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IL PASSO

ULTIMA ORA

L’ALTA PRESSIONE FAVORISCE
UN VELOCE PASSO PRIMAVERILE 2022


(21/06/2022)

É un elemento che conosciamo bene. La meteorologia influenza la vita migratoria dei nostri amici alati e il loro orologio biologico, regolato dalla quantità di luce (fotoperiodo), spinge le specie a tornare a nidificare secondo dettate regole alle quali solo madre natura sa rispondere. Ebbene, i mesi dediti agli spostamenti verso i lidi riproduttivi sono stati favoriti da una serie di eventi meteo che hanno regalato belle giornate dal sapore tardo primaverile accompagnate purtroppo dalla scarsità delle precipitazioni, elemento negativo soprattutto per i lavoratori della campagna. È quanto rileva Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione europea, con il finanziamento dell’UE. Marzo è stato uno dei mesi più caldi di sempre. In Europa forse non ce ne siamo accorti, ma nel resto del mondo i dati parlano chiaro. Nonostante, come sottolineato, nel vecchio continente il mese di marzo si sia presentato come il terzo più freddo degli ultimi 10 anni, con una temperatura di 0,4 °C sotto la media, i dati a livello globale hanno evidenziato una situazione ben diversa. Condizioni di caldo anomalo sono state registrate in gran parte dell'Artico e dell'Antartico. Complessivamente in Italia si sono avute giornate tiepide, ma gelate notturne e la pioggia ha praticamente ignorato l’intero territorio. Tutto questo a causa di una persistente zona di alta pressione sull’Europa che ha impedito alle perturbazioni atlantiche di entrare nel Mediterraneo, generando correnti quasi sempre da Nord e da Est fresche, ma sterili. Anomalie termiche si sono registrate sulle Alpi con il Piemonte sempre in gran parte sopra la media, normale nel resto del Centro Nord salvo alcune zone di Emilia-Romagna e Marche un po' sotto la media. Sotto la media termica il Sud e le Isole. Riguardo alle precipitazioni un disastro totale, specie a Nord del Po. Aprile come il mese precedente è stato secco per gran parte dell'Italia poiché le precipitazioni sono state pochissime e circoscritte, cosicché la siccità è proseguita indomita da metà dicembre 2021. L'afflusso di aria asciutta si è accompagnato al transito di masse d'aria continentali e pertanto ancora piuttosto fresche. Questo ha mantenuto le temperature su valori inferiori alla media (1991-2020) di -0,39 °C. Le temperature sono state pressoché nella norma a parte sulle Alpi e in Piemonte, ove si sono mantenute sopra la norma. Maggio si è presentato nella prima decade con leggere piogge diffuse e localmente buone favorendo un poco di sollievo all’agricoltura e agli habitat, ma comunque insufficienti, anche perché sul versante italiano delle Alpi non è praticamente mai nevicato! Solo qualche territorio in Piemonte, in Emilia-Romagna, Basso Abruzzo, Sicilia Sud Ovest ha avuto accumuli discreti. Se guardiamo invece le anomalie termiche, è andata un pochino meglio fra il Sud del Po e l’Appennino Tosco Emiliano. Nel dettaglio, il passo primaverile ha avuto uno svolgimento pressoché veloce e solo in alcune zone, gli uccelli si sono fatti notare in numero discreto. Per quanto riguarda i grandi turdidi come Tordo sassello e Cesena, che avevano già manifestato una scarsità nel numero degli individui svernanti, i pochi soggetti presenti sono ripartiti velocemente, lasciando a bocca asciutta gli appassionati. Stessa situazione si è dimostrata con Passere scopaiole e Regoli. Durante il periodo migratorio hanno poi fatto una veloce comparsa alcuni motacillidi come Cutrettola e Prispolone. Buona la presenza della Balia nera e tra i turdidi a parte i Culbianchi e gli Stiaccini anche il Tordo bottaccio ha dimostrato, ancora una volta, un ripasso primaverile molto elusivo. Tra i fringillidi, la Peppola e il Lucherino sono stati presenti a lungo poiché i numerosi contingenti di soggetti svernanti che hanno caratterizzato la stagione invernale appena conclusa sono poi ripassati nel viaggio verso Nord. E tra il ritorno degli irundinidi, fra i quali il Balestruccio denota ogni anno un preoccupante calo numerico e, all’inverso, la presenza più o meno numerosa dei Rondoni, anche gli uccelli delle zone umide hanno fatto capolino tra i canneti. Così Marzaiola e Mestolone hanno dimostrato la loro fedeltà ritornando nei siti di riproduzione unitamente agli individui di passaggio verso il Nord Europa: molto abbondante, come non accadeva da decenni, il passaggio delle Marzaiole soprattutto lungo il litorale tirrenico, con grandi branchi del grazioso anatide a riposarsi in mare e a sorvolare le spiagge. I mesi primaverili appagano notevolmente l’osservazione sul campo, grazie alle tante specie del Paleartico in movimento che riempiono i territori di colori e canti e anche se il loro transito è caratterizzato dalla “fretta” con cui compiono i tragitti tracciati nel cielo, è comunque interessante poterle osservare. (Walter Sassi)

