logo ANUU Migratoristi
ok
invio mail
ok

IL PASSO

ULTIMA ORA

L’IMPORTANZA DEI FRUTTETI
IN AUTUNNO E IN INVERNO PER GLI UCCELLI
(04/12/2020)

In autunno e in inverno le cavità nei vecchi alberi offrono riparo a diversi passeriformi.  Ma se le piante, per loro natura, sono anche destinate alla produzione di frutta, oltre alla copertura possono fornire cibo. Gli ornitologi europei hanno osservato che sono 40 le specie di uccelli (di cui 35 passeriformi) presenti in 15 meleti e 15 piantagioni di peri condotti in agricoltura convenzionale, agricoltura biologica e protezione integrata durante il periodo invernale. Queste specie beneficiano in particolare dei frutti non raccolti (soprattutto se si trattano di mele) lasciati sugli alberi o sul terreno. A tal proposito si noti che i frutti che marciscono nel terreno diventano fertilizzanti naturali e aiutano ad arricchirlo. In un secondo studio, condotto da ornitologi francesi in inverno nei meleti nel sud-est della Francia, sono state osservate 41 specie e si è notato che i frutteti “moderni” convenzionali, dove molti frutti non vengono raccolti, possono ospitare anche una quantità e una qualità considerevole di soggetti che varia in base alla percentuale di frutta non raccolta. Osservando il loro comportamento alimentare si è potuto verificare che gli uccelli generalmente preferiscono i frutti ben maturi e appassiti, tanto che alcuni individui sembrano maggiormente attratti dai frutti ammuffiti. Alcuni individui li mangiano a terra, come ad esempio i Tordi e i Merli, mentre altri li beccano dai rami, come le Cince, in generale, e la Capinera (Sylvia atricapilla). Va comunque sottolineato che tra le specie europee che si nutrono regolarmente di mele in autunno e in inverno nei frutteti e nei giardini sono più frequenti lo Storno (Sturnus vulgaris), il Merlo (Turdus merula), il Tordo bottaccio (Turdus philomelos), il Tordo sassello (Turdus iliacus), la Cesena (Turdus pilaris), il Pettirosso (Erithacus rubecula), il Fringuello (Fringilla coelebs), la Peppola (Fringilla montifringilla), la Ghiandaia (Garrulus glandarius), la Cornacchia grigia e quella nera (Corvus corone), i  Columbidi e i Picidi in genere. In definitiva, i meleti e gli uliveti, così come altri tipi di frutteti, svolgono un ruolo importante per gli uccelli migratori e svernanti. (Walter Sassi)

UNA MIGRAZIONE INSODDISFACENTE
Sotto tono il passo degli abituali protagonisti alati

(03/11/2020)

