista dal tetto del casello era mozzafiato verso la metropoli milanese e i monti dell’Appennino pavese. Domenico e Laura, i custodi dell’impianto, ci hanno mostrato le operazioni di inanellamento di una decina di esemplari catturati nella mattinata: lucherini, cinciarelle, capinere, pettirossi e un fringuello. Abbiamo visitato anche il Museo con la collezione di avifauna della Lombardia e i vecchi attrezzi da cattura tradizionali per gli uccelli da richiamo, quali le gabbie. L’impianto arboreo in questa stagione non è al suo meglio per la sua tradizionale sistemazione arborea annuale, ma abbiamo percorso i doppi filari di carpini del roccolo, del sottotondo, quelli delle due bresciane al momento non in attività e quelli della passata. Il dottor Hume si è interessato al funzionamento di queste antiche strutture arboree, create e modellate dall’ingegno dell’uomo cacciatore ed ora tramutate in efficaci strumenti di monitoraggio e ricerca sulla avifauna migratrice. Come gli altri ricercatori stranieri che hanno avuto l’occasione di visitare l’Osservatorio di Arosio, anche il dottor Hume si farà ambasciatore nel suo Paese della attività di ricerca e di conservazione che la Fondazione Europea Il Nibbio persegue nell’ambito dei programmi pluriennali di ISPRA, con il supporto di Regione Lombardia, da più di 40 anni al servizio della comunità scientifica lombarda, italiana ed europea. (Giuseppe Micali)

LA BIODIVERSITÀ ANIMALE ALL’OSSERVATORIO DELLA FEIN
(16/12/2019)

Nel secolare impianto dell’Osservatorio Ornitologico di Arosio della FEIN non sono presenti solo uccelli. Questa è la dimostrazione della buona gestione dell’ampio territorio di oltre 12.000 mq curato e mantenuto conforme alla biodiversità che, oltre ai mammiferi, presenta una notevole varietà di specie tra insetti, rettili e anfibi. Di quest’ultimo genere va sottolineata la presenza del Rospo (Bufo bufo), un buon bioindicatore ambientale che viene spesso osservato con diversi individui durante i suoi spostamenti. Da tempo, per uno studio di rilevamento delle specie di mammiferi, oltre ai Pipistrelli presenti all’interno del territorio, i tecnici hanno installato una “fototrappola”, in più punti, che ha confermato la presenza del Tasso (Meles meles) che solitamente vive in ambiente forestale sia di pianura che di montagna. Questo mustelide preferisce i boschi di latifoglie alternati a zone aperte, cespugliate o incolte.  il Tasso può essere definito un “collezionista” perché si alimenta raccogliendo quanto disponibile sul terreno, sia di origine vegetale che animale, principalmente insetti e frutta, ma anche piccoli mammiferi. La sua presenza va a implementare la convivenza con la Faina (Martes foina), un predatore generalista che si nutre di topi, conigli, uccelli, pipistrelli, ma anche di insetti, frutti e bacche selvatiche. Quando riesce ad entrare in un pollaio spesso uccide un maggior numero di animali rispetto al fabbisogno immediato di cibo: questo comportamento è noto come surplus killing. Altro mammifero che si può incontrare nel territorio della stazione arosiana è la Volpe (Vulpes vulpes), il più diffuso tra i carnivori predatori che, grazie alla sua adattabilità, è presente in ogni ambiente. Ha solitamente abitudini crepuscolari o notturne, ma è possibile osservarla mentre si aggira in pieno giorno a caccia di piccoli roditori o alla ricerca di uova di galliformi. Vi sono poi la Lepre europea (Lepus europaeus), introdotta a scopi venatori e a volte osservata all’interno del territorio, lo Scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris) e lo Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis), quest’ultima specie alloctona, originaria della porzione atlantica dell’America settentrionale e che a partire dagli inizi del XX secolo è stata introdotta in Italia, dove si è rapidamente diffusa a discapito dell’affine, ma più piccolo Sciurus vulgaris. Basti pensare che è stato inserito nell’elenco delle 100 specie invasive più dannose al mondo stilata dall’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). Vi è anche il simpatico Ghiro (Glis glis) che predilige gli ambienti boschivi, a quote tra i 600 e i 1.500 m. Solitamente frequenta parchi, giardini e boschi, in particolare quelli ricchi di sottobosco e caratterizzati dalla presenza di vecchi alberi dove può reperire facilmente numerose cavità, all’occorrenza adibite a rifugio o nido. Soprattutto durante i mesi invernali può servirsi delle case rurali come momentaneo riparo. E per finire, sebbene i tecnici non considerino terminata la ricerca sulla frequenza di altre specie, sono presenti il Riccio europeo occidentale (Erinaceus europaeus), la cui dieta comprende insetti, molluschi, lombrichi, ranocchie, lucertole, piccoli mammiferi, soprattutto topi, nidiacei, ghiande, bacche, frutta e altro materiale di origine vegetale, e la comunissima Talpa (Talpa europea), che si nutre di lombrichi, invertebrati e larve di insetti.
Se preservare le biodiversità animale significa proteggere le nicchie ecologiche facendo in modo che la natura riesca a percorrere il suo corso senza gli ostacoli che l’uomo e lo sviluppo industriale hanno portato, si può con certezza affermare che il territorio dell’Osservatorio Ornitologico di Arosio della FEIN sia una nicchia ambientale da considerare con la massima importanza, non solo per l’avifauna ma per tutte le specie animali che vi trovano riparo. (Walter Sassi)

UN MUSEO ORNITOLOGICO AD APICE
(18/07/2019)


Un nostro attento e fedele lettore, l’ornitologo Antonio Porcelli di Apice (BN), ci ha segnalato questa importante struttura nata con lo scopo di stimolare e divulgare l’interesse e lo studio dell’avifauna nonché di diffondere notizie sulle specie presenti sul territorio comunale e sugli uccelli migratori. Il Museo Ornitologico di Apice vuole anche rappresentare un centro di aggregazione per la cultura naturalistica e fornire strumenti di conoscenza e divulgazione in altri settori delle discipline naturali. Accoglie, infatti, oltre 2.000 volumi scientifici sull’ornitologia, 50 esemplari di uccelli impagliati (una collezione nata proprio dall’amore per l’avifauna di Antonio Porcelli), 300 nidi dell’avifauna italiana, 800 poster e 50 videocassette sull’avifauna mondiale, 150 gusci di uova e 20 coppie di canarini di razza pura.

L’ingresso è libero e il Museo è aperto tutti i giorni, anche la domenica, alle scolaresche e al pubblico in genere, e si trova presso l’ex Edificio Scolastico del centro storico di Apice, in Piazza Municipio 1.
Per info: dott. Antonio Porcelli, tel. 331/9607539 – email: antonio.porcelli1968@gmail.com.  
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