UN INVERNO SENZA SORPRESE
Insufficiente la presenza di grandi turdidi svernanti

(01/04/2022)

Nel 2021, l'Europa ha avuto il suo dicembre più freddo dal 2012, anche se diversi Paesi hanno sperimentato un caldo record alla fine del mese. È quanto emerso dal bollettino mensile Copernicus della Commissione europea. Dicembre è stato anche più piovoso della media in vaste aree dell'Europa centrale e meridionale mentre, al contrario, condizioni più asciutte della media si sono registrate sulle Alpi, in Scandinavia, in parti dell'Europa orientale e della Penisola Iberica. Il bollettino ha segnalato che a dicembre 2021 c'è stato un sorprendente contrasto di temperature in tutta Europa. Ad esempio, nel Regno Unito, temperature superiori alla media si sono concretizzate nel nuovo record giornaliero con 16,5°C a Capodanno. Al contrario, in tutta la Scandinavia e nell'Europa nord-orientale, le temperature sono state al di sotto della media. In Italia il mese di dicembre 2021 è stato più freddo solo sulle Isole, mentre è stato piovoso al Centro-Sud e assai siccitoso al Nord-Ovest, ove è caduta la metà della pioggia media. Il 2022 si è pertanto aperto con un anomalo anticiclone di Capodanno che ha portato aria umida e tiepida proveniente dall’Atlantico tropicale fino alle Alpi e che, tra il 27 e il 29 dicembre 2021, ha causato in Italia, Francia e Svizzera forti piogge fino a 2500 m di quota invece delle normali nevicate. Nei giorni seguenti, tra il 30 dicembre e il 2 gennaio, l’anticiclone nord-africano ha invaso tutta l’Europa centro-meridionale creando condizioni atmosferiche tipiche dell’estate, con al suo interno masse d’aria estremamente calde che raggiungevano valori di 10-15°C fino ai 1500 m di quota. Tuttavia, mentre tempo ben soleggiato e incredibilmente caldo caratterizzava le nostre montagne, nebbie e nubi basse invece coprivano gran parte della Pianura padana, parte del centro Italia e ampi tratti del bacino Mediterraneo, col fenomeno dell’inversione termica e temperature medie molto più basse che in montagna. Clima ovviamente di tipo primaverile nel Sud Italia, dove in molti si sono avventurati a fare un bagno fuori stagione al mare, cosa che in passato era riservata solo ai più temerari. In questo contesto meteorologico le specie arrivate dopo la migrazione post-nuziale che hanno svernato sul territorio, a parte alcune, non sono state particolarmente numerose. Hanno deluso alcuni grandi turdidi come la Cesena e il Tordo sassello che si sono fatti attendere invano. Buona la presenza del Pettirosso e della Passera scopaiola mentre va sottolineata l’ottima presenza del Lucherino, del Fringuello e, a differenza dello scorso anno, della Peppola che si è osservata in modo più che positivo. Assente, come lo scorso anno, il Frosone. Scarse le Pispole, lo Spioncello ed i Fanelli nelle campagne. Buona la presenza, anche se molto localizzata, dell’Allodola. Il Merlo ha fatto registrare un buon numero di presenze in quasi tutto il territorio e con lui il Colombaccio. E ancora tra i passeriformi va sottolineata la buona presenza delle Cince in generale e l’invasiva presenza dei corvidi come Gazza e Cornacchia grigia. Nelle aree umide sono stati segnalati un buon numero di Beccaccini. Stessa situazione si è registrata tra gli anatidi per l’Alzavola e il Germano reale che hanno accompagnato la presenza in modo più o meno numeroso di Ardeidi e dei Cormorani. Inoltre, nelle lagune venete e romagnole si sono contate moltissime Oche selvatiche e lombardelle. Conteggi che in Italia rientrano nel programma di censimento degli uccelli acquatici denominati International Waterfowl Counts (IWC), coordinato da ISPRA, che avviene nel mese di gennaio tramite un conteggio per ogni sito naturalistico individuato, con le stesse modalità ogni inverno, in modo da rendere efficaci i raffronti dei conteggi di anno in anno. Si è scelto il periodo non riproduttivo, poiché è il momento in cui le varie specie di uccelli acquatici sono scarsamente mobili e tendono a concentrarsi in zone idonee a trascorrere la stagione fredda. I conteggi diretti, ossia quelli effettuati con l'utilizzo di binocoli e cannocchiali, sono svolti cercando di mantenere la massima simultaneità dei rilevamenti, per ridurre al minimo il rischio di doppi conteggi. Concluso il periodo dello svernamento a febbraio si sono osservati i primi movimenti erratici a causa del classico stimolo migratorio. Una migrazione vera e propria è stata dimostrata dalle Gru che, di ritorno ai siti di nidificazione, si sono fatte notare coi loro forti richiami in varie parti della penisola ma soprattutto in Liguria tra il levante savonese e il ponente di Genova e in particolare nella giornata del 20 febbraio, nell’arco temporale di circa tre ore, dagli appassionati ne sono state contate più di diecimila; un vero e proprio record. E mentre nell’ultima decade del mese i passeriformi stanziali hanno iniziato a far sentire i loro canti territoriali alcuni e sporadici Tordi bottacci si sono notare al centro sud e nella bassa pianura padana dove pochi di loro hanno anche trascorso l’inverno. Sono comportamenti che appartengono al ciclo naturale di cui fanno parte i nostri amici alati e che si ripete in modo più o meno vario ogni anno alimentando negli appassionati curiosità, dubbi ed informazioni riferite alla vita di questi fantastici esseri viventi che per muoversi non hanno problemi nel sorvolare la moltitudine di frontiere naturali ma soprattutto quelle geopolitiche che l’uomo stesso a oggi non ha mai saputo abbattere. (Walter Sassi)
 