In uno scenario sociale sempre più preoccupato per il contenimento del virus Covid-19 – apparso sulla scena europea all’inizio di questo funesto 2020 e che, dopo un’estate nella quale ha avuto una fase rallentata nella sua diffusione in Italia, alla fine di ottobre è riapparso, meno letale, ma comunque preoccupante e più incontrollabile – sembra che anche gli uccelli abbiano subito la negatività di un anno che tutti vorrebbero finisse al più presto, portando con sé tutte le amarezze e le delusioni che l’hanno contraddistinto, comprese quelle a livello ornitologico e venatorio. Durante la fase migratoria, infatti, le specie alate non hanno eccelso in abbondanza numerica sin da agosto (il mese estivo collegato per antonomasia all’apertura del periodo migratorio), così come nei mesi successivi che avrebbero dovuto regalare soddisfazioni agli appassionati ma che, purtroppo, non sono mai arrivate.
Il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine ha classificato l’agosto 2020 tra i mesi di agosto più caldi in cui si sono registrate temperature di 0,9°C al di sopra della media, ma ben al di sotto della media dei periodi estivi più caldi registrati nel 2003, 2010, 2018 e 2019. Diverse ondate di caldo hanno determinato temperature molto più alte della media in Europa centrale e occidentale ma, anche a livello globale, si sono registrate temperature particolarmente sopra la media nel sud-ovest degli USA, nel nord del Messico, nel nord-ovest della Siberia e sulla maggior parte dell’oceano Artico. Le temperature dell’aria sopra l’oceano sono state per lo più sopra la media, sebbene nell’emisfero australe numerose regioni abbiano registrato temperature al di sotto della media. In questo contesto la migrazione post-nuziale ha visto uno scarso movimento di molte specie di transahariani che, rispetto gli anni precedenti, non si sono notati in gran numero. In particolare, va sottolineata la scarsa presenza della Balia nera che non ha eccelso durante il mese, per poi diventare quasi assente in settembre. Tra i Luì presenti, pochi i grossi e verdi e quasi assente il bianco. Non si hanno notizie particolarmente positive per il Beccafico e il Pigliamosche, quest’ultimo già da tempo in diminuzione.  Dalla seconda decade di agosto si sono avuti i primi timidi segnali di presenza del Prispolone, che ha poi protratto la sua migrazione con scarsi numeri sino alla fine del mese. Scarsi anche gli Stiaccini e i Culbianchi. Il Codirosso e la Capinera hanno mantenuto il loro trend positivo dopo una buona nidificazione nei territori a loro adatti. Nulla da segnalare, invece, per le anatre se non la presenza delle specie più comuni accompagnate dai limicoli come il Piro piro culbianco e il Piro piro boschereccio.
Il mese di settembre è stato considerato dai meteorologi il più caldo mai registrato in Europa, balzando al primo posto dei più caldi, con un’anomalia di ben 1,8°C rispetto alla media 1981-2010, di 0,2°C superiore al precedente record di settembre 2018. Le temperature sono risultate sopra la media su quasi tutto il Continente, ma con evidenze maggiori nel comparto nord-orientale. Da segnalare il caldo record in Francia a metà mese. Poche le aree con temperature al di sotto della norma, in particolare la Spagna, la Scozia e soprattutto l’Islanda. In Italia il tempo subisce comunque un improvviso cambiamento, con freddo e pioggia incessante nell’ultima decade del mese. Temperature che calano improvvisamente di 10-15°C, persino con neve.  Era da 50 anni che le temperature minime non scendevano così in basso in questo mese. A Milano e Torino, ad esempio, domenica 27 settembre si sono registrati rispettivamente 5 e 4°C di notte, ma i valori sono risultati molto bassi anche sul resto del Nord e in Toscana, con minime al di sotto dei 10°C. L’intensa fase di maltempo, innescato dalla discesa di aria fredda dal Nord Europa, termina negli ultimi giorni del mese con l’alta pressione che è pronta a riconquistare il terreno perduto e a ristabilire un tempo più stabile, almeno per qualche giorno. Nonostante tale situazione, a settembre il passo non aumenta il suo ritmo e le specie che solitamente appaiono in maggiori quantità hanno una presenza limitata. È il caso del Prispolone, della Cutrettola e della Balia nera, quest’ultima ancora più scarsa. Unica