UN MUSEO ORNITOLOGICO AD APICE
(01/04/22)


Un nostro attento e fedele lettore, l’ornitologo Antonio Porcelli di Apice (BN), ci ha segnalato questa importante struttura nata con lo scopo di stimolare e divulgare l’interesse e lo studio dell’avifauna nonché di diffondere notizie sulle specie presenti sul territorio comunale e sugli uccelli migratori. Il Museo Ornitologico di Apice vuole anche rappresentare un centro di aggregazione per la cultura naturalistica e fornire strumenti di conoscenza e divulgazione in altri settori delle discipline naturali. Accoglie, infatti, oltre 2.000 volumi scientifici sull’ornitologia, 50 esemplari di uccelli impagliati (una collezione nata proprio dall’amore per l’avifauna di Antonio Porcelli), 300 nidi dell’avifauna italiana, 800 poster e 50 videocassette sull’avifauna mondiale, 150 gusci di uova e 20 coppie di canarini di razza pura.

L’ingresso è libero e il Museo è aperto tutti i giorni, anche la domenica, alle scolaresche e al pubblico in genere, e si trova presso l’ex Edificio Scolastico del centro storico di Apice, in Piazza Municipio 1.
Per info: dott. Antonio Porcelli, tel. 331/9607539 – email: antonio.porcelli1968@gmail.com.  

UNA MIGRAZIONE POST-NUZIALE POSITIVA:
IL RISCATTO DEL TORDO BOTTACCIO, PETTIROSSI
E NUMEROSI COLOMBACCI

(09/11/2021)

Dopo il periodo riproduttivo è tempo di partire verso altri lidi. Gli uccelli lo sanno bene e col mese di agosto i primi movimenti migratori non si fanno attendere. Il mese è stato caratterizzato da un meteo con temperature minime e massime inferiori alle medie dell'ultimo trentennio dove si sono avuti 14 giorni con massime superiori a 30°C, rispetto ai 18 dell'ultimo decennio, mentre i giorni con massime superiori a 33°C sono stati appena 4, rispetto ai 6 del periodo 2011-2020. La minima più bassa di agosto è stata registrata il giorno 29 con 13,1°C, mentre la massima più alta è stata registrata nei giorni 14 e 15 con 35°C. Anche i valori in quota hanno confermato la presenza di una massa d'aria piuttosto fresca con uno zero termico oltre 100 m più in basso rispetto all'ultimo decennio. Nel mese di agosto si sono registrati valori di precipitazioni inferiori alle medie, con solo 5 eventi di piogge o temporali in tutto il mese. Nel contesto il passo migratorio è iniziato bene con gli estatini, che hanno visto protagonisti tra i passeriformi la Balia nera, il Prispolone dopo la prima quindicina del mese, accompagnati da Gruccione e Luì grosso. Tra le altre specie si sono notati, specie al nord Italia, i primi movimenti degli anatidi tra cui Marzaiole e Alzavole con i trampolieri come le varie specie di Piro piro. Arriviamo così al mese di settembre caratterizzato da temperature minime e massime leggermente superiori alle medie dell'ultimo trentennio. Quest’anno il mese è stato nettamente più caldo rispetto a quello che accadeva il secolo scorso. Nonostante questo, solo un giorno ha superato i 30°C, rispetto ai 3°C della media dell'ultimo decennio. Possiamo quindi parlare di un mese quasi costantemente più caldo della media, ma senza alcun eccesso. Anche i valori in quota confermano la presenza di una massa d'aria in linea con l'ultimo decennio e più calda dei decenni precedenti. Settembre ha fatto registrare valori di precipitazioni vicini alle medie, con 9 eventi di piogge in tutto il mese. Durante il mese la migrazione è stata più movimentata con le Balie nere, che hanno continuato la loro presenza accompagnata dai vari motacillidi come Prispolone e Cutrettola in primo piano. Tra i turdidi il Culbianco ha fatto la sua apparizione, sebbene non numerosa, a macchia di leopardo, mentre il passo dello Stiaccino non è stato entusiasmante. Buona la presenza degli altri estatini e dall’ultima decade del mese e in numero più abbondante del Luì piccolo. In questo mese è apparso il Lucherino, che ha annunciato la sua ottima presenza e va segnalata anche la buona presenza della Tordela e i primi movimenti del Fringuello, cui si sono aggiunte le primissime Peppole. Assenti i Frosoni o comunque ancora sottotono, situazione che comunque non varierà nei giorni a venire. Ottima la presenza del Colombaccio che conferma il trend più che positivo ormai da molti anni. Tra gli acquatici, ottimo il movimento delle Alzavole e più evidente la presenza del Beccaccino, accompagnata dai vari trampolieri come Piro piro vari, Pantana e Piovanello. Il mese di ottobre sarà ricordato, in alcune aree del Paese, per le pessime condizioni meteo che, però, non hanno impattato ovunque: anzi, al Nord e parte del Centro, la lunga persistenza di condizioni di bel tempo fresco e asciutto per costante ventilazione da nord e nord-est, ha certamente favorito l’intenso passaggio migratorio di numerose specie. In campo ornitologico, questo mese autunnale si apre con la furia del Tordo bottaccio già nel primo week-end. Questo passeriforme insieme al Pettirosso e al Colombaccio saranno poi gli indiscussi protagonisti della stagione migratoria. Già dalla prima decade di ottobre, compaiono i primi contingenti di Tordo sassello in bassa collina e si registra la notevole consistenza del passo del Colombaccio osservato abbondantissimo lungo i litorali e anche sulle isole. La prima decade del mese vede il movimento della Passera scopaiola unita alla Cincia mora. Bene, ma con una distribuzione più a macchia di leopardo, a volte addirittura abbondante, la presenza del Merlo. E mentre il Tordo prosegue la sua migrazione sino l’ultima settimana del mese, scemando sempre più al nord e rafforzandosi conseguentemente al sud, tra i fringillidi oltre all’ottimo passo del Fringuello a cui si aggiungono numerose Peppole e in forma più dispersiva i Lucherini, nelle campagne appaiono in piccoli gruppetti i Fanelli che insieme alle Pispole fanno registrare una buona presenza rafforzata man mano la stagione invernale si avvicina. Leggermente inferiore invece la presenza dello Spioncello. Anche l’Allodola sui fa osservare a buon livello con piccoli contingenti osservati nella seconda decade del mese già in media collina e in spostamento verso le pianure, dove poi si osserveranno in modo più massiccio nell’ultima decade del mese. Buone notizie si hanno per la Beccaccia, dapprima comparsa sulle montagne nel periodo iniziale del mese per poi apparire in bassa collina, ma con un numero ancora ridotto verso gli ultimi giorni di ottobre. Tra gli acquatici si hanno notizie della buona presenza del Beccaccino e tra gli anatidi, come avviene da decenni, Germano reale e Alzavola sono i più numerosi. Ottobre termina con un’ennesima perturbazione che coinvolge tutta la penisola, ma possiamo dire che, in molte regioni, verrà ricordato a lungo per l’eccezionale transito di tordi e colombacci, due fra le specie più attese da parte degli appassionati migratoristi. Al momento, sui monti si osserva un anticipo del clima invernale con le prime nevicate, mentre al sud, soprattutto fra Calabria e Sicilia, le piogge continuano a non dare tregua, soprattutto a causa del medicane Apollo che ha portato piogge torrenziali e venti impetuosi fino a 100 km/h. Il tutto a preludio di una nuova stagione che, con novembre, si apre all’insegna delle piogge e rallenta il passo migratorio. In questi primi giorni, si nota un aumento degli incontri con la regina dei boschi a cui fanno seguito i primi arrivi degli svernanti come i Corvi e alcune sporadiche Cesene, mentre in cielo le Gru già passano in direzione sud. (Note redatte da Walter Sassi al 05/11/2021)