eccezione è rappresentata dal Lucherino, dallo Storno e dal Colombaccio che si presentano in buon numero. In ultimo, il Tordo bottaccio, che solitamente ha la sua prima grande apparizione nell’ultima decade del mese, quest’anno in molte zone si fa attendere, presentandosi alquanto sottotono nella media collina dove appaiono anche le prime Passere scopaiole e i primi, ma pochi, Pettirossi. Nelle campagne le poche Allodole sono accompagnate dal Culbianco e dallo Stiaccino, ma sempre con numeri ridotti. Tra gli anatidi si osservano le prime Alzavole e l’onnipresente Germano reale. Tra i limicoli continuano i movimenti migratori dei vari Piro piro, Pantane e, nelle zone più adatte, il Beccaccino fa la sua comparsa.
Arriviamo ad ottobre, il primo mese autunnale, che sul Mediterraneo centrale e sull’Italia si è manifestato decisamente in linea con i parametri tipici stagionali. Un mese che ha mostrato in prevalenza tempo uggioso, affondi depressionari ricorrenti e naturalmente piogge diffuse su buona parte del territorio. In riferimento all’Italia le azioni instabili hanno interessato frequentemente le nostre regioni a vari passi. Tuttavia, gran parte dell’Europa centro-settentrionale ha avuto piogge sopra la norma, che diffusamente hanno colpito anche il Centro-Nord dell’Italia. Piogge mediamente nella norma al Centro-Sud, salvo qualche surplus sui settori appenninici tra Campania Lucania e sulle aree interne calabresi e, invece, piogge un po’ sotto la norma sulla Sicilia, sull’Abruzzo centro-orientale e su buona parte della Sardegna. Relativamente all’andamento termico, gli impulsi instabili ricorrenti e in prevalenza di matrice nord-atlantica hanno favorito temperature spesso più fresche della norma, tant’è che nel complesso è prevalsa un’anomalia negativa su gran parte del territorio, fino anche a 2/3°C in meno rispetto alle medie tipiche del periodo. Ottobre vede una più consistente presenza del Tordo bottaccio, specie per la quale, grazie ai diversi studi sulle migrazioni dei Turdidi, è stato appurato con certezza che gli individui che passano da noi provengono dall’Est\Nord-Est dell’Europa con rotte Nord-Est/Sud-Ovest. Ma quest’autunno i numeri che riguardano la presenza della specie sono stati sempre relativamente modesti rispetto agli scorsi anni, anche durante le “furie” avvenute nei giorni 1, 10 e 19 in cui si sono presentati con un numero leggermente più consistente. Durante queste piccole furie si sono registrati anche i primissimi Tordi sasselli, in particolare il 28 e il 31. E, mentre in Francia i primi del mese viene segnalato un ottimo passo del Tordo bottaccio, senza indicarne però la giusta proporzione, nel Nord Italia il Pettirosso, nella seconda decade, si presenta più numeroso, unitamente al Luì piccolo. Continua la buona presenza del Lucherino, dello Storno e del Colombaccio e sono ancora presenti alcuni transahariani ritardatari come il Culbianco che si fa vedere con gli ultimi contingenti sino alla terza decade del mese nella quale aumentano ancora le segnalazioni di Pettirossi. Nella seconda decade del mese appaiono i primi piccoli gruppi di Fringuelli, ma sempre in numero scarso. Da segnalare le primissime Peppole e Cesene che, comunque, non entusiasmano gli osservatori e si sottolinea l’assenza del Frosone. Intanto, nelle campagne Pispole e Spioncelli compensano la scarsa presenza del Fanello. Non si hanno, infine, notizie entusiasmanti sulla Beccaccia, mentre il Beccaccino, come alcuni altri anatidi, si osserva in numero contenuto nelle aree umide.
In questo scenario ornitologico si conclude anche ottobre, ma la migrazione di quest’anno da tutti gli appassionati verrà ricordata come strana e sottotono, soprattutto per quanto riguarda i grandi e tradizionali protagonisti di questo bellissimo fenomeno naturale, e cioè i Tordi, i Fringuelli e i Frosoni. Ma i tempi, le stagioni, i primi freddi autunnali, la caduta delle foglie, l’aria divenuta frizzante ed eccitante dopo la tranquillità estiva, fanno sempre sognare coloro che sperano nei migranti alati che appaiono nei cieli tersi. Il profondo fascino dell’enigmatico rito della migrazione e la bellezza dell’autunno nelle campagne italiane fa sempre godere chi li sa cogliere anche nella sua altalenante dimostrazione. (Note redatte da Walter Sassi al 31/10/2020)

UN PALEONTOLOGO AD AROSIO

(24/02/2020)

Lo scorso 13 febbraio il dottor Julian Hume, paleontologo al Natural History Museum di Londra ha visitato l’Osservatorio Ornitologico della FEIN di Arosio. Il dottor Hume, a Milano per il Simposio che ogni anno celebra la nascita di Charles Darwin (lo scienziato che a metà del 1800 ha intuito i meccanismi che regolano l’evoluzione delle specie) è nato come pittore, specializzato nella ricostruzione di specie estinte, si è laureato in paleontologia (la scienza che studia i fossili) all’Università di Portsmouth e ha conseguito un PhD (Dottorato di ricerca) sulla paleontologia degli uccelli al Museo di Londra. Ha scritto e illustrato tre volumi sugli argomenti che gli stanno a cuore: “La terra perduta del Dodo” (2008), “Uccelli estinti” (2012) e “Uccelli estinti delle Hawaii” (2015). A Milano ha presentato una relazione sulle estinzioni di massa nelle Isole Mascarene, Mauritius, Réunion e Rodrigues, illustrata con i suoi bei disegni e le fotografie delle campagne di scavo che ha effettuato per raccogliere nuovo materiale (ossa fossilizzate) necessario a ricostruire meglio la fauna di queste isole dell’Oceano Indiano. Ho incontrato per la prima volta il dottor Hume al Congresso Internazionale di Ornitologia ad Amburgo nel 2006 e, quando ho letto nel programma del Darwin Day che sarebbe venuto a Milano, l’ho contattato per invitarlo all’Osservatorio Ornitologico della FEIN a visitare quelle che per noi sono strutture ben note, ma che non hanno eguali in nessun altro Paese europeo. Come tutti i naturalisti, il dottor Hume ha interessi ben più vasti di quelli che professionalmente persegue: in gioventù ha fatto collezione di insetti e tenuto ed allevato diverse specie di fringillidi indigeni ed esotici, oltre ad alcune specie di fagiani. Siamo stati fortunati con le condizioni meteorologiche durante la sua visita: con un cielo quasi completamente sereno e una temperatura quasi primaverile, la vista dal tetto del casello era mozzafiato verso la metropoli milanese e i monti dell’Appennino pavese. Domenico e Laura, i custodi dell’impianto, ci hanno mostrato le operazioni di inanellamento di una decina di esemplari catturati nella mattinata: lucherini, cinciarelle, capinere, pettirossi e un fringuello. Abbiamo visitato anche il Museo con la collezione di avifauna della Lombardia e i vecchi attrezzi da cattura tradizionali per gli uccelli da richiamo, quali le gabbie. L’impianto arboreo in questa stagione non è al suo meglio per la sua tradizionale sistemazione arborea annuale, ma abbiamo percorso i doppi filari di carpini del roccolo, del sottotondo, quelli delle due bresciane al momento non in attività e quelli della passata. Il dottor Hume si è interessato al funzionamento di queste antiche strutture arboree, create e modellate dall’ingegno dell’uomo cacciatore ed ora tramutate in efficaci strumenti di monitoraggio e ricerca sulla avifauna migratrice. Come gli altri ricercatori stranieri che hanno avuto l’occasione di visitare l’Osservatorio di Arosio, anche il dottor Hume si farà ambasciatore nel suo Paese della attività di ricerca e di conservazione che la Fondazione Europea Il Nibbio persegue nell’ambito dei programmi pluriennali di ISPRA, con il supporto di Regione Lombardia, da più di 40 anni al servizio della comunità scientifica lombarda, italiana ed europea. (Giuseppe Micali)

LA BIODIVERSITÀ ANIMALE ALL’OSSERVATORIO DELLA FEIN
(16/12/2019)