L’IMPORTANZA DEI FRUTTETI
IN AUTUNNO E IN INVERNO PER GLI UCCELLI
(04/12/2021)

In autunno e in inverno le cavità nei vecchi alberi offrono riparo a diversi passeriformi.  Ma se le piante, per loro natura, sono anche destinate alla produzione di frutta, oltre alla copertura possono fornire cibo. Gli ornitologi europei hanno osservato che sono 40 le specie di uccelli (di cui 35 passeriformi) presenti in 15 meleti e 15 piantagioni di peri condotti in agricoltura convenzionale, agricoltura biologica e protezione integrata durante il periodo invernale. Queste specie beneficiano in particolare dei frutti non raccolti (soprattutto se si trattano di mele) lasciati sugli alberi o sul terreno. A tal proposito si noti che i frutti che marciscono nel terreno diventano fertilizzanti naturali e aiutano ad arricchirlo. In un secondo studio, condotto da ornitologi francesi in inverno nei meleti nel sud-est della Francia, sono state osservate 41 specie e si è notato che i frutteti “moderni” convenzionali, dove molti frutti non vengono raccolti, possono ospitare anche una quantità e una qualità considerevole di soggetti che varia in base alla percentuale di frutta non raccolta. Osservando il loro comportamento alimentare si è potuto verificare che gli uccelli generalmente preferiscono i frutti ben maturi e appassiti, tanto che alcuni individui sembrano maggiormente attratti dai frutti ammuffiti. Alcuni individui li mangiano a terra, come ad esempio i Tordi e i Merli, mentre altri li beccano dai rami, come le Cince, in generale, e la Capinera (Sylvia atricapilla). Va comunque sottolineato che tra le specie europee che si nutrono regolarmente di mele in autunno e in inverno nei frutteti e nei giardini sono più frequenti lo Storno (Sturnus vulgaris), il Merlo (Turdus merula), il Tordo bottaccio (Turdus philomelos), il Tordo sassello (Turdus iliacus), la Cesena (Turdus pilaris), il Pettirosso (Erithacus rubecula), il Fringuello (Fringilla coelebs), la Peppola (Fringilla montifringilla), la Ghiandaia (Garrulus glandarius), la Cornacchia grigia e quella nera (Corvus corone), i  Columbidi e i Picidi in genere. In definitiva, i meleti e gli uliveti, così come altri tipi di frutteti, svolgono un ruolo importante per gli uccelli migratori e svernanti. (Walter Sassi)
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