Nel secolare impianto dell’Osservatorio Ornitologico di Arosio della FEIN non sono presenti solo uccelli. Questa è la dimostrazione della buona gestione dell’ampio territorio di oltre 12.000 mq curato e mantenuto conforme alla biodiversità che, oltre ai mammiferi, presenta una notevole varietà di specie tra insetti, rettili e anfibi. Di quest’ultimo genere va sottolineata la presenza del Rospo (Bufo bufo), un buon bioindicatore ambientale che viene spesso osservato con diversi individui durante i suoi spostamenti. Da tempo, per uno studio di rilevamento delle specie di mammiferi, oltre ai Pipistrelli presenti all’interno del territorio, i tecnici hanno installato una “fototrappola”, in più punti, che ha confermato la presenza del Tasso (Meles meles) che solitamente vive in ambiente forestale sia di pianura che di montagna. Questo mustelide preferisce i boschi di latifoglie alternati a zone aperte, cespugliate o incolte.  il Tasso può essere definito un “collezionista” perché si alimenta raccogliendo quanto disponibile sul terreno, sia di origine vegetale che animale, principalmente insetti e frutta, ma anche piccoli mammiferi. La sua presenza va a implementare la convivenza con la Faina (Martes foina), un predatore generalista che si nutre di topi, conigli, uccelli, pipistrelli, ma anche di insetti, frutti e bacche selvatiche. Quando riesce ad entrare in un pollaio spesso uccide un maggior numero di animali rispetto al fabbisogno immediato di cibo: questo comportamento è noto come surplus killing. Altro mammifero che si può incontrare nel territorio della stazione arosiana è la Volpe (Vulpes vulpes), il più diffuso tra i carnivori predatori che, grazie alla sua adattabilità, è presente in ogni ambiente. Ha solitamente abitudini crepuscolari o notturne, ma è possibile osservarla mentre si aggira in pieno giorno a caccia di piccoli roditori o alla ricerca di uova di galliformi. Vi sono poi la Lepre europea (Lepus europaeus), introdotta a scopi venatori e a volte osservata all’interno del territorio, lo Scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris) e lo Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis), quest’ultima specie alloctona, originaria della porzione atlantica dell’America settentrionale e che a partire dagli inizi del XX secolo è stata introdotta in Italia, dove si è rapidamente diffusa a discapito dell’affine, ma più piccolo Sciurus vulgaris. Basti pensare che è stato inserito nell’elenco delle 100 specie invasive più dannose al mondo stilata dall’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). Vi è anche il simpatico Ghiro (Glis glis) che predilige gli ambienti boschivi, a quote tra i 600 e i 1.500 m. Solitamente frequenta parchi, giardini e boschi, in particolare quelli ricchi di sottobosco e caratterizzati dalla presenza di vecchi alberi dove può reperire facilmente numerose cavità, all’occorrenza adibite a rifugio o nido. Soprattutto durante i mesi invernali può servirsi delle case rurali come momentaneo riparo. E per finire, sebbene i tecnici non considerino terminata la ricerca sulla frequenza di altre specie, sono presenti il Riccio europeo occidentale (Erinaceus europaeus), la cui dieta comprende insetti, molluschi, lombrichi, ranocchie, lucertole, piccoli mammiferi, soprattutto topi, nidiacei, ghiande, bacche, frutta e altro materiale di origine vegetale, e la comunissima Talpa (Talpa europea), che si nutre di lombrichi, invertebrati e larve di insetti.
Se preservare le biodiversità animale significa proteggere le nicchie ecologiche facendo in modo che la natura riesca a percorrere il suo corso senza gli ostacoli che l’uomo e lo sviluppo industriale hanno portato, si può con certezza affermare che il territorio dell’Osservatorio Ornitologico di Arosio della FEIN sia una nicchia ambientale da considerare con la massima importanza, non solo per l’avifauna ma per tutte le specie animali che vi trovano riparo. (Walter Sassi)

UN MUSEO ORNITOLOGICO AD APICE
(18/07/2019)


Un nostro attento e fedele lettore, l’ornitologo Antonio Porcelli di Apice (BN), ci ha segnalato questa importante struttura nata con lo scopo di stimolare e divulgare l’interesse e lo studio dell’avifauna nonché di diffondere notizie sulle specie presenti sul territorio comunale e sugli uccelli migratori. Il Museo Ornitologico di Apice vuole anche rappresentare un centro di aggregazione per la cultura naturalistica e fornire strumenti di conoscenza e divulgazione in altri settori delle discipline naturali. Accoglie, infatti, oltre 2.000 volumi scientifici sull’ornitologia, 50 esemplari di uccelli impagliati (una collezione nata proprio dall’amore per l’avifauna di Antonio Porcelli), 300 nidi dell’avifauna italiana, 800 poster e 50 videocassette sull’avifauna mondiale, 150 gusci di uova e 20 coppie di canarini di razza pura.

L’ingresso è libero e il Museo è aperto tutti i giorni, anche la domenica, alle scolaresche e al pubblico in genere, e si trova presso l’ex Edificio Scolastico del centro storico di Apice, in Piazza Municipio 1.
Per info: dott. Antonio Porcelli, tel. 331/9607539 – email: antonio.porcelli1968@gmail.com.  
Top
Questo sito utilizza cookie di terze parti al fine di migliorare il servizio del sito stesso. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui: Cookie policy
Se accedi a un qualunque elemento sottostante questo banner acconsenti all’uso dei cookie.     chiudi ACCESSO UTENTI